Politiche, programmi e risorse dell’Unione europea per una crescita sostenibile

30 maggio 2014 di Mauro Varotto

Promuovere nell’Unione europea una crescita sostenibile, cioè un sistema economico che sia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitivo, è la seconda priorità della strategia “Europa 2020”.

Le risorse naturali – cioè materie prime quali i combustibili, i minerali e i metalli, ma anche le sostanze alimentari, il suolo, l’acqua, la biomassa e gli ecosistemi – sono alla base dell’operatività dell’economia europea e mondiale e della qualità della nostra vita.

In base alle tendenze in atto, le stime prevedono un aumento della popolazione mondiale del 30% entro il 2050, fino a raggiungere circa 9 miliardi di persone.

Ciò comporterà un impiego intensivo delle risorse mondiali, in particolare delle risorse non rinnovabili, con pressioni crescenti sul pianeta e minacce alla sicurezza dell’approvvigionamento delle materie prime e degli alimenti.

Non è più possibile proseguire con i nostri modelli attuali d’impiego delle risorse.

Questo è il motivo per cui l’Unione europea è decisa ad assumere il ruolo di capofila nella costruzione di una nuova economia globale a basse emissioni di carbonio, la cosiddetta green economy.

L’Unione si è già posta ambiziosi obiettivi climatico ambientali per il 2020 e oltre.

Entro il 2020, come è noto, essa si prefigge di ridurre del 20%, rispetto al 1990, le emissioni di gas a effetto serra; di produrre il 20% del totale di energia da fonti rinnovabili; di ridurre di almeno il 20% il consumo di energia rispetto alle proiezioni per il 2020.

Ma, come ho scritto in un precedente articolo, sono già in discussione a livello europeo nuovi traguardi per il 2030, i quali prevedono la riduzione fino al 40% delle emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990; l’aumento al 27% della produzione di energia da fonti rinnovabili e un nuovo obiettivo di riduzione dei consumi energetici pari al 25%.

Inoltre, l’Unione si è anche data un obiettivo di lungo termine, per il 2050: ridurre le emissioni di gas a effetto serra dell’80-95% rispetto al 1990, poiché, come è ormai unanimemente riconosciuto in sede scientifica, essi sono all’origine del riscaldamento della Terra e dei conseguenti cambiamenti climatici del pianeta, il cui impatto umano, economico e ambientale è sempre più pesante.

I 28 Stati membri dell’Unione europea sono responsabili di circa l’11% delle emissioni di gas a effetto serra nel mondo. Oltre l’80% delle emissioni dell’Unione è dovuto alla produzione e all’impiego di energia, compreso il settore dei trasporti.

Ecco perché le politiche dell’Unione europea mirano a riconvertire l’economia europea e a trasformare l’Europa in un’economia a elevata efficienza energetica e basse emissioni di CO2, favorendo una nuova rivoluzione industriale, che acceleri la transizione verso una crescita a basse emissioni di carbonio e producendo, nel corso degli anni, un aumento straordinario della quantità di energia locale a basse emissioni prodotta e utilizzata: di questa “terza rivoluzione industriale” e delle sue implicazioni ho scritto in un precedente articolo, al quale rinvio.

Per favorire una crescita sostenibile, sono tre le linee di intervento su cui intende agire l’Unione europea nei prossimi anni: nuovi modelli di competitività per le imprese; lotta al cambiamento climatico; energia pulita ed efficiente.

 

1. Competitività

L’Unione europea è diventata prospera grazie al commercio, esportando in tutto il mondo e importando fattori di produzione e prodotti finiti. Le forti pressioni sui mercati di esportazione impongono oggi alle imprese europee di migliorare la competitività nei confronti dei principali partner commerciali, mediante una produttività più elevata.

Accanto a ciò, l’Unione intende conservare la sua posizione di leader sul mercato delle tecnologie verdi, per garantire l’uso efficiente delle risorse nell’intera economia, eliminando al tempo stesso le strozzature nelle principali infrastrutture di rete nei trasporti, nell’energia e nelle telecomunicazioni.

L’obiettivo della nuova politica industriale dell’Unione europea – delineato dalla iniziativa faro “Una politica industriale integrata per l’era della globalizzazione”, che ho già presentato – è di invertire la tendenza al declino del ruolo dell’industria in Europa, portando il contributo del settore manifatturiero al prodotto interno lordo dell’Unione europea dall’attuale 16% al 20% entro il 2020.

L’Unione europea intende, quindi, favorire una forte ripresa degli investimenti in nuove tecnologie in alcuni settori chiave, al fine preparare le industrie europee a entrare nella “terza rivoluzione industriale”, basata sull’energia verde, su trasporti puliti, nuovi metodi di produzione, nuovi materiali e sistemi di comunicazione intelligenti.

Per contribuire all’aumento della competitività e della sostenibilità delle imprese dell’Unione, in particolare delle piccole e medie imprese (PMI), per sostenere le PMI esistenti e promuovere una cultura imprenditoriale e la crescita delle PMI, il progresso della società della conoscenza e uno sviluppo basato su una crescita economica equilibrata, l’Unione europea ha istituito un apposito programma per la competitività delle imprese e le PMI, denominato “COSME”, il cui acronimo è stato scelto in onore di Cosimo de’ Medici.

Il programma pluriennale (2014-2020) ha una dotazione finanziaria di 2,3 miliardi di euro, che si aggiungono oltre ai 17 miliardi di euro per la ricerca e l’innovazione nelle imprese stanziati nel programma quadro “Orizzonte 2020”, descritto nel mio articolo precedente.

Gli obiettivi specifici del programma “COSME” sono i seguenti:

a) migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti sotto forma di capitale proprio e di debito;

b) migliorare l’accesso ai mercati, in particolare all’interno dell’Unione, ma anche a livello mondiale;

c) migliorare le condizioni quadro per la competitività e la sostenibilità delle imprese dell’Unione, specie le PMI, incluse quelle nel settore del turismo;

d) promuovere lo spirito imprenditoriale e la cultura dell’imprenditorialità.

 

Invece, per la pianificazione, lo sviluppo e il funzionamento delle reti transeuropee dei trasporti, che contribuiscono al conseguimento di importanti obiettivi dell’Unione, compresi quelli ambientali, previsti, tra l’altro, anche nel Libro bianco della Commissione del 28 marzo 2011, intitolato “Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile”, l’Unione europea ha stanziato 26,2 miliardi di euro, attraverso lo strumento finanziario pluriennale (2014-2020), denominato “Meccanismo per collegare l’Europa (MCE)”. I nuovi orientamenti individuano, in Europa, una rete centrale dei trasporti formata da nove corridoi strategici.

 

2. Lotta al cambiamento climatico

Come è noto, la lotta al cambiamento climatico ha due componenti: gli interventi di mitigazione dei cambiamenti climatici, mediante azioni che intervengono sulle cause che li generano, a partire dalla riduzione dei gas a effetto serra che ne sono la causa prima; gli interventi di adattamento ai cambiamenti climatici, mediante azioni che mirano a renderli più sopportabili e a sviluppare la resilienza.

Poiché, come si è anticipato, nell’Unione oltre l’80% delle emissioni dei gas a effetto serra è dovuto alla produzione e all’impiego di energia, il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili sono le due leve su cui poggiano le politiche dell’Unione europea nel campo della mitigazione dei cambiamenti climatici.

Aumentare la resistenza delle economie ai rischi climatici e migliorare la capacità di prevenzione e di risposta alle catastrofi sono, invece, le strade dell’Unione europea per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

In una comunicazione dell’8 marzo 2011, la Commissione europea ha stabilito “Una tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050”, fissando, per ciascun settore dell’economica, obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 a lungo termine, in modo tale che le imprese possano adattarvisi gradualmente.

Nella tabella seguente è riportato il contributo stimato di ciascun settore agli obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra: si tratta di opzioni strategiche in fase di approfondimento, soprattutto per valutarne i costi e l’impatto sulle imprese.

 

Queste sfide ambientali e climatiche, a causa della loro ampiezza e complessità, saranno finanziate principalmente attraverso i più importanti programmi dell’Unione europea (in particolare, i Fondi strutturali e di investimento europei e il programma quadro “Orizzonte 2020”), i quali dovranno destinare alle azioni per il clima almeno il 20% delle risorse disponibili.

Tuttavia, l’Unione europea si è anche dotata, per il periodo 2014-2020, del programma per l’ambiente e l’azione per il clima, denominato “LIFE”, con una dotazione di circa 3,5 miliardi di euro.

Il programma LIFE ha quattro obiettivi generali:

a) contribuire al passaggio a un’economia efficiente in termini di risorse, con minori emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici, contribuire alla protezione e al miglioramento della qualità dell’ambiente e all’interruzione e all’inversione del processo di perdita di biodiversità, compresi il sostegno alla rete Natura 2000 e il contrasto al degrado degli ecosistemi;

b) migliorare lo sviluppo, l’attuazione e l’applicazione della politica e della legislazione ambientale e climatica dell’Unione, e catalizzare e promuovere l’integrazione e la diffusione degli obiettivi ambientali e climatici nelle altre politiche dell’Unione e nella pratica nel settore pubblico e privato, anche attraverso l’aumento della loro capacità;

c) sostenere maggiormente la governance ambientale e in materia di clima a tutti i livelli, compresa una maggiore partecipazione della società civile, delle ONG e degli attori locali;

d) sostenere l’attuazione del Settimo programma d’azione per l’ambiente. Intitolato “”Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta”.

Questi obiettivi generali sono perseguiti attraverso due sottoprogrammi:

a) il sottoprogramma per l’Ambiente, con una dotazione finanziaria di 2,6 miliardi di euro e tre ambiti di intervento prioritari: ambiente e uso efficiente delle risorse; natura e biodiversità; governance e informazione in materia ambientale.

b) il sottoprogramma Azione per il clima, con una dotazione ci oltre 864 milioni di euro e tre ambiti di intervento prioritari: mitigazione dei cambiamenti climatici; adattamento ai cambiamenti climatici; governance e informazione in materia di clima

Il programma “LIFE” non può risolvere tutti i problemi dell’ambiente e del clima: esso si propone di catalizzare i cambiamenti nello sviluppo e nell’attuazione delle politiche climatico-ambientali, promuovendo e divulgando le soluzioni migliori e le buone pratiche per raggiungere gli obiettivi ambientali e climatici e incoraggiando tecnologie innovative in materia di ambiente e cambiamento climatico.

Per questo, il programma “LIFE” finanzia progetti pilota e dimostrativi; progetti di buone pratiche; progetti integrati; progetti di assistenza tecnica; progetti di rafforzamento delle capacità; progetti preparatori e progetti d’informazione, sensibilizzazione e divulgazione.

 

3. Energia pulita ed efficiente

La strategia dell’Unione europea in materia di energia è descritta in una comunicazione della Commissione europea del 31 gennaio 2011, intitolata “Energia 2020. Una strategia per un’energia competitiva, sostenibile e sicura”.

Secondo la Commissione, il conseguimento degli obiettivi in materia di energia dell’Unione europea, consentiranno un risparmio di 60 miliardi di euro di importazioni petrolifere e di gas fino al 2020. Non si tratta solo di un risparmio in termini finanziari, ma anche di un aumento della sicurezza energetica. Inoltre, se progredirà l’integrazione del mercato europeo dell’energia, il PIL dell’Unione potrebbe aumentare di circa l’1,5%. La sola realizzazione dell’obiettivo dell’Unione del 20% di fonti rinnovabili di energia potrebbe creare oltre 600.000 posti di lavoro, che salgono a oltre 1 milione se si aggiunge l’obiettivo del 20% per quanto riguarda l’efficienza energetica.

La Commissione europea ha fissato, in una comunicazione del 15 dicembre 2011, anche la “Tabella di marcia per l’energia 2050”: si tratta di una analisi dei possibili scenari futuri, di tipo illustrativo, nella quale si esaminano gli effetti, le sfide e le opportunità delle possibili modalità per modernizzare il sistema energetico europeo.

Le proiezioni elaborate dalla Commissione mostrano una serie di tendenze, sfide, opportunità e cambiamenti strutturali, di cui si deve tener conto per elaborare le misure strategiche necessarie per definire un quadro adeguato per gli investitori.

In questo ambito, l’Unione europea, attraverso lo strumento finanziario pluriennale (2014-2020) denominato “Meccanismo per collegare l’Europa (MCE)”, sostiene le reti transeuropee nel settore dell’energia.

L’Unione stanzia 5,8 miliardi di euro per ammodernare rapidamente le reti europee, creando interconnessioni a livello continentale, in particolare per integrare le fonti di energia rinnovabile, secondo gli orientamenti che definiscono, a livello europeo, i corridoi e le aree prioritari dell’infrastruttura energetica.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Regolamento (UE) n. 1287/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013  che istituisce un programma per la competitività delle imprese e le piccole e le medie imprese (COSME) (2014 – 2020) e abroga la decisione n. 1639/2006/CE

Regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013  sugli orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti e che abroga la decisione n. 661/2010/UE

Regolamento (UE) n. 1293/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 sull’istituzione di un programma per l’ambiente e l’azione per il clima (LIFE) e che abroga il regolamento (CE) n. 614/2007

Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013 su un programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta»

Regolamento (UE) n. 1316/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 che istituisce il meccanismo per collegare l’Europa e che modifica il regolamento (UE) n. 913/2010 e che abroga i regolamenti (CE) n. 680/2007 e (CE) n. 67/2010

Regolamento (UE) n. 347/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2013 sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee e che abroga la decisione n. 1364/2006/CE e che modifica i regolamenti (CE) n. 713/2009, (CE) n. 714/2009 e (CE) n. 715/2009

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