DEF 2014: una lettura in chiave europea della programmazione economica italiana (seconda parte)

17 aprile 2014 di Mauro Varotto

Il Programma Nazionale di Riforma (PNR), che costituisce la sezione III del Documento di Economia e finanza (DEF) 2014, deliberato  dal Consiglio dei Ministri l’8 aprile scorso, si intitola: “La strategia nazionale e le principali iniziative”, sottinteso, di politica economica.

“Il Paese si trova in condizioni eccezionali”: inizia così il terzo volume del DEF 2014. Per questo, “C’è bisogno di una politica economica incentrata su misure strutturali, ciascuna coerente con una strategia di respiro pluriennale, ispirata al conseguimento di obiettivi chiari e verificabili”. Ma non basta: “Condizione per il successo [di questa nuova politica economica] è la riforma dell’assetto politico-istituzionale, al fine di raggiungere un livello di stabilità politica analogo a quello degli altri Paesi europei”.

Conclusione: “Nei prossimi mesi il Governo intende concentrare tutti gli sforzi in una terapia d’urto (…)”, che riguarderà tre settori fondamentali per promuovere la trasformazione del nostro Paese: istituzioni, economia e lavoro.

Per ciascun settore sono individuate le azioni e gli interventi da attuare e un preciso crono-programma.

Istituzioni

La riforma politico-istituzionale è già delineata e si compone di due distinti interventi: una nuova legge elettorale, che garantisca la governabilità, da approvare entro settembre 2014; un disegno di legge costituzionale, da approvare in prima lettura, sempre entro settembre e in via definitiva entro il 2015, che prevede la definitiva abolizione delle province; la revisione delle funzioni del Senato e, quindi, il passaggio a un sistema bicamerale differenziato; la abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro; infine, la (ennesima) riforma del Titolo V della Costituzione, che, come è noto, si intitola: “Le regioni, le provincie, i comuni” e che prevederà, accanto alla abolizione delle provincie, l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti” tra Stato e Regioni, e una diversa e più precisa delimitazione dei compiti tra i diversi livelli istituzionali.

Questa riforma ha l’ambizione di trasformare lo Stato e la pubblica amministrazione: come sono oggi, sono più un freno (e, spesso, un ostacolo), che un motore della crescita sociale ed economica del Paese.

Economia

In economia, il primo intervento riguarda la revisione della spesa pubblica: ridurre, riorientare e riqualificare la spesa pubblica, introducendo nel nostro ordinamento, in modo permanente, anche appositi meccanismi istituzionali e procedure di controllo che consentano, ogni anno, di continuare a eliminare gli sprechi.

Le risorse così liberate saranno, principalmente, destinate al secondo importante intervento nell’economia: ridurre il cuneo fiscale e l’IRAP, riducendo, quindi, sia le imposte che gravano sulle famiglie sia quelle che gravano sulle imprese.

Si tratta di due percorsi, paralleli, che avranno inizio dal mese di maggio 2014.

Il terzo intervento consiste nella inaugurazione di una nuova politica per gli investimenti di lungo periodo, agendo sia sul patto di stabilità interno, che sarà riformato per concedere un maggiore spazio di manovra agli enti territoriali, sia sulla corretta programmazione delle risorse dei Fondi strutturali e di investimento europei e del Fondo nazionale di sviluppo e coesione, i quali, fino al 2020, avranno una dotazione complessiva di oltre 100 miliardi di euro: questo pacchetto di interventi, saranno le principali, se non le uniche risorse pubbliche disponibili per gli investimenti, con una particolare attenzione al Mezzogiorno.

Un quarto intervento mira a creare, in Italia, un contesto favorevole per le imprese italiane e per le imprese straniere che intendano investire in Italia, mediante un’opera di semplificazione dei rapporti tra impresa a pubblica amministrazione (in senso ampio, dal fisco alle autorizzazioni, dalla giustizia civile e commerciale alla legalità e sicurezza, ecc.) e la creazione di strumenti di finanziamento per le imprese, diversi e alternativi al sistema bancario.

In questo ambito, i provvedimenti previsti, entro il 2014, sono numerosi: dalla riduzione del 10% dei costi energetici per le imprese, al piano straordinario di internazionalizzazione delle imprese per promuovere il Made in Italy nel mondo; dalle misure per l’innovazione a nuove forme di finanza di impresa; dalla apertura alla concorrenza dei servizi pubblici locali (rifiuti, trasporto urbano, illuminazione e acqua), alla aggregazione e valorizzazione delle municipalizzate locali, fino alla riforma della giustizia civile, penale e amministrativa.

E’ confermato anche l’integrale pagamento di tutti i debiti pregressi della pubblica amministrazione verso le imprese, entro il mese di ottobre 2014, assieme alla contemporanea messa a regime di un sistema che assicuri, per il futuro e in via permanente, che i pagamenti alle imprese avvengano al massimo entro 30 giorni (60 giorni per il settore della sanità), come richiesto da una direttiva dell’Unione europea, che doveva essere applicata dal mese di aprile di un anno fa e che, invece, risulta ancora ampiamente inapplicata, con relativo avvio di un ennesimo (siamo al numero 115) procedimento di infrazione contro l’Italia.

Infine, è prevista la valorizzazione e la dismissione di una serie di società controllate dallo Stato e di parte del patrimonio immobiliare pubblico: queste risorse saranno destinate principalmente a ridurre il nostro debito pubblico (i famosi 2.076 miliardi di euro, presi a prestito dalle generazioni future).

Lavoro

Il miglioramento e la semplificazione del mercato del lavoro, perseguito attraverso un apposito “Jobs Act”, intende creare un mercato del lavoro, da un lato, più inclusivo; dall’altro, più dinamico. Si tratta di superare le attuali segmentazioni  e rigidità del mercato del lavoro italiano, mediante un nuovo “contratto unico con forme di tutela progressiva”, per raggiungere due obiettivi: creare nuova occupazione, soprattutto giovanile, e aumentare la produttività del lavoro.

I provvedimenti del Jobs Act, avviati nel marzo 2014, con il decreto-legge sui contratti a termine, saranno completati, entro luglio 2014, con il riordino delle forme contrattuali; la semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di rapporti di lavoro; la riforma degli ammortizzatori sociali. Entro settembre, invece, è attesa la riforma dei servizi per il lavoro, mese entro il quale sarà definito il disegno di legge delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali.

Infine, sarà avviato un articolato programma di lotta alla povertà, che mira ad applicare i principi europei dell’inclusione attiva, combinando sostegno al reddito; agevolazioni per l’ingresso del mondo del lavoro e accesso a servizi sociali di qualità.

DEF 2014: il ritorno dell’Italia tra i principali Paesi europei?

Il Programma Nazionale di Riforma prevede, in tutto, 50 azioni, per ognuna delle quali riporta una scheda descrittiva e un preciso calendario.

Alcune azioni sono l’attuazione di iniziative dei precedenti Governi. La maggior parte sono iniziative nuove.

Tuttavia, ognuna delle 50 azioni corrisponde a specifiche misure concordate a livello europeo e in corso di attuazione anche in tutti gli altri Stati membri, naturalmente secondo modalità e caratteristiche diverse, a seconda dei diversi contesti nazionali e regionali.

Sono tutte riforme che l’Unione europea ha iniziato a individuare e a concordare, con gli Stati membri, già nella strategia di Lisbona (anno 2000) e che sono oggi promosse e ampliate nella nuova strategia “Europa 2020” (anno 2010).

Per 14 anni, in Italia, chi ci ha governato e rappresentato, dopo aver concordato e votato, nelle sedi dell’Unione europea, queste riforme, è tornato in Italia e le ha tenute nascoste in un cassetto o le ha disattese e negate all’Italia, assumendosi la responsabilità di creare un gap sempre più ampio tra noi e i più sviluppati Paesi europei.

Il DEF 2014 propone al Parlamento italiano, alle Regioni, agli Enti locali e, in generale, alla Pubblica Amministrazione, ma anche a imprese, associazioni e cittadini, un percorso comune per colmare questo divario di sviluppo e metterci alla pari con i Paesi più avanzati e più competitivi dell’Unione europea, tra i quali c’era anche l’Italia, fino a vent’anni fa.

Con questo piano di riforme, il 1° luglio 2014, quando assumerà la presidenza di turno dell’Unione europea per un semestre, l’Italia potrà presentarsi non più come una palla al piede dell’Europa, che ne mette a rischio la stabilità e la credibilità nel mondo, ma come una risorsa su cui tutti potranno contare per assicurare un futuro di prosperità e benessere a tutti i cittadini europei e per continuare ad affermare e a difendere nel mondo i nostri comuni valori europei.

Questa, mi sembra, sia la grande scommessa del DEF 2014, una scommessa in cui, ognuno di noi, nello specifico ruolo che ricopre nella società, è chiamato a fare la propria parte, a partire da un quotidiano e severo controllo di ciò che fanno coloro che abbiamo eletto nelle nostre istituzioni, nazionali, regionali e locali.

Il tempo della propaganda è finito: ora servono i fatti.

 

ACCESSO DIRETTO ALLA FONTI DI INFORMAZIONE:

Documento di economia e finanza 2014. Sezione III. Programma nazionale di riforma – Parte I. La strategia nazionale e le principali iniziative

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