Che cosa è la Forza di Gendarmeria Europea – EUROGENDFOR?

19 maggio 2014 di Mauro Varotto

Le basi giuridiche della Forza di Gendarmeria Europea

Con la fine della Guerra Fredda (1946-1989) il mondo è cambiato ed è cambiata anche l’Europa.

Nei nuovi scenari internazionali, non più dominati e regolati dal bipolarismo USA-URSS, i Paesi europei si sono chiesti quale ruolo avrebbero potuto giocare nel nuovo contesto mondiale: se rassegnarsi al declino e a divenire un angolino remoto dell’Asia, oppure se tentare di tornare a essere protagonisti di una nuova epoca nella storia dell’umanità.

La risposta a questa domanda fu la creazione di una Unione europea, un nuovo soggetto in grado di diventare ciò che nessuno Stato europeo, da solo, potrà mai diventare: un attore politico globale, in grado di esercitare una certa influenza nel mondo.

Quindi, il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 che istituì l’Unione europea, entrato in vigore l’1 novembre 1993, segnò l’inizio di un profondo cambiamento della natura delle vecchie Comunità europee e di una evoluzione verso un soggetto di tipo nuovo, che, da un lato, si allargava geograficamente agli ex-Paesi socialisti dell’Europa centrale e orientale, e, dall’altro lato, approfondiva il processo di integrazione, estendendolo a nuove dimensioni, dall’unione economica e monetaria alla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, fino a un rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di politica estera, mediante la creazione di una politica estera e di sicurezza comune (PESC), la quale prevedeva, nel futuro, anche la possibile definizione di una politica comune di difesa, che al momento opportuno potrebbe portare anche una difesa comune europea.

La PESC era, in origine, una politica europea dotata di strumenti giuridici specifici e fondata su una cooperazione intergovernativa tra gli Stati membri dell’Unione, al di fuori delle procedure decisionali del cosiddetto “metodo comunitario”; non esisteva neppure l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, istituito solo con il successivo Trattato di Lisbona del 2007.

L’articolo 17, comma 2, del Trattato di Maastricht prevedeva, già allora, che tale politica potesse includere le questioni relative alle

“missioni umanitarie e di soccorso, le attività di mantenimento della pace e le missioni di unità di combattimento nella gestione di crisi, ivi comprese le missioni tese al ristabilimento della pace.”

Proprio su questa base giuridica, in una riunione informale dei ministri della difesa dell’Unione europea, tenutasi a Roma l’8 ottobre 2003, durante il semestre italiano di Presidenza, i ministri della difesa francese, Michèle Alliot-Marie, e italiano, Antonio Martino, condivisero e lanciarono il progetto di costituire una Forza di Gendarmeria Europea (EGF), per valorizzare le peculiari capacità che le forze di polizia aventi status militare (le cosiddette “gendarmerie”, in Italia, l’Arma dei Carabinieri) erano in grado di esprimere nelle operazioni internazionali di peace-keeping.

Il modello di riferimento del progetto della Forza di Gendarmeria Europea – cui aderirono subito anche Spagna, Paesi Bassi e Portogallo – era la Multinational Specialized Unit (MSU), una forza specializzata che abbinava lo strumento militare con le capacità di polizia, che proprio la nostra Arma dei Carabinieri aveva attuato, con successo, in operazioni di gestione delle situazioni di crisi in diversi scenari internazionali, quali Bosnia, Kosovo e Iraq.

Le motivazioni alla base della Forza di Gendarmeria Europea e la sua genesi

Perché alcuni Paesi dell’Unione europea si erano convinti dell’opportunità di creare, anche in Europa, una forza capace di assolvere l’intero spettro dei compiti di polizia richiesti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi nelle aree sensibili al di fuori dell’Unione?

L’intervento militare della NATO nella guerra civile in Bosnia ed Erzegovina aveva evidenziato tutti i limiti dei Paesi europei nel gestire le crisi dei “vicini di casa”: nessun Paese europeo, da solo, era stato in grado di affrontare la situazione e non esisteva ancora alcuna struttura comune in Europa in grado di intervenire in maniera efficace.

Infatti, come si ricorderà, la guerra in Bosnia ed Erzegovina si risolse solo grazie al riluttante, ma decisivo, intervento militare degli USA, senza il quale le pulizie etniche e le stragi sarebbero continuate per anni, con esiti imprevedibili per l’intera stabilità mondiale.

Fu in questa situazione che, in sede NATO, gli USA comunicarono ai Paesi europei che, nel nuovo contesto creatosi dopo la Guerra Fredda, non intendevano più continuare a svolgere il ruolo di “gendarmi del mondo” e che l’Europa avrebbe dovuto arrangiarsi, almeno nel gestire e risolvere le crisi nate in Europa.

Nel Consiglio della NATO tenutosi a Bruxelles nel mese di gennaio 1994 si iniziò a parlare di un “pilastro europeo”, nell’ambito dell’Alleanza atlantica, più di preciso della istituzione di una “identità europea in materia di sicurezza e di difesa”, che iniziò poi a concretizzarsi nel Consiglio della NATO, a Berlino, nel mese di giugno 1996.

Fu così che l’Unione europea iniziò a dotarsi di proprie strutture politiche e militari permanenti, per assicurare il controllo politico e la direzione strategica delle crisi: la discussione a livello europeo sulla politica di difesa e sicurezza comune (PSDC) non si è ancora conclusa ed era il primo dei punti all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 19-20 dicembre 2013, pochi mesi fa.

(Sia scritto per inciso: la crisi in Ucraina rivela, ancora una volta, tutta la impreparazione e la inadeguatezza dei Paesi europei sui questi temi che, come si può notare, sono in discussione ormai da più di venti anni: gli Stati membri non hanno ancora dotato l’Unione europea dei poteri e delle strutture necessarie perché possa assumersi responsabilità crescenti nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionali al fine di garantire la sicurezza dei propri cittadini e la promozione dei propri interessi).

Il Trattato istitutivo di Velsen e la ratifica in Italia

Fu così che, nel 2004, alcuni Stati dell’Unione arrivarono a concepire l’obiettivo di costituire in Europa una struttura in grado di condurre operazioni di peace-keeping in aree sensibili, in maniera autonoma o congiuntamente ad altre forze.

Infatti, il 17 settembre 2004 i Ministri di cinque Paesi aderenti all’Unione (Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna) sottoscrissero a Noordwijk (Olanda) una “Dichiarazione di intenti”, con la quale fu sancito l’impegno di giungere a un successivo Trattato internazionale per stabilire le funzioni e la condizione giuridica di una Forza di Gendarmeria Europea e dei suoi membri.

Il 18 ottobre 2007 a Velsen (Olanda), i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, firmarono il Trattato istitutivo della Forza di Gendarmeria Europea – EUROGENDFOR.

Il Trattato è stato ratificato in Italia con la legge 14 maggio 2010, n. 84

Natura e finalità di EUROGENDFOR

Secondo la Dichiarazione di intenti e l’art. 1 del Trattato di Velsen, EUROGENDFOR è “una forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare (…) al fine di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi”.

Essa, quindi, opera per la gestione delle crisi, in ambienti molto instabili, al di fuori dai confini dell’Unione Europea, e può essere utilizzata in operazioni per favorire la ricostruzione dei corpi di Polizia di Paesi che escono da un conflitto o da situazioni di grave destabilizzazione interna, nell’ambito del processo di ricostruzione di apparati statali (nello specifico, quello delle Forze di polizia).

Inoltre, EUROGENDFOR, non ha nessun potere di polizia sul territorio degli Stati membri dell’Unione e non è neppure una struttura sovranazionale destinata ad assorbire le forze di polizia dei Paesi che vi fanno parte.

Ogni Nazione che vi partecipa decide, di volta in volta, se partecipare e in quale misura alle missioni assegnate. La partecipazione a eventuali operazioni internazionali avviene previa autorizzazione dei rispettivi Governi e Parlamenti, la cui sovranità nazionale è pienamente salvaguardata dal Trattato istitutivo di Velsen.

EUROGENDFOR e Unione europea

Tuttavia, è da chiarire che EUROGENDFOR è un comando militare multinazionale del tutto indipendente dall’Unione europea, una forma di cooperazione intergovernativa, promossa inizialmente da cinque Paesi dell’Unione europea (cui si sono aggiunti nel tempo anche Romania e Polonia), che avviene al di fuori del quadro istituzionale dell’Unione europea.

Nessuna istituzione dell’Unione, nemmeno il Parlamento europeo, ha poteri di controllo o di conduzione di questa struttura, la quale opera su richiesta di organizzazioni internazionali, previo assenso dei Governi degli Stati che vi partecipano.

EUROGENDFOR, quindi, è una struttura che ha la finalità di contribuire allo sviluppo della “identità europea di sicurezza e difesa”, in ambito NATO, e di concorrere a rafforzare la politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione europea, e può essere messa a disposizione dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.

Compiti

Il motto è EUROGENDFOR è “Lex Paciferat”, cioè: “La Legge porti la pace”.

Nelle operazioni in cui viene impiegata, sia alla dipendenza di autotità civili o di un comando militare, EUROGENDFOR può svolgere i seguenti compiti, individuati dal suo Trattato istitutivo:

  1. condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;
  2. monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attività d’indagine penale;
  3. assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence;
  4. svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti;
  5. proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici;
  6. formare gli operatori di polizia secondo gli standard internazionali;
  7. formare gli istruttori, in  particolare attraverso programmi di cooperazione.

 

Stati membri e organizzazione

Lo status di Membro di EUROGENDFOR può essere ottenuto da forze di polizia “a statuto militare” di Stati dell’Unione europea.

Attualmente i membri sono i corpi di gendarmeria dei seguenti sette Paesi:

  • Francia: Gendarmerie nationale;
  • Paesi bassi: Koninklijke Marechaussee;
  • Italia: Arma dei Carabinieri;
  • Spagna: Guardia Civil;
  • Portogallo: Guarda Nacional Republicana;
  • Romania: Jandarmeria Română;
  • Polonia: Żandarmeria Wojskowa.

L’organo decisionale che governa il comando militare multinazionale è il CIMIN, l’Alto Comitato Interministeriale, nel cui ambito ciascun Paese membro è rappresentato da:

1. un rappresentante del Ministero affari esteri;

2. un rappresentante del Ministero della difesa o del Ministero degli interni;

3. il Comandante Generale o il Direttore Generale delle rispettive forze di gendarmeria.

Ogni anno uno dei Ministri assume la presidenza di turno del CIMIN.

Per il suo dispiegamento operativo e rafforzamento, è richiesta l’unanimità degli Stati membri.

Il comando del corpo è situato a Vicenza, come i reparti del Centro di eccellenza per le Unità di polizia di stabilità (Center of Excellence for Stability Police Units, CoESPU).

Il Quartier Generale Permanente della Forza di Gendarmeria Europea comprende il Comandante (CDR), il Vice Comandante (DCDR), il Capo di Stato Maggiore (CoS) e tre branche funzionali, Operazioni, Piani e Logistica, sotto la direzione di altrettanti Assistenti del Capo di Stato Maggiore (AcoS).

La forza organica del quartier generale è di 36 militari, che può essere rinforzato fino a 50 persone in caso di operazione o esercitazione.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

La European Gendarmerie Force (EUROGENDFOR) ha un sito web, dal quale si può apprendere che la prima partecipazione di EUROGENDFOR ad una operazione di gestione di crisi è avvenuta, nel 2007, nell’ambito della missione dell’Unione Europea EUFOR “ALTHEA” in Bosnia-Erzegovina. E’ seguita, nel 2009, la partecipazione alla complessa missione NATO in Afghanistan nell’ambito della International Security Assistance Force (ISAF). Nel 2010, EUROGENDFOR ha fornito supporto alla missione delle Nazioni Unite in Haiti (MINUSTAH), dopo il devastante terremoto del 12 gennaio 2010, con un contingente formato da 120 Carabinieri, 147 Gendarmi francesi e un plotone spagnolo di 23 unità della Guardia Civil.

Il Trattato istitutivo di EUROGENDFOR è stato ratificato in Italia con la legge 14 maggio 2010, n. 84, recante “Ratifica ed esecuzione della Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e del Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l’istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007“, pubblicata in GURI n. 134 del 11.6.2010.

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