Che cosa sono e perché l’Unione europea promuove le strategie regionali per la specializzazione intelligente

13 maggio 2014 di Mauro Varotto

L’Italia continua a essere uno tra i Paesi meno innovativi d’Europa. Lo conferma l’annuale quadro di valutazione dell’innovazione nei 28 Stati membri, pubblicato di recente dalla Commissione europea.

Il quadro di valutazione si basa su un set di 25 indicatori rilevati a livello nazionale: i Paesi più innovativi presentano risultati nettamente superiori alla media dell’Unione in tutti gli ambiti presi in considerazione, dalla ricerca ai sistemi di istruzione superiore, dalle attività innovative delle imprese agli attivi intellettuali, dall’innovazione nelle PMI agli effetti economici del sistema di innovazione complessivamente considerato.

“L’Unione dell’Innovazione 2014” classifica i 28 Stati membri in quattro diversi gruppi:

  • Innovation Leaders: i Paesi leader dell’innovazione sono Danimarca (DK), Finlandia (FI), Germania (DE) e Svezia (SE), con prestazioni, nel campo dell’innovazione, ben superiori alla media dell’Unione;
  • Innovation Followers: i Paesi inseguitori, quelli che inseguono da vicino i leader sono Austria (AT), Belgio (BE), Cipro (CY), Estonia (EE), Francia (FR), Irlanda (IE), Lussemburgo (LU), Paesi Bassi (NL), Slovenia (SI) e Regno Unito (UK), e presentano un livello di innovazione nella media unionale;
  • Moderate Innovators: gli innovatori moderati (un tempo chiamati anche “imitatori”, perché il processo innovativo in questi Paesi si fonda prevalentemente nel copiare quanto inventato da altri), sono Italia (IT), Croazia (HR), Repubblica Ceca (CZ), Grecia (EL), Ungheria (HU), Lituania (LT), Malta (MT), Polonia (PL), Portogallo (PT), Slovacchia (SK) e Spagna (ES), con prestazioni al di sotto della media unionale;
  • Modest Innovators: infine, i Paesi con forti ritardi sono Bulgaria (BG), Lettonia (LV) e Romania (RO), con un livello di innovazione di gran lunga al di sotto della media unionale.

Il grafico seguente riassume le posizioni dei diversi paesi dell’Unione.

Fonte: European Commission, Innovation Union Scoreboard 2014

Fonte: European Commission, Innovation Union Scoreboard 2014

L’innovazione nelle regioni italiane

Quest’anno la Commissione europea ha pubblicato anche i dati aggiornati relativi alla valutazione dell’innovazione in 190 regioni dell’Unione europea, nonché di Norvegia e Svizzera.

Il quadro di valutazione dell’innovazione regionale 2014 dimostra come il livello di innovazione varia significativamente da regione a regione all’interno dell’Unione europea.

Le conoscenze e la capacità innovativa delle singole regioni dipendono da molti fattori: cultura imprenditoriale, competenze della forza lavoro, istituti di istruzione e formazione, servizi di sostegno all’innovazione, meccanismi di trasferimento tecnologico, infrastrutture di ricerca e sviluppo e dotazione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, mobilità dei ricercatori, incubatori di imprese, nuove fonti finanziarie e potenziale creativo locale.

Attraverso un apposito indice di prestazione dell’innovazione regionale, un indicatore composito che tiene conto di molti di questi fattori, la Commissione ha classificato anche le regioni europee in quattro gruppi, come evidenziato nel seguente grafico: Regioni leader dell’innovazione (34 regioni), Regioni che tengono il passo (57 regioni), Regioni innovatrici moderate (68 regioni) e Regioni in ritardo (31 regioni).

Fonte: European Commission, Regional Innovation Scoreboard 2014

Fonte: European Commission, Regional Innovation Scoreboard 2014

 

Dal quadro di valutazione dell’innovazione regionale, da poco pubblicato, si evince che tutte le regioni leader dell’innovazione dell’Unione (27 regioni) sono concentrate in solo otto Stati membri: Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito.

Ciò indica che l’eccellenza nell’innovazione si concentra in relativamente poche aree in Europa.

Per quel che riguarda la situazione italiana:

  • solo 3 regioni italiane sono “Innovation Followers”, riescono cioè a tenere il passo con le regioni leader, poiché le prestazioni nel campo dell’innovazione sono superiori o vicine alla media unionale: si tratta di Piemonte (in questa posizione sin dalla prima rilevazione del 2004), Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna;
  • le altre 18 regioni italiane hanno un rendimento dell’innovazione inferiore alla media unionale, sono regioni in cui l’innovazione avviene mediante processi di “imitazione” di ciò che fanno i migliori.

 

Le strategie regionali per la specializzazione intelligente

Che cosa fare di fronte ai divari regionali nel campo dell’innovazione?

La Commissione europea ha proposto agli Stati membri e alle Regioni, di specializzarsi, sfruttando al massimo il potenziale innovativo presente nelle diverse regioni, perché l’innovazione è un fattore di sviluppo importante per tutte le regioni europee, sia per quelle più avanzate, per poter mantenere i vantaggi competitivi acquisiti, sia per quelle in ritardo di sviluppo, per recuperare terreno.

Per questo, la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri e alle Regioni, che entro il 22 luglio prossimo dovranno presentare i nuovi programmi operativi dei Fondi strutturali e di investimento europei per il periodo 2014-2020, di elaborare apposite strategie, nazionali e regionali, di specializzazione intelligente.

Quindi, anche in Italia, sia il Governo che le singole Regioni, sono impegnate in questi mesi ad elaborare la propria “Smart Specialisation Strategy” (in sigla: S3): a partire dalle risorse e dalle capacità di cui dispongono, stanno elaborando appositi documenti in cui identificare le specializzazioni più idonee a sfruttare al meglio il proprio potenziale di innovazione interno e nel quale indicare gli investimenti pubblici e privati pianificati, da realizzare mediante risorse statali e regionali e, soprattutto, mediante il Fondo europeo di sviluppo regionale, al fine di rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione.

Si tratta di documenti importanti, poiché riguardano lo sviluppo socio-economico dei territori regionali: infatti, l’innovazione, nelle politiche dell’Unione europea, è un concetto ampio, che comprende non solo prodotti e processi nuovi o migliorati, ma anche servizi, nuovi metodi di marketing, branding e design, nuove forme di organizzazione aziendale e accordi di collaborazione. Inoltre, l’Unione sostiene tutte le forme di innovazione, non soltanto quella tecnologica, ma anche quella in campo culturale e creativo e l’innovazione sociale.

Poiché l’innovazione è un sistema aperto in cui collaborano e interagiscono diversi attori, le strategie dovranno essere elaborate coinvolgendo tutte le parti interessate nel ciclo dell’innovazione: non solo le imprese di primaria importanza, ma anche le PMI in tutti i settori, compreso quello pubblico, l’economia sociale e gli stessi cittadini (“innovazione sociale”).

Tutte le regioni europee sono, quindi, chiamate a valorizzare i propri punti di forza (“specializzazione intelligente”), in sinergia con la strategia dell’Unione europea delineata nella iniziativa faro del 2010 “L’Unione dell’innovazione” e con il quadro strategico di riferimento rappresentato dal programma quadro “Orizzonte 2020”, reindirizzando i finanziamenti e concentrandoli in quei settori che sono i punti di forza relativa della singola regione e che possono portare la stessa regione a livelli di eccellenza.

Le tecnologie abilitanti e industriali fondamentali su cui punta l’Europa

Le strategie di specializzazione intelligente, sia nazionali che regionali, dovranno considerare gli obiettivi prioritari fissati dall’Unione europea nella strategia “Europa 2020”, evitando così doppioni superflui e la frammentazione degli sforzi, e dovranno sfruttare al meglio le possibilità di programmazione congiunta e di cooperazione transfrontaliera e l’effetto leva degli strumenti finanziari dell’Unione europea, dal citato programma quadro “Orizzonte 2020” ai Fondi strutturali e di investimento europei.

Inoltre, tali strategie dovranno considerare le cosiddette “tecnologie abilitanti fondamentali” (Key Enabling Technologies, KET), che rappresentano il principale motore di sviluppo delle tecnologie del futuro.

Anche se tra gli Stati membri vi sono differenze in merito a ciò che va considerato KET, probabilmente a causa dei diversi punti di forza e di debolezza dei loro settori industriali e della ricerca, tuttavia, basandosi sulle attuali tendenze della ricerca e del mercato a livello mondiale, le seguenti tecnologie si possono ritenere le KET più rilevanti dal punto di vista strategico, considerato il loro potenziale economico, il loro contributo alla soluzione delle questioni sociali e la loro intensità di conoscenza:

  • nanotecnologia, che consentirà di sviluppare micro e nano dispositivi e sistemi intelligenti, che porteranno cambiamenti radicali in settori essenziali quali l’assistenza sanitaria, l’energia, l’ambiente e la i processi produttivi;
  • micro e nanoelettronica, compresi i semiconduttori, sono essenziali per tutti i beni e servizi che necessitano di un controllo intelligente in vari settori, automobilistico, trasporti aeronautico e spaziale. I sistemi industriali di controllo intelligenti consentono di gestire con maggiore efficienza la produzione, lo stoccaggio, il trasporto e i consumi di energia elettrica attraverso dispositivi e reti intelligenti;
  • la fotonica è un ambito multidisciplinare riguardante la luce, la sua generazione, la sua rilevazione e la sua gestione. La fotonica fornisce tra l’altro la base tecnologica per la conversione economica della luce solare in energia elettrica, importante per la produzione di energia rinnovabile, e una varietà di componenti e attrezzature elettronici, quali fotodiodi, LED e laser;
  • i materiali avanzati consentono di apportare grandi miglioramenti in un’ampia gamma di diversi settori, ad esempio aerospaziale, trasporti, edilizia e assistenza sanitaria. Essi agevolano il riciclaggio, riducono le emissioni di carbonio e il fabbisogno energetico e limitano la domanda di materie prime scarsamente presenti in Europa;
  • la biotecnologia offre processi alternativi più puliti e sostenibili per la produzione industriale e agroalimentare. Essa consentirà ad esempio di sostituire progressivamente i materiali non rinnovabili, attualmente impiegati da varie industrie, con risorse rinnovabili, anche se attualmente ci troviamo solo all’inizio delle possibilità di applicazione.

 

Quali dovrebbero essere i principali elementi delle strategie di specializzazione intelligente?

La Commissione europea ha indicato alle Regioni alcuni elementi che le strategie regionali di specializzazione intelligente dovranno promuovere:

  1. cluster di innovazione per la crescita regionale, cioè concentrazioni geografiche di imprese, spesso PMI, che interagiscono tra loro e con clienti e fornitori e spesso condividono un pool di specialisti, servizi finanziari e imprenditoriali, ricerca e sviluppo e strutture di formazione: forniscono un contesto favorevole per promuovere la competitività e orientare l’innovazione. Il sostegno al loro sviluppo deve essere concentrato nei settori di vantaggio comparato;
  2. contesti imprenditoriali favorevoli all’innovazione per le PMI: le autorità regionali e nazionali dovrebbero quindi sostenere contesti imprenditoriali favorevoli all’innovazione al fine di assistere le PMI, specialmente quelle a forte intensità di ricerca e sviluppo, e la creazione di nuove imprese.
  3. apprendimento permanente nella ricerca e nell’innovazione: promuovere la competitività dell’Unione europea integrando pienamente istruzione superiore, ricerca e imprese (il triangolo della conoscenza), al fine di generare e incoraggiare un’innovazione di alto livello e impatto mondiali;
  4. infrastrutture di ricerca e centri di competenza regionali attrattivi: le infrastrutture di ricerca sono essenziali per i sistemi di innovazione basati sulla conoscenza;
  5. creatività e industrie culturali: la capacità dell’Unione europea di riprendersi dalla crisi e di vincere le sfide di lungo termine non dipende solo da una solida base industriale, ma anche dalla creatività e dalle competenze delle persone, dalla governance e da forti valori sociali, quali solidarietà, rispetto per l’ambiente, apertura e diversità culturale. Le industrie culturali e creative, che fioriscono a livello locale e regionale, si trovano in una posizione strategica per collegare creatività e innovazione. Possono contribuire a rilanciare le economie locali, incentivare nuove attività, creare posti di lavoro nuovi e sostenibili, produrre significativi effetti positivi sulle altre industrie e aumentare l’attrattiva delle regioni e delle città. Le industrie creative sono quindi un motore di cambiamento strutturale in molte zone industriali e rurali, con il potenziale di rivitalizzare le economie locali e di contribuire a modificare l’immagine pubblica delle regioni. Dovrebbero essere integrate nello sviluppo di strategie regionali al fine di garantire un partenariato efficace tra la società civile, le imprese e le autorità pubbliche a livello regionale, nazionale ed europeo.
  6. agenda digitale: l’Agenda digitale mira a trarre benefici sociali ed economici sostenibili partendo da un mercato unico del digitale basato su applicazioni Internet veloci e a consentire l’accesso a contenuti on line;
  7. appalti pubblici: sono un elemento chiave dell’innovazione, dato che possono aiutare le imprese ad accelerare l’introduzione sul mercato delle proprie innovazioni e ad aumentare gli utili. Gli appalti pubblici innovativi fanno sì che il settore pubblico si assuma il ruolo e i rischi propri dei clienti principali e allo stesso tempo migliori la qualità dei suoi servizi e la sua produttività. I bilanci per gli appalti delle pubbliche amministrazioni dovrebbero comprendere appalti pre-commerciali e partenariati per l’innovazione, in modo da utilizzare la spesa pubblica per alimentare la domanda di innovazione.

 

Le strategie di specializzazione intelligente in Italia

La proposta di “accordo di partenariato” che il Governo Italiano ha inviato alla Commissione europea il 22 aprile scorso, individua strategie e risorse finanziarie per l’attuazione delle strategie di specializzazione intelligente in Italia.

Dei 41,5 miliardi di euro che arriveranno in Italia dal bilancio dell’Unione europea, nel periodo 2014-2020, per i Fondi strutturali e di investimento europei, nella ricerca e innovazione saranno investiti, a livello nazionale e regionale, 3,7 miliardi di euro (cifra destinata a raddoppiare, con il cofinanziamento nazionale e regionale obbligatorio).

L’accordo di partenariato propone una inversione di tendenza nel modo di gestire i fondi per la ricerca e l’innovazione in Italia, il cui fallimento complessivo è dimostrato dai dati sullo stato dell’innovazione in Italia riportati all’inizio.

Si legge nella proposta di “accordo di partenariato” presentata dall’Italia:

“Fino ad oggi si è scelto di investire nell’aiuto alle specializzazioni produttive consolidate, senza tener conto delle reali opportunità di mercato, attuali e prospettiche, ed in generale della sostenibilità nel lungo periodo del vantaggio competitivo dei territori derivante dalle stesse specializzazioni. Tale impostazione è stata superata considerando la necessità di progettare le traiettorie di sviluppo sulla base di un approccio competence-based, attento cioè alle effettive potenzialità di sviluppo del sistema delle imprese e della ricerca; e di utilizzare la dimensione regionale come unità di analisi delle eterogenee condizioni di sviluppo dei territori, assumendo allo stesso tempo come unità di definizione delle attività la dimensione nazionale: questo ha consentito di bilanciare le specializzazioni emergenti nei territori evitando duplicazioni di esperienze, traendo il maggior vantaggio dalla prossimità tecnologica e cognitiva tra specializzazioni differenti, in modo da massimizzare l’efficacia degli interventi.

L’elaborazione della S3 da parte delle regioni e l’attenzione al processo di confronto a livello nazionale delle scelte operate in termini di ambiti tecnologici e applicativi su cui definire il relativo priority setting, ha consentito infatti la messa a punto di una ricognizione sistematica degli ambiti tecnologici emergenti, delle competenze disponibili nei territori collegate alle KETs (Key Enabling Technologies) e la ricostruzione del quadro delle diverse produzioni a cui si applicano.

Gli ambiti di specializzazione tecnologica più presenti nelle regioni sono risultati essere: Scienza della vita (18 regioni, Agrifood e Smart Manufacturing (14 regioni), Energia e Ambiente (11 Regioni)”.

 

Conclusioni: perché l’innovazione è al centro della strategia “Europa 2020”?

Il passaggio “dalle buone intenzioni ai fatti”, si vedrà in Italia nei prossimi mesi ed anni e, soprattutto, sarà valutato sulla base dei risultati effettivamente ottenuti: le valutazioni annuali dell’Unione europea sullo stato dell’innovazione nei 28 Paesi europei lasciano davvero poco spazio alle chiacchiere cui ci ha abituati chi gestisce in Italia il sistema della ricerca e dell’innovazione.

In conclusione, tuttavia, riporto uno stralcio tratto dal documento che delinea la strategia dell’Unione europea per l’innovazione, laddove spiega, in poche parole, perché l’innovazione è importante:

“In un momento di ristrettezza delle finanze pubbliche, rilevanti cambiamenti demografici e sempre maggiore concorrenza a livello mondiale la concorrenzialità europea dipende, alla pari della nostra capacità di creare milioni di posti di lavoro per sostituire quelli persi a causa della crisi e ripristinare in generale il nostro livello di vita per il futuro, dalla nostra capacità di introdurre innovazione in prodotti, servizi, imprese, nonché processi e modelli sociali. Questo è il motivo per cui l’innovazione è stata posta al centro della strategia ‘Europa 2020’.

L’innovazione rappresenta anche il miglior mezzo a nostra disposizione per affrontare con successo problematiche di primaria importanza per la società, quali il cambiamento climatico, la scarsità di energia e di risorse, questioni legate alla salute ed all’invecchiamento – tutti problemi che diventano più urgenti di giorno in giorno.

All’Europa non manca il potenziale.”

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

La definizione di strategia di specializzazione intelligente è contenuta nell’art. 2, comma 1, n. 3 del Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sui Fondi strutturali e di investimento europei:

“strategia di specializzazione intelligente: le strategie di innovazione nazionali o regionali che definiscono le priorità allo scopo di creare un vantaggio competitivo sviluppando i loro punti di forza in materia di ricerca e innovazione e accordandoli alle esigenze imprenditoriali, al fine di rispondere alle opportunità emergenti e gli sviluppi del mercato in modo coerente, evitando nel contempo la duplicazione e la frammentazione degli sforzi; una “strategia di specializzazione intelligente” può assumere la forma di un quadro politico strategico per la ricerca e l’innovazione (R&I) nazionale o regionale o esservi inclusa”.

Documenti di riferimento per le strategie di specializzazione intelligente:

Comunicazione della Commissione al parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, Iniziativa faro Europa 2020. L’Unione dell’innovazione, COM(2010) 546 del 6 ottobre 2010

Comunicazione della Commissione al parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, Il contributo della politica regionale alla crescita intelligente nell’ambito di Europa 2020, COM(2010) 553 del 6 ottobre 2010

Nel 2011 la Commissione europea ha istituito la Piattaforma europea per la specializzazione intelligente (Smart Specialization Platform), la qualche ha il compito di assistere i Paesi e le regioni dell’Union a sviluppare, attuare e rivedere le proprie strategie di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente.

Esiste anche una guida di riferimento per costruire le strategie di specializzazione intelligente a livello nazionale e regionale: Guide to Research and Innovation Strategies for Smart Specialisation (RIS 3), maggio 2012

I dati sull’innovazione a livello nazionale sono tratti dal “Innovation Union Scoreboard 2014”.

I dati sull’innovazione a livello regionale sono tratti dal “Regional Innovation Scoreboard 2014”.

Lo stato di avanzamento dei lavori sulle strategie di specializzazione intelligente in Italia è riassunto nel documento di  Invitalia, La mappa delle specializzazioni tecnologiche. Il quadro settoriale, del 5 marzo 2014.

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