Regione Veneto: breve analisi della proposta tecnica per la strategia e le misure del programma di sviluppo rurale (FEASR) 2014-2020

11 aprile 2014 di Mauro Varotto

Ieri, invitato dai Gruppi di azione locale “Leader” della Montagna Veneta, ho partecipato all’incontro del Tavolo di Partenariato Regionale, in cui il Dipartimento agricoltura e sviluppo rurale della Regione del Veneto ha presentato la prima proposta tecnica per la strategia e le misure del prossimo programma di sviluppo rurale (PSR) regionale.

Il PSR è un documento di spesa che, nel periodo 2014-2020, investirà nella regione quasi 1,2 miliardi di euro di risorse dell’Unione europea, nazionali e regionali, per il rafforzamento competitivo del sistema agricolo, la salvaguardia e la valorizzazione delle risorse naturali e culturali e la creazione di nuove opportunità di sviluppo nelle zone rurali del Veneto.

Tutte le Regioni italiane sono impegnate, in questi mesi, nella stesura dei rispettivi PSR 2014-2020: a livello nazionale, le risorse pubbliche, sia di fonte unionale che nazionale, ammontano, complessivamente, a circa 21 miliardi di euro (gli unici “soldi veri” per gli investimenti nello sviluppo rurale, che saranno disponibili in Italia nei prossimi anni).

Un primo giudizio sulla proposta di programma di sviluppo rurale 2014-2020 per il Veneto

La proposta di PSR 2014-2020 del Veneto nasce da un lungo e complesso lavoro svolto dal Dipartimento agricoltura e sviluppo rurale della Regione, con l’assistenza tecnica di Veneto Agricoltura e altri enti.

Iniziato un anno fa, con un articolato corso di aggiornamento interno sulla nuova generazione di politiche, non solo nel settore agricolo, dell’Unione europea (e che ho avuto l’onore di condurre), è proseguito secondo un percorso ben strutturato di incontri e di confronti con un ampio partenariato, nel quale sono coinvolti i rappresentanti regionali del mondo delle imprese agricole e non, delle associazioni e dei territori rurali del Veneto: come nelle altre Regioni italiane, la proposta di PSR 2014-2020 dovrà essere presentata alla Commissione europea, per la valutazione e il finanziamento, entro il prossimo mese di luglio.

Chi, come me, è un “cultore” del diritto dell’Unione europea, sa che la politica agricola comune (PAC) è stata la prima delle politiche davvero “comuni”, su cui si è innescato il processo di integrazione europea, ed è anche uno degli ambiti del diritto tra i più difficili e ostici da affrontare (tanto che, a mio avviso, chi non conosce la PAC, non può dire di conoscere bene l’Unione europea).

Pertanto, l’ottimo lavoro sin qui svolto, sul piano tecnico, dalle diverse Sezioni del Dipartimento agricoltura e sviluppo rurale della Regione del Veneto per costruire il nuovo PSR 2014-2020, assume una valenza ancora maggiore, considerata l’intrinseca complessità della materia.

Ma conferma, anche, che questa struttura regionale continua a rappresentare una punta di eccellenza, in Italia e in Europa, come è stato anche evidenziato dalla “severissima” Corte dei Conti dell’Unione europea, che non ha mancato, in una recente Relazione speciale, di indicarla come “esempio di buona pratica”, a livello europeo, per la gestione dei contributi agli investimenti delle imprese agricole, ambito in cui, come è tristemente noto, altre parti d’Italia (e d’Europa) eccellono o per non riuscire a spendere i fondi europei assegnati o per le truffe e le malversazioni a danno del bilancio dell’Unione europea.

Due riflessioni per partecipare al dibattito in corso: il ruolo dell’innovazione e dello sviluppo locale

Sulla base di questo primo lavoro, di grande spessore tecnico, ora si apre un dibattito, più politico, sulla impostazione strategica e sul grado di priorità da dare alle diverse misure di finanziamento dell’agricoltura e dello sviluppo rurale nel Veneto, fino al 2020: la consultazione pubblica del Partenariato sarà aperta per un mese.

Si tratta di fare delle scelte politiche, che riguardano il futuro dell’agricoltura e dei territori rurali del Veneto, dove, peraltro, si concentrano le maggiori risorse naturali del Veneto: sono, quindi, questioni che devono interessare e coinvolgere tutti, poiché agricoltura e risorse naturali sono un bene comune.

Rispetto alla proposta strategica presentata ieri, e ai documenti resi disponibili, personalmente individuo due aspetti deboli – il ruolo dell’innovazione in agricoltura e quello dello sviluppo delle zone rurali -, che meriterebbero, il primo, più coraggio e, il secondo, più fiducia.

Perché investire nell’innovazione in agricoltura?

Con i PSR 2014-2020, in ogni Regione italiana (ed europea), saranno finanziati anche gruppi operativi – formati da agricoltori, ricercatori, consulenti, imprenditori del settore agroalimentare, ONG, ecc. – che, insieme, progetteranno e realizzeranno progetti innovativi e sperimenteranno nuove idee su temi che riguardano sia la produttività, che la sostenibilità dell’agricoltura: per fare qualche esempio, dalla nuova agricoltura di precisione all’efficienza idrica, dalla commercializzazione dei prodotti agricoli fino al sicurezza degli alimenti, alle bioenergie, agli ecosistemi, ecc.

Questi gruppi operativi, oltre a sviluppare progetti innovativi in ambito regionale, parteciperanno alle reti nazionali ed europee del Partenariato europeo per l’innovazione (PEI) in agricoltura, lanciato dalla Commissione europea nel 2012; soprattutto, saranno il principale veicolo per la partecipazione degli attori della ricerca e dell’innovazione in agricoltura al programma quadro “Orizzonte 2020” dell’Unione europea, che, sul tema “Sicurezza alimentare, agricoltura e silvicoltura sostenibili, ricerca marina, marittima e sulle acque interne e bioeconomia”, mette a disposizione circa 4 miliardi di euro, risorse che rappresentano una opportunità ulteriore anche per le imprese e i centri di ricerca del Veneto.

Preparare al futuro il sistema agricolo e agroindustriale del Veneto, oggi molto competitivo, significa non investire solo nella conservazione dell’esistente (come si sa, il mercato cambia rapidamente e i punti di forza di oggi possono divenire punti di debolezza), ma, soprattutto, nell’innovazione, cioè nella capacità degli imprenditori, agricoli e non, e del sistema della ricerca agricola, di trasformare le nuove idee in prodotti, servizi, modalità organizzative e di approccio al mercato sempre più competitivi.

Quindi, non considerare l’innovazione – come si scopre dalla lettura delle tabelle della prima proposta tecnica per la strategia e le misure del PSR 2014-2020 del Veneto, presentata ieri – una misura strategica e non destinare importanti risorse al sostegno della nascita dei gruppi operativi del PEI per l’innovazione in agricoltura, appare una prospettiva miope, per un tessuto economico vivace e intraprendente, come è quello Veneto.

Servono scelte politiche più coraggiose, a sostegno degli operatori agricoli e agroindustriali (e di quei settori che a questi forniscono tecnologie e servizi), i quali, ogni giorno, affrontano il mercato globale e hanno bisogno non tanto di essere invitati a partecipare a una sorta di lotteria per l’assegnazione di contributi pubblici a pioggia, ma di uno stimolo a guardare avanti, non solo alle contingenze del presente ma soprattutto alle opportunità del futuro, potenziando le capacità di escogitare, inventare nuove idee e di trasformarle in nuovi prodotti e in nuovo potenziale di mercato, nell’ambito di nuove filiere che si formano anche attorno a idee, tecnologie, soluzioni di mercato innovative.

Perché investire nello sviluppo delle zone rurali?

Alcune zone del Veneto, più di altre, hanno subito la crisi finanziaria ed economica che, dal 2008, attraversa l’Europa: basti guardare ai dati sulla economia e sull’occupazione della fascia del Basso Veneto (Polesine, Bassa padovana, Basso veronese) e della Montagna Veneta, e basti pensare che, da queste zone, le persone se ne stanno andando a cercare opportunità di vita e di lavoro altrove.

A queste zone, la politica di sviluppo rurale dell’Unione europea dedica una particolare attenzione, tra l’altro perché sono le zone in cui si concentrano la gran parte delle risorse naturali e ambientali dell’Europa. La montagna, ad esempio, rappresenta un serbatoio di risorse naturali e di elementi vitali per l’intero Veneto: senza le riserve idriche della montagna, che sviluppo socio-economico avrebbero la pianura e l’intera regione?

Anche se l’agricoltura continua a svolgervi un ruolo trainante, tuttavia, le prospettive di sviluppo e il futuro di queste zone rurali del Veneto dipende da fattori in gran parte estranei all’agricoltura.

In questo contesto, il PSR 2014-2020 è, se non l’unica, la più importante opportunità finanziaria per migliorare l’economia delle zone rurali del Veneto, soprattutto attraverso la promozione di un processo di diversificazione della struttura socio-economica locale.

“Realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali, compresi la creazione e il mantenimento di posti di lavoro” è una delle tre missioni fondamentali del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), alla quale viene dedicata una specifica priorità, volta alla diversificazione, sia dell’impresa agricola che del tessuto produttivo, alla creazione di nuove imprese e nuovi posti di lavoro, allo sviluppo del potenziale locale e al superamento del divario digitale.

In questo ambito, un ruolo essenziale hanno svolto, e sono chiamati a svolgere ancora in futuro, anche i gruppi di azione locale “Leader”, attivi in queste zone da oltre 15 anni: sono formati dagli operatori economici di tutte le categorie e dai rappresentanti delle istituzionali locali ed elaborano e attuano progetti integrati di sviluppo locale, orientati a creare nuove opportunità di lavoro, attraverso la valorizzazione delle risorse locali.

Questa esperienza di coinvolgimento e di responsabilizzazione dei cittadini, delle imprese, delle associazioni, delle istituzioni locali, nel disegno delle proprie prospettive future, risulta poco valorizzata nella prima proposta tecnica per la strategia e le misure del PSR 2014-2020 del Veneto: a favore dello sviluppo locale sembra proposto uno stanziamento delle risorse minime indispensabili per essere in regola con il regolamento FEASR; non emerge alcuna strategia e alcun approccio allo sviluppo territoriale del Veneto, né alcuna politica verso le esigenze e le vocazioni specifiche dei diversi territori rurali del Veneto, e non si prospetta nessun percorso di rinnovamento e di rilancio e ampliamento del ruolo dei gruppi di azione locale.

Investire nello sviluppo economico delle zone rurali non significa sottrarre soldi alle imprese agricole: quale futuro può avere l’agricoltura e quale futuro possono avere gli agricoltori e le loro famiglie, in zone in progressivo stato di abbandono, perché non vi sono prospettive di vita e di lavoro, come sono oggi il Basso Veneto e la Montagna Veneta?

Anche in questo ambito, si tratta di compiere alcune scelte politiche lungimiranti, stanziando risorse adeguate per offrire, agli attori locali che operano nelle zone rurali del Veneto, l’opportunità di esprimere appieno il loro potenziale e di fare un uso ottimale di altre risorse locali, collegate all’agricoltura, ma anche al paesaggio, all’ambiente, alla storia e alla cultura locali.

Per finire, si tratta anche di compiere un atto di fiducia negli operatori locali, organizzati nei gruppi di azione locale “Leader”, valorizzando e sviluppando le esperienze e le competenze più positive maturate negli anni, senza abbandonarle o emarginarle, poiché non bisogna mai dimenticare che sono proprio i soggetti che vivono nel territorio quelli più interessati al futuro della propria terra.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Il punto di partenza per le informazioni sul Programma di sviluppo rurale 2014-2020 del Veneto è il portale regionale dedicato.

Inoltre, nel Portale Integrato per l’Agricoltura Veneta, si possono trovare i documenti tecnici utilizzati per le consultazioni.

 

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