Politiche, programmi e risorse dell’Unione europea per una crescita intelligente

29 maggio 2014 di Mauro Varotto

L’economia sociale di mercato dell’Unione europea si fonda sulle tre priorità della strategia “Europa 2020”, che, come è noto, delineano una nuova visione economia dell’Europa nel medio termine:

  • crescita intelligente: sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione;
  • crescita sostenibile: promuovere un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva;
  • crescita inclusiva: promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione, che favorisca la coesione economica, sociale e territoriale.

Queste tre priorità concorrono assieme al raggiungimento di cinque obiettivi concreti, da raggiungere entro il 2020, nel campo dell’occupazione, degli investimenti in ricerca e innovazione, di clima ed energia, di livelli di istruzione e di riduzione della povertà, che ho avuto modo di presentare in un precedente articolo al quale rinvio.

Questi obiettivi non rappresentano un approccio unico, valido per tutti i 28 Stati membri dell’Unione, poiché ciascuno Stato membro è diverso e la stessa Unione, soprattutto con gli ultimi allargamenti ai Paesi dell’Europa centrale e orientale, è meno omogenea di quanto non fosse una decina di anni fa.

Pertanto, le priorità e i traguardi di “Europa 2020”, sono tradotti in obiettivi e percorsi nazionali, nell’ambito di appositi programmi nazionali di riforma (PNR), che rispecchiano la situazione di ciascuno Stato membro e il suo livello di ambizione in termini di target da raggiungere, nell’ambito di uno sforzo globale su scala europea. Il PNR dell’Italia è stato presentato dal Governo assieme al documento di economia e finanza per il 2014, che ho già descritto in due precedenti interventi su questo blog.

In questo articolo, e nei due successivi, analizzerò le politiche, i programmi e le risorse finanziarie messe in campo dall’Unione europea per raggiungere i target di “Europa 2020”, secondo le tre priorità della crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

 

Crescita intelligente: che cosa significa?

Promuovere la crescita intelligente, significa fare dell’Unione europea un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione, significa scommettere nella conoscenza e nell’innovazione come motori della nostra crescita futura.

Per dirla con le parole della Commissione europea:

(…) significa migliorare la qualità dell’istruzione, potenziare la ricerca in Europa, promuovere l’innovazione e il trasferimento delle conoscenze in tutta l’Unione, utilizzare in modo ottimale le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e fare in modo che le idee innovative si trasformino in nuovi prodotti e servizi tali da stimolare la crescita, creare posti di lavoro di qualità e contribuire ad affrontare le sfide proprie della società europea e mondiale. Per raggiungere lo scopo, tuttavia, la nostra azione deve essere associata a imprenditoria, finanziamenti e un’attenzione particolare per le esigenze degli utenti e le opportunità di mercato.

Sono tre le linee di intervento su cui intende agire l’Unione europea nei prossimi anni: ricerca e innovazione, istruzione e formazione, società digitale.

1. Ricerca e innovazione

Secondo gli ultimi dati disponibili, la spesa europea per ricerca e sviluppo è di circa il 2%, contro il 2,7% negli Stati Uniti e il 3,3% in Giappone, soprattutto a causa dei livelli più bassi di investimenti privati. L’obiettivo dell’Unione europea per il 2020 è di portare per gli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL, mediante investimenti pubblici e privati.

L’obiettivo dell’iniziativa faro “Unione dell’innovazione” è di creare uno “spazio europeo della ricerca” (SER), sostenere la competitività dell’industria europea e, infine, riorientare la politica di ricerca, sviluppo e innovazione in funzione delle sfide che si pongono alla nostra società, quali il cambiamento climatico, l’uso efficiente delle risorse e l’energia, la salute e il cambiamento demografico.

Inoltre, l’Unione chiede agli Stati membri di riformare i sistemi di ricerca, sviluppo e innovazione nazionali (e regionali) per favorire l’eccellenza, attraverso strategie di “specializzazione intelligente” che valorizzino i punti di forza dei singoli territori: alle strategie di specializzazione intelligente ho già dedicato un apposito articolo.

Il quadro di riferimento unico, che disciplina il sostegno dell’Unione europea alle attività di ricerca, sviluppo e innovazione condotte nei 28 Stati membri, è un programma pluriennale (2014-2020) che si chiama “Orizzonte 2020” e che stanzia oltre 77 miliardi di euro,attorno a tre grandi priorità strategiche:

I. Eccellenza scientifica, per consolidare il SER e rendere il sistema di ricerca e innovazione dell’Unione più competitivo su scala mondiale. Questa priorità, cui sono destinati 24,4 miliardi di euro, si articola in quattro componenti:

I.1. Consiglio europeo della ricerca (CER): è un organismo che fornisce finanziamenti per consentire a singoli ricercatori creativi e di talento e alle loro équipe di esplorare le vie più promettenti alle frontiere della scienza;

I.2. Tecnologie emergenti e future (TEF): sostiene la ricerca collaborativa al fine di ampliare la capacità dell’Europa di produrre innovazioni d’avanguardia e in grado di rivoluzionare il pensiero tradizionale. Esso stimola la collaborazione scientifica interdisciplinare sulla base di idee radicalmente nuove, ad alto rischio, accelerando lo sviluppo dei settori scientifici e tecnologici emergenti più promettenti nonché la strutturazione su scala unionale delle corrispondenti comunità scientifiche;

I.3. Azioni Marie Skłodowska-Curie: fornisce formazione di eccellenza e innovativa nella ricerca nonché una opportunità di carriera e di scambio di conoscenze grazie alla mobilità transfrontaliera e intersettoriale dei ricercatori, per prepararli al meglio ad affrontare le sfide per la società attuali e future;

I.4. Infrastrutture di ricerca: sviluppa e sostiene le infrastrutture europee di ricerca di eccellenza e le aiutano a contribuire al SER, promuovendone il potenziale innovativo, attraendo ricercatori di livello mondiale, formando il capitale umano, favorendo la cooperazione internazionale.

 

II. Leadership industriale, per accelerare lo sviluppo delle tecnologie e delle innovazioni a sostegno delle imprese del futuro e ad aiutare le piccole e medie imprese (PMI) europee innovative a crescere per divenire imprese di importanza mondiale. Questa seconda priorità, cui sono destinati 17 miliardi di euro, si articola in tre componenti.

II.1. Leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali: fornisce un sostegno mirato alla ricerca, allo sviluppo e alla dimostrazione nonché, se del caso, alla standardizzazione e certificazione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), nanotecnologie, materiali avanzati, biotecnologie, tecnologie produttive avanzate e tecnologia spaziale;

II.2. Accesso al capitale di rischio: ha la finalità di superare le lacune nella disponibilità di prestiti e fondi propri per il settore della ricerca e sviluppo e per le imprese e i progetti innovativi, in tutte le fasi di sviluppo. Assieme al programma per la competitività delle imprese e le piccole e medie imprese (COSME) (2014-2020), esso sostiene lo sviluppo degli strumenti di un capitale di rischio nell’Unione europea;

II.3. Innovazione nelle PMI: fornisce sostegno su misura per le PMI al fine di promuovere tutte le forme di innovazione nelle PMI, puntando su quelle dotate del potenziale di crescita e di internazionalizzazione sul mercato unico e oltre.

 

III. Sfide per la società, affronta direttamente le priorità politiche e le sfide per la società che sono identificate nella strategia “Europa 2020”. Il sostegno finanziario, pari a 29,7 miliardi di euro, è concentrato sulle seguenti componenti:

III.1. salute, cambiamento demografico e benessere;

III.2. sicurezza alimentare, agricoltura e silvicoltura sostenibili, ricerca marina, marittima e sulle acque interne e bioeconomia;

III.3. energia sicura, pulita ed efficiente;

III.4. trasporti intelligenti, verdi e integrati;

III.5. azione per il clima, ambiente, efficienza delle risorse e materie prime;

III.6. l’Europa in un mondo che cambia – società inclusive, innovative e riflessive

III.7. società sicure – proteggere la libertà e la sicurezza dell’Europa e dei suoi cittadini.

 

2. Istruzione, formazione e formazione continua

Un quarto degli studenti europei ha scarse capacità di lettura, mentre un giovane su sette abbandona troppo presto la scuola e la formazione. Circa il 50% raggiunge un livello di qualificazione medio, che però spesso non corrisponde alle esigenze del mercato del lavoro. Meno di una persona su tre, di età compresa tra 25 e 34 anni ha una laurea, contro il 40% negli Stati Uniti e oltre il 50% in Giappone. Secondo l’indice di Shangai, solo due università europee figurano tra le prime 20 del mondo.

Tra gli obiettivi della strategia “Europa 2020”, quindi, vi è quello di innalzare la quota della popolazione tra i 30-34 anni in possesso di un titolo di studio universitario o equivalente al 40% entro il 2020. Nel 2013, il 36,8% dei giovani europei possiede un titolo di istruzione superiore (8,9 punti percentuali in più rispetto al 2005).

Altro fenomeno importante incluso negli obiettivi della strategia “Europa 2020”, è quello degli abbandoni scolastici: l’obiettivo europeo è quello di ridurre il tasso di abbandono scolastico a un valore inferiore al 10% entro il 2020. Nel 2013, nell’Unione, l’11,9% dei giovani hanno abbandonato prematuramente gli studi.

L’Unione europea ha presentato e sta attuando un articolato pacchetto di interventi sull’istruzione, descritto in una comunicazione del 20 novembre 2012, intitolata: “Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici”, la quale fa seguito anche alla iniziativa faro “Youth on the Move. Un’iniziativa per valorizzare il potenziale dei giovani ai fini di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nell’Unione europea”, del 15 settembre 2010.

In questo ambito, sono in atto anche diverse iniziative di cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione, oggi raccolte nel quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione (ET 2020), approvato dal Consiglio dell’Unione europea del 12 maggio 2009.

Fino al 2020, l’obiettivo principale della cooperazione europea nel campo dell’istruzione sarà quello di sostenere l’ulteriore sviluppo dei sistemi di istruzione e formazione degli Stati membri che sono volti a garantire:

a) la realizzazione personale, sociale e professionale di tutti i cittadini;

b) una prosperità economica sostenibile e l’occupabilità, promuovendo nel contempo i valori democratici, la coesione sociale, la cittadinanza attiva e il dialogo interculturale.

Quattro sono gli obiettivi strategici della cooperazione tra i 28 Stati dell’Unione in questo ambito:

  1. apprendimento permanente lungo tutto l’arco della vita e mobilità degli studenti, degli insegnanti e dei formatori degli insegnanti;
  2. sistemi d’istruzione e di formazione di elevata qualità, in modo che ogni cittadino possa acquisire le competenze fondamentali;
  3. equità, coesione sociale e cittadinanza attiva, perché tutti i cittadini, quali che siano le loro circostanze personali, sociali o economiche, siano in grado di acquisire, aggiornare e sviluppare lungo tutto l’arco della vita le loro competenze professionali e le competenze essenziali necessarie per favorire la loro occupabilità;
  4. infine, incoraggiare la creatività e l’innovazione, compresa l’imprenditorialità, a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione.

Attraverso un unico programma pluriennale (2014-2020), denominato “Erasmus +” e che stanzia circa 15 miliardi di euro, l’Unione europea sosterrà gli obiettivi politici appena descritti.

“Erasmus +” opererà nei seguenti ambiti:

a) l’istruzione e la formazione a tutti i livelli, in una prospettiva di apprendimento permanente, comprese l’istruzione scolastica (Comenius), l’istruzione superiore (Erasmus), l’istruzione superiore internazionale (Erasmus Mundus), l’istruzione e la formazione professionale (Leonardo da Vinci) e l’apprendimento degli adulti (Grundtvig);

b) la gioventù (Gioventù in azione), in particolare nel contesto dell’apprendimento non formale e informale, in coerenza con gli obiettivi generali del quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù (2010-2018), approvato con una risoluzione del Consiglio europeo del 27 novembre 2009;

c) lo sport, in particolare lo sport di base, praticato a livello amatoriale, in coerenza con il piano di lavoro dell’Unione per lo sport.

 

3. Società digitale

La domanda globale di tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta un mercato di 8.000 miliardi di euro, di cui solo un quarto proviene da imprese europee.

L’Europa presenta anche un ritardo nella diffusione dell’internet ad alta velocità, che si ripercuote negativamente sulla sua capacità di innovare, anche nelle zone rurali, sulla diffusione delle conoscenze online e sulla distribuzione online di beni e servizi.

Gli obiettivi dell’iniziativa faro “Agenda digitale europea” per ciascun Paese dell’Unione, da conseguire entro il 2020, sono:

  • reti: il 100% di copertura della popolazione entro il 2013; il 100% di copertura con una velocità di connessione superiore a 30 Mbps; almeno il 50% degli abbonamenti con velocità di connessione superiori ai 100 Mpbs.
  • servizi: almeno il 50% della popolazione dovrà rapportarsi con la pubblica amministrazione on-line; almeno il 50% degli utenti digitali dovrà utilizzare l’e-commerce; il 75% della popolazione dovrà utilizzare abitualmente internet e il 33% delle piccole e medie imprese dovrà vendere e acquistare on-line.

Alla creazione di reti transeuropee nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia l’Unione europea dedica un apposito strumento finanziario pluriennale (2014-2020) denominato “Meccanismo per collegare l’Europa” (MCE), il quale stanzia oltre 33 miliardi di euro per accelerare gli investimenti nel campo delle reti transeuropee e stimolare gli investimenti sia pubblici che privati.

Nel campo delle infrastrutture per le telecomunicazioni, poiché internet sta diventando lo strumento principale per le comunicazioni, l’attività delle imprese, la fornitura di servizi pubblici e privati e la coesione sociale e culturale, per l’Unione è essenziale incentivare la diffusione di reti a banda larga veloci e ultraveloci in tutto il suo territorio, nel rispetto del principio della neutralità tecnologica, e agevolare lo sviluppo e la diffusione di servizi digitali a livello transeuropeo.

Gli investimenti pubblici attraverso strumenti finanziari nelle reti a banda larga veloci e ultraveloci saranno utilizzati per attrarre investimenti privati e saranno effettuati solo laddove manchi un interesse commerciale a investire.

Al fine di raggiungere entro il 2020 gli obiettivi che prevedono la disponibilità di accesso ad Internet ad alta velocità per tutti i cittadini dell’Unione, anche nelle regioni meno sviluppate, l’Unione europea stanzia più di 1 miliardo di euro, che si va ad aggiungere ai piani nazionali per la banda larga.

In particolare, attraverso tali risorse, l’Unione prevede di finanziare progetti di interesse comune che perseguono gli obiettivi precisati in appositi orientamenti per le reti transeuropee nel settore delle infrastrutture di telecomunicazione:

  • infrastrutture di servizi digitali, quali, in particolare, quelle che consentono un accesso a risorse digitali sul patrimonio europeo (Europeana); le infrastrutture per un “internet più sicuro”; le infrastrutture per servizi transfrontalieri per gli appalti pubblici elettronici, per i servizi di assistenza sanitaria online, per l’interconnessione dei registri europei delle imprese; per la collaborazione tra pubbliche amministrazioni dei Paesi membri dell’Unione, ad esempio, in campo fiscale o amministrativo o giudiziario;
  • reti a banda larga, mediante, in particolare,la diffusione di infrastrutture fisiche passive o attive o la diffusione di infrastrutture fisiche combinate nonché di elementi di infrastruttura ausiliare, corredati dei servizi necessari per il funzionamento di dette infrastrutture; impianti e servizi associati, quali connessioni negli edifici, antenne, torri ed altre costruzioni di supporto, condotte, tubazioni, pali, pozzetti e armadi.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) – Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE

Regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 che istituisce “Erasmus+”: il programma dell’Unione per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga le decisioni n. 1719/2006/CE, n. 1720/2006/CE e n. 1298/2008/CE

Regolamento (UE) n. 1316/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 che istituisce il meccanismo per collegare l’Europa e che modifica il regolamento (UE) n. 913/2010 e che abroga i regolamenti (CE) n. 680/2007 e (CE) n. 67/2010

Regolamento (UE) n. 283/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 marzo 2014 sugli orientamenti per le reti transeuropee nel settore dell’infrastruttura di telecomunicazioni e che abroga la decisione n. 1336/97/CE

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