Politica agricola comune: il futuro della produzione biologica e la programmazione 2014-2020

10 aprile 2014 di Mauro Varotto

A dieci anni dal primo “Piano d’azione europeo per l’agricoltura biologica e gli alimenti biologici” del 2004, la Commissione europea ha appena presentato un secondo piano d’azione decennale, con l’obiettivo di incrementare la quota di mercato, sia a livello europeo che globale, dei prodotti biologici dell’Unione.

Breve cronistoria dell’agricoltura biologica nell’Unione europea

Le prime regole comunitarie relative al metodo di produzione biologica dei prodotti agricoli furono create con il regolamento n. 2092 del Consiglio del 24 giugno 1991 ed erano destinate a un mercato di nicchia, caratterizzato da un numero limitato di consumatori e di produttori; lo stesso scambio intra-comunitario di prodotti biologici era ostacolato dalla molteplicità di norme differenti, sia statali che private, le quali rendevano difficile la vendita di prodotti biologici in altri Stati membri.

Nell’ambito della riforma della politica agricola comune (PAC) del 2003, l’agricoltura biologica fu subito individuata come uno degli strumenti più importanti per concorrere alla nuova missione ambientale assegnata all’agricoltura dell’Unione, poiché promuoveva metodi produttivi volti a ottenere prodotti di qualità, compatibili con l’ambiente.

Pertanto, oltre a includere i produttori biologici tra i beneficiari di un aiuto diretto nell’ambito del “primo pilastro” della PAC, l’agricoltura biologica fu anche integrata, a pieno titolo, nella politica di sviluppo rurale, collocata nell’ambito delle nuove misure agro-ambientali.

In questo contesto, il primo piano d’azione decennale intendeva concorrere ad aumentare la quota di mercato dei prodotti biologici dell’Unione e, a tal fine, prevedeva una serie di 21 azioni che, nel corso degli anni, sono state progressivamente realizzate, fino ad arrivare  alla creazione del nuovo “logo di produzione biologica dell’Unione europea”, istituito con il regolamento (UE) della Commissione n. 271/2010 del 24 marzo 2010 e obbligatorio dal 1 luglio 2012.

Che cosa è l’agricoltura biologica e perché viene sostenuta

La Commissione europea così definisce la produzione biologica, nel secondo piano d’azione decennale:

“un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche in materia di ambiente, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali e l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali, nonché metodi di produzione in sintonia con le preferenze di una parte dei consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali.”

L’agricoltura biologica, quindi, svolge diverse funzioni nella società: risponde alle preoccupazioni della società civile e alle esigenze dei consumatori in materia di protezione dell’ambiente e di qualità dei prodotti alimentari, in particolare per quanto riguarda il non utilizzo di sostanze chimiche sintetiche e di organismi geneticamente modificati (OGM) nell’intera catena di produzione; crea un nuovo mercato per i prodotti agricoli e, quindi, nuove opportunità di reddito per gli agricoltori; concorre allo sviluppo economico delle zone rurali e, per certi aspetti, al miglioramento del benessere degli animali.

Queste sono anche le motivazioni che inducono l’Unione europea a sovvenzionare e a promuovere l’agricoltura biologica, con una nuova strategia a lungo termine, che offre agli operatori del settore la possibilità di effettuare investimenti, contando su un quadro di riferimento, normativo e di sostegno economico, chiaro e stabile.

Il mercato dei prodotti biologici in Europa

Secondo le rilevazioni degli Istituti di ricerca sull’agricoltura biologica FiBL, oggi il mercato dei prodotti biologici è trainato da una domanda in crescita costante: negli ultimi anni, nell’Unione europea si è sviluppato in maniera significativa fino a raggiungere il fatturato di 19,7 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 9% nel 2011.

Parallelamente, nel corso dell’ultimo decennio, il numero di produttori biologici e la superficie adibita alla produzione biologica sono aumentati velocemente: ogni anno nell’Unione europea 500.000 ettari di terreno agricolo vengono convertiti al biologico.

Nel periodo 2000-2012, la superficie biologica totale è aumentata annualmente in media del 6,7% e si prevede che raggiungerà i 9,6 milioni di ettari, pari al 5,4% della superficie agricola utilizzata in totale nell’Unione.

La quota di mercato de prodotti biologici rispetto agli alimenti venduti in Europa  è stimata nel 2% e presenta, quindi, ampie possibilità di crescita.

Sempre in Europa, il paese con il mercato di dimensioni maggiori è la Germania, con un giro d’affari annuo di 6,6 miliardi di euro, seguita dalla Francia (3,8 miliardi) e dal Regno Unito (1,9 miliardi). Segue, al quarto posto, l’Italia, con 1,7 miliardi di fatturato nel mercato interno, che sale a 3,1 miliardi se si considera anche l’export: la quota di mercato dell’Italia, in Europa, è dell’8%.

Perché un secondo piano d’azione decennale per le produzioni biologiche?

Il secondo piano d’azione decennale, presentato dalla Commissione europea il 24 marzo scorso, intende sostenere la ulteriore crescita, non solo nel mercato interno ma anche nei mercati internazionali, del settore dei prodotti biologici dell’Unione, sia dell’agricoltura che dell’acquacoltura, grazie anche alla contemporanea presentazione di una proposta di modifica del vigente quadro normativo, risalente al 2007, che sarà progressivamente attuato nei prossimi anni e che prevede criteri molto più restrittivi per poter utilizzare il marchio di produzione biologica dell’Unione europea, eliminando le deroghe oggi concesse agli Stati e, da questi, ai produttori.

Poiché la protezione dell’ambiente è un obiettivo generale della produzione biologica, il nuovo piano d’azione è coerente con le strategie e le politiche dell’Unione europea: concorre al raggiungimento degli obiettivi di crescita sostenibile, fissati nella strategia “Europa 2020”, agli obiettivi climatico-ambientali della nuova PAC, in vigore dal 2014, nonché agli obiettivi del settimo programma generale di azione in materia di ambiente, adottato con decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013.

Le aree prioritarie di intervento e le azioni della nuova strategia dell’Unione europea per la produzione biologica

La nuova strategia decennale si concentrerà su tre 3 aree prioritarie di intervento, articolate in 18 azioni:

  1. aumentare la competitività dei produttori biologici dell’Unione europea, mediante un gruppo di 9 azioni che stimolino una sempre maggior consapevolezza degli strumenti dell’Unione che sostengono la produzione biologica e la creazione di sinergie tra tali strumenti (sviluppo rurale, politiche per la «crescita blu» e politica comune della pesca); assicurino la visibilità e la riconoscibilità del regime biologico e del logo biologico dell’Unione; favoriscano la ricerca e l’innovazione come strumenti per superare le lacune tecniche presenti nella produzione biologica, anche grazie ai fondi del programma quadro di ricerca e innovazione “Orizzonte 2020”; aumentino la disponibilità di informazioni e di dati statistici sul settore della produzione biologica, nonché sul mercato e sugli scambi commerciali;
  2. consolidare e rafforzare la fiducia dei consumatori nei confronti del regime europeo per l’agricoltura e gli alimenti biologici, nonché nei confronti dei prodotti biologici importati, mediante 4 azioni relative al rafforzamento degli organismi di controllo dei produttori biologici e degli organismi di accreditamento degli stessi, anche nei Paesi terzi; la migliore definizione di alcune procedure doganali e una politica di prevenzione delle frodi;
  3. rafforzare la dimensione esterna del regime di produzione biologica dell’Unione, mediante 5 azioni volte ad aumentare la quota di export dei produttori biologici dell’Unione e garantendo, nel contempo, che i prodotti importati nell’Unione rispettino la rigorosa definizione unionale applicabile all’agricoltura biologica e agli alimenti biologici.

L’agricoltura biologica nei programmi di sviluppo rurale 2014-2020

La PAC 2014-2020 prosegue il sostegno agli agricoltori biologici, innanzitutto, mediante i pagamenti diretti previsti dal primo pilastro: gli agricoltori biologici sono produttori “verdi” per definizione e, quindi, hanno diritto ai pagamenti per l’inverdimento (il cosiddetto greening).

Per quel che riguarda il secondo pilastro della PAC, la politica di sviluppo rurale, il nuovo regolamento del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), prevede una nuova misura specifica a sostegno dell’agricoltura biologica, sia per la conversione alle pratiche dell’agricoltura biologica sia per il mantenimento di esse.

Infatti, l’art. 29, è interamente dedicato all’agricoltura biologica e prevede un premio annuale per ettaro di superficie agricola, agli agricoltori o alle associazioni di agricoltori che si impegnano volontariamente ad adottare o a mantenere i metodi e le pratiche di produzione biologica e che sono “agricoltori in attività”, cioè agricoltori la cui attività agricola non sia insignificante rispetto alle loro attività economiche complessive e la cui attività principale o l’oggetto sociale sia l’esercizio di un’attività agricola.

Naturalmente, deve trattarsi di impegni che vanno al di là dei criteri di gestione obbligatori stabiliti dalle norme sulla condizionalità, per il mantenimento del terreno in buone condizioni agronomiche e ambientali.

Tuttavia, nei programmi di sviluppo rurale 2014-2020, oltre alla misura specifica appena indicata, può essere attivato un ampio spettro di misure, sempre previste dal Regolamento (UE) n. 1305/2013, che interessano anche gli agricoltori o gli operatori del settore biologico:

  • l’art. 15, prevede che, nell’ambito dei servizi di consulenza alla gestione delle aziende agricole, possa rientrarvi anche la consulenza per l’agricoltura biologica.
  • l’art. 16, sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, può fornire un sostegno, anche per la promozione, agli agricoltori e alle associazioni di agricoltori che partecipano per la prima volta a regimi di qualità istituiti a norma del Regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici;
  • l’art. 35 favorisce la cooperazione tra i diversi attori della catena alimentare, per quel che riguarda, tra l’altro, lo sviluppo di prodotti, processi, pratiche e tecnologie innovativi, e approcci comuni ai progetti e alle pratiche ambientali in corso;
  • l’art. 17 prevede il sostegno per gli investimenti in immobilizzazioni materiali delle aziende agricole, compresi investimenti non produttivi con finalità puramente ambientali;
  • l’art. 28, infine, sostiene le misure agro-climatico-ambientali, anche destinate alle aziende biologiche, purché non si sovrappongono con i requisiti dell’agricoltura biologica.

Queste misure possono concorrere a formare pacchetti integrati di interventi a favore dell’agricoltura biologica, soprattutto con un approccio collettivo da parte di agricoltori che operano in aree adiacenti, in modo da massimizzare sia l’impatto ambientale sia la qualità e la sicurezza dei prodotti biologici.

Tuttavia, in questo ambito, la Commissione europea lancia anche un monito alle Autorità di gestione dei programmi di sviluppo rurale 2014-2020: per utilizzare con efficienza ed efficacia le misure di sostegno disponibili per l’agricoltura biologica, la scelta delle misure da attivare e delle risorse da assegnare, deve basarsi, prima di tutto, su apposite analisi di settore e su un attento studio del reale potenziale di mercato dell’agricoltura biologica, anche a livello regionale.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Piano d’azione per il futuro della produzione biologica nell’Unione europea, COM(2014) 179 del 24.3.2014

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, Piano d’azione europeo per l’agricoltura biologica e gli alimenti biologici, COM(2004) 415 del 10.6.2004

Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, che modifica il regolamento (UE) n. XXX/XXX del Parlamento europeo e del Consiglio [regolamento sui controlli ufficiali] e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, COM(2014) 180 del 24.3.2014

La Commissione europea ha realizzato, nel novembre 2011, uno studio intitolato: “Use and Efficiency of Public Support Measures addressing Organic Farming”, come contributo per la elaborazione dei programmi di sviluppo rurale 2014-2020

Per le stime di mercato, la Commissione europea si avvale, soprattutto, dei dati prodotti dagli Istituti di ricerca dell’agricoltura biologica FiBL (presenti in Svizzera, Germania e Austria), che sono i centri di competenza leader, europei e mondiali, in materia di ricerca e di consulenza in agricoltura biologica.

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