Per una Europa libera e unita

22 maggio 2014 di Mauro Varotto

Domenica 25 maggio 2014 voteremo per eleggere i 73 rappresentanti dell’Italia al Parlamento europeo.

Nonostante la suggestione del nome, il Parlamento europeo non è l’assemblea legislativa di uno Stato sovrano, perché l’Unione europea, oggi, può agire solo nei limiti degli obiettivi, delle azioni, dei poteri che a essa hanno conferito i suoi 28 Stati membri, attraverso i Trattati istitutivi.

Quindi, i poteri del Parlamento europeo non sono i poteri di un Parlamento nazionale: non essendo l’Unione europea un ente a finalità generale, come è invece uno Stato sovrano, il Parlamento europeo, pur essendo l’unica Istituzione dell’Unione eletta direttamente dai cittadini, non può legiferare in qualsiasi settore, ma solo in quegli ambiti, in quelle materie, in cui gli Stati membri hanno deciso di condividere poteri e decisioni in quella struttura collettiva comune che si chiama Unione europea.

Non sono pochi quei poteri, ma non sono nemmeno tanti. Infatti, ampi ambiti dell’azione pubblica sono ancora oggi prerogativa della sovranità statale e sono gestiti a livello nazionale, senza che né il Parlamento europeo né altre Istituzioni europee possano dire o fare nulla: per fare qualche esempio, la giustizia, la difesa, l’ordine pubblico, la politica estera, le politiche del lavoro e le politiche sociali, dalla sanità all’istruzione, all’università; l’uso del suolo, la politica energetica e molte altre.

Il Parlamento europeo, nel sistema unionale, non ha neppure i poteri di iniziativa legislativa: nessun deputato del Parlamento europeo può presentare “proposte di legge”, come avviene, invece, nei Parlamenti nazionali, neppure in quelle materie su cui può legiferare, assieme al Consiglio dell’Unione europea.

Quindi, l’importanza del voto di domenica prossima è soprattutto simbolica: si decide quale Europa vogliamo.

Infatti, l’attuale Unione europea non è il primo, né l’unico modello di collaborazione tra gli Stati europei che è stato sperimentato nel corso tempo, sia per trovare una soluzione alle ripetute guerre e rivalità tra i singoli Stati nazionali, sia per questioni economiche.

Negli ultimi 100 anni, nel continente europeo, abbiamo sperimentato almeno tre diversi modelli di unità europea, ai quali anche l’Italia ha sempre dato il suo fattivo contributo.

Nella cartina seguente, è disegnato il primo modello di “integrazione” europea che c’era al momento dello scoppio della I guerra mondiale, esattamente 100 anni fa. Un sistema di alleanze istituito per preservare la pace e la stabilità tra gli Stati del continente europeo, assicurare la prosperità e una perpetua “Belle Époque”.

Questa forma di integrazione europea portò alla I guerra mondiale.

 

L'Europa della I guerra mondiale

L’Europa della I guerra mondiale (1914-1918)

 

Un secondo grande progetto di “integrazione europea”, politica ed economica, è stato proposto 70 anni fa, come è noto, da una iniziativa tedesca e italiana e da quel “movimento di opinione” che si chiamava “nazismo” e, in Italia, “fascismo” e che prosperò e si diffuse sull’onda della grave crisi economica del tempo.

Mirava ad una Europa unita, etnicamente pura, senza la presenza di immigrati né di razze “inferiori”; un progetto che era contro l’Europa delle banche in mano agli ebrei, contro il mescolamento delle razze; contro gli immigrati che rubavano il lavoro agli europei; una Europa articolata in gruppi etnici, dove ognuno aveva un suo pezzo di territorio e poteva coltivare e difendere la sua identità di razza, discriminando i diversi.

Una visione dell’Europa molto simile – spaventosamente simile – a quella che ci propongono oggi i principali movimenti populisti italiani e di altri Paesi europei, sempre sfruttando il disagio popolare e cavalcando il malcontento.

Quell’Europa “unita” è rappresentata nella seguente cartina geografica.

Sappiamo tutti come andò a finire questo “progetto” di integrazione europea nazi-fascista: ci portò alla II guerra mondiale.

 

L’Europa della II guerra mondiale: le conquiste della Germania (1939-1942)

L’Europa della II guerra mondiale: le conquiste della Germania (1939-1942)

 

 

Il progetto di “una Europa libera e unita”, per dirla con le parole del Manifesto di Ventotene, è il terzo progetto di integrazione europea, una conquista che arriva dopo i disastri dei due precedenti progetti: si chiama Unione europea e la sua costruzione è iniziata il 9 maggio 1950, con la cosiddetta “Dichiarazione Schuman”.

Non è perfetta, è un progetto ancora in costruzione, come ho avuto modo di scrivere in occasione della Festa dell’Europa, che presenta grandi e vistose lacune, ma, sino ad oggi, è stato l’unico modello di integrazione europea che ci ha assicurato pace, benessere, rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze.

Questo modello va coltivato e migliorato, non distrutto perché non ha alternative se non il ritorno alle divisione e alle rivalità del passato tra gli Stati europei.

Ecco che cosa è in gioco con il nostro voto di domenica 25 maggio 2014.

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