Che cosa è il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) tra Unione europea e Stati Uniti d’America?

1 maggio 2014 di Mauro Varotto

Nel luglio 2013 sono iniziati i colloqui tra Unione europea (UE) e Stati Uniti d’America (USA), per creare la più grande zona di libero scambio del pianeta, un mercato con circa 800 milioni di consumatori, che rappresenta circa la metà del prodotto mondiale lordo e un terzo del commercio globale.

La prima tornata dei negoziati, che sono denominati, in inglese, Transatlantic Trade and Investment Partnership (in sigla, TTIP), si è svolta a Washington DC il 7-12 luglio 2013; la prossima, quinta tornata, è prevista ad Arlington, in Virginia, dal 19 al 23 maggio 2014. La conclusione dei negoziati dovrebbe avvenire entro la prima metà del 2015.

L’iniziativa è stata presa dagli USA che hanno offerto all’Unione europea una nuova alleanza commerciale per affrontare con successo le nuove sfide del commercio globale.

E’ stata subito accolta con entusiasmo dall’UE, sia perché rappresenta una grande opportunità di rilancio dell’economia europea, dopo una lunga crisi, sia perché, come stabilisce l’art. 206 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), è compito dell’UE contribuire “nell’interesse comune, allo sviluppo armonioso del commercio mondiale‚ alla graduale soppressione delle restrizioni agli scambi internazionali e agli investimenti esteri diretti, e alla riduzione delle barriere doganali e di altro tipo”.

Che cosa è una zona di libero scambio?

L’UE è una unione doganale: i suoi 28 Stati membri formano un unico territorio doganale, all’interno del quale sono aboliti i dazi e le altre regolamentazioni commerciali restrittive degli scambi di beni e servizi, e nel quale è istituita una tariffa doganale comune verso i Paesi terzi.

Invece, una zona di libero scambio è una forma di integrazione commerciale, sempre a carattere regionale, meno completa. Come l’unione doganale, anch’essa è regolata dall’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (General Agreement on Tariffs and Trade – GATT) del 1947, che all’art. XXIV, prf. 8, la definisce come “un gruppo di due o più territori doganali tra i quali i dazi doganali e le altre regolamentazioni commerciali restrittive (…) sono eliminati per quel che riguarda sostanzialmente tutti gli scambi commerciali dei prodotti originari dei territori costitutivi della zona di libero scambio”.

Quindi, in una zona di libero scambio la eliminazione dei dazi e degli altri ostacoli non tariffari al commercio non riguarda tutti i prodotti, ma solo, in tutto o in parte, i prodotti “originari” dai Paesi membri che vi partecipano. Inoltre, sempre a differenza dell’unione doganale, nella zona di libero scambio ciascun territorio partecipante all’accordo mantiene la propria tariffa doganale nei confronti degli Stati terzi che non sono parte dell’accordo.

Come sono condotti i negoziati commerciali internazionali nell’Unione europea?

Nell’ambito dei negoziati UE-USA per creare la zona di libero scambio, come in tutti i negoziati commerciali, il ruolo istituzionale dell’Unione europea, a norma degli artt. 207 e 218 del TFUE, consiste nel condurre i negoziati per conto dei 28 gli Stati membri, sulla base delle indicazioni e sotto la supervisione e il controllo democratico degli stessi Stati. Anche il Parlamento europeo assicura, a sua volta, una supervisione democratica nel corso del processo negoziale e ha accesso a tutti i documenti.

E’ sempre il Parlamento europeo a decidere, in ultima istanza, con una votazione alla fine dell’intero processo negoziale, se l’accordo concluso debba essere accettato.

Quali sono gli aspetti oggetto del negoziato commerciale UE-USA?

Sulla base delle istruzioni impartite dagli Stati membri nel mese di giugno 2013, la Commissione europea sta conducendo i negoziati sostanzialmente attorno a tre aspetti: accesso ai mercati; eliminazione delle cosiddette barriere non tariffarie, che ostacolano gli scambi commerciali tra UE e USA; un nuovo sistema di norme in materia di commercio internazionale, che sappia rispondere alle comuni sfide della globalizzazione.

1. Accesso ai mercati

Il negoziato si articola in sei capitoli.

Ostacoli tariffari: l’accordo intende abolire tutti i dazi sul commercio tra UE e USA, sia dei prodotti industriali che dei prodotti agricoli, con alcuni regimi di trattamento speciale per i prodotti maggiormente sensibili. In base alle stime dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), gli attuali dazi tra UE e Usa sono già relativamente bassi, con una media di 5,2% per l’UE e 3,5% per gli USA. Tuttavia, i costi prodotti dalla applicazione di tali dazi non sono trascurabili, se si prendono in considerazione gli enormi volumi degli scambi commerciali tra le due aree.

Norme in materia di origine dei prodotti: poiché l’accordo riguarderà solo i prodotti originari dall’UE e dagli USA, è essenziale che le rispettive norme interne, che stabiliscono come determinare l’origine dei prodotti siano armonizzate. L’obiettivo è di agevolare i rapporti commerciali e di evitare l’evasione dei dazi da parte degli Stati non membri della zona di libero scambio, mediante la ri-esportazione: a tal fine, sarà concordato tra UE e USA un sistema di certificazione di origine dei prodotti, attraverso cui saranno definiti i requisiti di quantità minima in termini di fattori produttivi e di valore aggiunto locali, immessi nel bene. I beni che non avranno i requisiti minimi, non saranno soggetti al trattamento di favore previsto dall’accordo sul libero scambio.

Misure di difesa commerciale: l’UE intende istituire colloqui regolari con gli USA sulle misure che contrastano il dumping e le sovvenzioni pubbliche alle imprese, salvaguardando, però, il diritto dell’UE di applicare tali misure nel contesto degli accordi stipulati in sede di OMC.

Mercato dei servizi: l’UE auspica una apertura del mercato del settore dei servizi, almeno allo stesso livello ottenuto negli altri accordi commerciali già in essere. Allo stesso tempo, l’UE è impegnata in una apertura del mercato dei servizi in nuovi settori, quali, a esempio, i trasporti. In questo contesto, l’UE intende anche ottenere il riconoscimento negli USA delle qualifiche professionali europee e l’impegno che le imprese europee, così come le società a esse affiliate, possano operare negli USA alle stesse condizioni delle società di diritto statunitense

Investimenti: l’UE intende ottenere dagli USA il più alto livello di liberalizzazione e protezione degli investimenti raggiunto negli altri accordi commerciali sino a ora negoziati. Le disposizioni sulla protezione degli investimenti consistono in norme capaci di garantire che i Governi rispettino determinati principi fondamentali di trattamento, sulle quali un investitore straniero può fare affidamento per decidere di realizzare un investimento. In particolare, l’UE vorrebbe inserire nell’accordo con gli USA garanzie di tutela sulle espropriazioni delle imprese, sul libero trasferimento dei capitali, sul trattamento giusto ed equo e non discriminatorio nei confronti delle imprese dell’UE che investono negli USA. La proposta dell’UE su questo tema è, proprio in questo periodo, oggetto di una consultazione pubblica aperta dalla Commissione europea, alla quale tutti i soggetti interessati possono partecipare.

Appalti pubblici: la Commissione europea stima che le aziende europee la cui attività dipende dagli appalti pubblici rappresentano il 25 % del PIL dell’UE e 31 milioni di posti di lavoro. Nuove e importanti opportunità commerciali si potrebbero creare aprendo, senza discriminazioni, alle imprese europee l’accesso ai mercati pubblici degli appalti negli USA, a tutti i livelli di governo, sia federale che statale. L’obiettivo dell’UE è di ottenere un maggiore livello di trasparenza nelle procedure d’appalto nei singoli Stati statunitensi e l’eliminazione delle restrizioni a livello locale.

2. Eliminazione delle barriere non tariffarie

Nelle attuali relazioni commerciali tra UE e USA l’ostacolo più significativo agli scambi commerciali non è costituito dalle tariffe doganali, bensì dai cosiddetti “ostacoli non tariffari”, quali gli ostacoli tecnici agli scambi (per esempio, le differenti norme tecniche relative all’ambiente o alla sicurezza degli autoveicoli) e le diverse norme sanitarie e fitosanitarie (le diverse norme relative alla salute e all’igiene, a esempio in materia di prodotti alimentari).

Oggi i produttori che intendono vendere i propri prodotti su entrambe le sponde dell’Atlantico devono spesso affrontare doppie spese e seguire due diverse procedure di certificazione od omologazione. L’obiettivo dell’UE è di ridurre i costi non necessari e i ritardi per le imprese, mantenendo, nel contempo, un livello elevato di protezione della salute, di sicurezza e di tutela dei consumatori e dell’ambiente.

A tal fine, l’UE intende impegnarsi nel rendere compatibili le regolamentazioni (norme tecniche) in alcuni settori specifici: chimico, automobilistico, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e in altri ambiti connessi alla salute, come quello dei dispositivi medici.

La convergenza delle regolamentazioni non intende riguardare solo il commercio di beni, ma si estende anche ai servizi finanziari: per esempio, la possibilità di elaborare un contesto giuridico comune in cui sviluppare una collaborazione sulla vigilanza prudenziale sui rispettivi sistemi bancari e finanziari.

3. Sfide e opportunità comuni del commercio globale nel XXI secolo

Il negoziato UE-USA intende affrontare anche alcuni temi che vanno al di là commercio tra le due aree e che intendono contribuire al rafforzamento del sistema multilaterale degli scambi a livello mondiale.

Sono tre gli ambiti che UE e USA intendono affrontare di comune accordo:

  • diritti di proprietà intellettuale: sia l’UE sia gli USA sono impegnati a mantenere e a promuovere un livello elevato di protezione della proprietà intellettuale. Data l’efficienza dei rispettivi sistemi, non saranno armonizzate le rispettive norme, ma saranno messe a fuoco alcune questioni specifiche, prima fra tutte quella relativa alle indicazioni geografiche (IG), per le quali l’UE intende chiedere un’adeguata protezione a livello internazionale;
  • commercio e sviluppo sostenibile: UE e USA  intendono collaborare sugli aspetti sociali e ambientali del commercio e dello sviluppo sostenibile, quindi, sulla tutela dei cosiddetti “valori non commerciali” nel mercato globale;
  • altre sfide e opportunità a livello globale: infine, l’accordo di libero scambio si occuperà della modernizzazione e semplificazione delle relazioni commerciali, in ambiti specifici  quali le dogane e l’agevolazione degli scambi, la concorrenza e le imprese statali, le materie prime e l’energia, le PMI e la trasparenza.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI:

Al negoziato TTIP è dedicata una sezione del sito web della Direzione generale “Commercio” della Commissione europea, aggiornata regolarmente, nella quale sono presenti tutti i documenti pubblici.

Uno approfondito studio sui vantaggi economici attesi dall’accordo di libero scambio UE-USA, è stato elaborato dal Centre for Economic Policy Research di Londra e si intitola: “Reducing Transatlantic Barriers to Trade and Investment: An Economic Assessment”. Ha anche un allegato tecnico contenente i dati utilizzati per le stime e le proiezioni.

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