Politiche, programmi e risorse dell’Unione europea per una crescita inclusiva

4 giugno 2014 di Mauro Varotto

La crescita inclusiva è la terza priorità della strategia “Europa 2020”: infatti, l’economia sociale di mercato su cui si fonda l’Unione europea implica anche la creazione di un sistema economico con un alto tasso di occupazione e che favorisca la coesione economica, sociale e territoriale.

Utilizzando le parole della Commissione europea:

“Crescita inclusiva significa rafforzare la partecipazione delle persone mediante livelli di occupazione elevati, investire nelle competenze, combattere la povertà e modernizzare i mercati del lavoro, i metodi di formazione e i sistemi di protezione sociale per aiutare i cittadini a prepararsi ai cambiamenti e a gestirli e costruire una società coesa.

È altrettanto fondamentale che i benefici della crescita economica si estendano a tutte le parti dell’Unione, comprese le regioni ultraperiferiche, in modo da rafforzare la coesione territoriale. L’obiettivo è garantire a tutti accesso e opportunità durante l’intera esistenza.”

 

Il concetto di “inclusione sociale”, affermatosi a livello unionale, comprende l’accesso di tutti i cittadini alle risorse di base, ai servizi sociali, al mercato del lavoro e ai diritti necessari “per partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale, e per godere di un tenore di vita e di un benessere considerati normali nella società in cui vivono”.

Le tre linee di intervento lungo le quali intende muoversi l’Unione europea per assicurare un modello di sviluppo che sia “inclusivo” sono le seguenti:

  • occupazione: il cambiamento demografico provocherà prossimamente una diminuzione della forza lavoro. Oggi solo due terzi della popolazione in età lavorativa hanno un posto di lavoro, rispetto a oltre il 70% negli USA e in Giappone. Nell’Unione il tasso di occupazione delle donne e dei lavoratori più anziani è particolarmente basso. I giovani sono stati duramente colpiti dalla crisi (tasso di disoccupazione di oltre il 25% a livello europeo). L’obiettivo della strategia “Europa 2020” è di aumentare al 75% per cento la quota di occupazione nella fascia di età 20-64 anni;
  • competenze: circa 80 milioni di persone nell’Unione hanno scarse competenze o competenze solo di base, e delle opportunità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita si avvantaggiano soprattutto le persone più istruite. Entro il 2020, la Commissione europea prevede che saranno creati 16 milioni di posti altamente qualificati, mentre i posti scarsamente qualificati diminuiranno di almeno 12 milioni. Inoltre, l’allungamento della vita lavorativa presuppone anche la possibilità di acquisire e sviluppare nuove competenze durante tutto l’arco della vita. In questo ambito, la strategia “Europa 2020”, come ha già scritto, ha due obiettivi concreti: innalzare la quota della popolazione tra i 30-34 anni in possesso di un titolo di studio universitario o equivalente al 40% entro il 2020; ridurre il tasso di abbandono scolastico a un valore inferiore al 10% entro il 2020.
  •  lotta alla povertà: prima della crisi, nell’Unione erano a rischio di povertà 80 milioni di persone, tra cui 19 milioni di bambini. L’8% della popolazione attiva non guadagna abbastanza e vive al di sotto della soglia di povertà. Nel 2012 queste persone erano ben 125 milioni, cioè il 24,9% della popolazione. I disoccupati sono particolarmente a rischio. In questo ambito, l’obiettivo della strategia “Europa 2020” è quello di ridurre di 20 milioni il numero delle persone a rischio di povertà o di esclusione sociale. L’obiettivo europeo è definito sulla base di tre indicatori: la proporzione di persone a rischio di povertà (dopo i trasferimenti sociali); la proporzione di persone in situazione di grave deprivazione materiale; la proporzione di persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa.

 

In ambito unionale, il sostegno a questa priorità fa perno sul concetto di “inclusione attiva”, come definito dalla Raccomandazione della Commissione n. C(2008) 5737 del 3 ottobre 2008 relativa all’inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro, che prevede una strategia basata su tre pilastri: supporto al reddito adeguato; mercati del lavoro inclusivi; accesso a servizi di qualità.

In altri termini, promuovere l’inclusione sociale significa assicurare per la più elevata quota di persone, la possibilità di accedere a risorse economiche adeguate, al mercato del lavoro e a livelli di servizi socialmente accettabili nelle molteplici dimensioni del proprio vivere: istruzione, sicurezza, salute, abitazione, ambiente, cura di sé, ecc.

Le riforme e le iniziative per l’inclusione sociale sono tracciate da tre iniziative faro:

  • Un’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro, il cui obiettivo è di  porre le basi della modernizzazione dei mercati del lavoro, al fine di aumentare i livelli di occupazione e garantire la sostenibilità dei nostri modelli sociali. Questo significa migliorare la partecipazione delle persone mediante l’acquisizione di nuove competenze, per consentire alla forza lavoro attuale e futura di adeguarsi alle mutate condizioni e all’eventuale riorientamento professionale, ridurre la disoccupazione e aumentare la produttività del lavoro;
  • Youth on the Move, per valorizzare il potenziale dei giovani, garantendo loro un’istruzione e una formazione di qualità, un’efficace integrazione nel mondo del lavoro e una maggiore mobilità. In questo ambito, l’Unione europea ha presentato, il 5 dicembre 2012, uno specifico pacchetto di interventi per l’occupazione giovanile, che prevedeva l’istituzione di una garanzia per i giovani (attuata dall’Italia solo dal 1 maggio 2014), un quadro di qualità per i tirocini dei giovani, al quale ho dedicato un apposito articolo, e un’alleanza europea per l’apprendistato e alcuni modi per ridurre gli ostacoli alla mobilità giovanile;
  • Piattaforma europea contro la povertà, il cui obiettivo è garantire la coesione economica, sociale e territoriale per migliorare la consapevolezza e riconoscere i diritti fondamentali delle persone vittime della povertà e dell’esclusione sociale, consentendo loro di vivere in modo dignitoso e di partecipare attivamente alla società.

Anche se, in campo sociale, gli Stati membri hanno conservato quasi tutti i poteri e l’Unione europea ha un campo di azione piuttosto limitato, tuttavia essa ha istituito un programma pluriennale (2014-2020) per l’occupazione e l’innovazione sociale, denominato “EaSI”, per il quale ha stanziato quasi 1 miliardo di euro.

Il programma si articola nei tre seguenti assi:

  1. l’asse “Progress”, che sostiene lo sviluppo, l’attuazione, il monitoraggio e la valutazione degli strumenti e delle politiche dell’Unione per quanto riguarda la promozione di un elevato livello di occupazione di qualità e sostenibile, la garanzia di un’adeguata e dignitosa protezione sociale, la lotta contro l’esclusione sociale e la povertà e il miglioramento delle condizioni di lavoro e che promuove l’elaborazione politica, l’innovazione sociale e il progresso sociale basati su dati di fatto, in collaborazione con le parti sociali, le organizzazioni della società civile e gli organismi pubblici e privati;
  2. l’asse “EURES”, che sostiene attività svolte da EURES, ossia i servizi specializzati designati dagli Stati del SEE e dalla Confederazione svizzera, insieme alle parti sociali, agli altri prestatori di servizi per l’impiego e ad altre parti interessate, per sviluppare gli scambi e la diffusione di informazioni e altre forme di cooperazione, quali i partenariati transfrontalieri, per promuovere la mobilità geografica volontaria dei lavoratori su base equa e per contribuire a un elevato livello di occupazione sostenibile e di qualità;
  3. l’asse “Microfinanza e imprenditoria sociale”, che incrementa l’accesso ai finanziamenti e la disponibilità per le persone fisiche e giuridiche che operano nel cosiddetto “terzo settore”.

Il programma individua nell’innovazione sociale uno strumento efficace per affrontare le sfide sociali poste dall’invecchiamento della popolazione, dalla povertà, dalla disoccupazione, dalle nuove forme di lavoro e dai nuovi stili di vita e dalle aspettative dei cittadini in fatto di giustizia sociale, istruzione e assistenza sanitaria. Il programma, quindi, sosterrà azioni dirette ad accelerare l’innovazione sociale per rispondere alle esigenze sociali non soddisfatte o insufficientemente soddisfatte, relativamente alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, alla promozione di un alto livello di occupazione sostenibile e di qualità, alla garanzia di adeguata protezione sociale a prevenzione della povertà e al miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’accesso alla formazione per le persone vulnerabili, tenendo nel dovuto conto il ruolo degli enti regionali e locali. Il programma dovrebbe inoltre fungere da catalizzatore di partenariati e reti transnazionali tra operatori pubblici, privati e del terzo settore nonché favorire il loro coinvolgimento nella definizione e nell’attuazione di nuovi modi per affrontare le esigenze e le sfide sociali pressanti.

In particolare, il programma dovrebbe contribuire a individuare e analizzare soluzioni innovative e a intensificare la loro attuazione pratica attraverso la sperimentazione di politiche sociali per aiutare gli Stati membri, laddove necessario, a rendere più efficienti i mercati del lavoro e a migliorare ulteriormente le politiche di protezione e inclusione sociale.

 

La dimensione territoriale della crescita inclusiva

Come emerge dalla definizione riportata all’inizio dell’articolo, la crescita inclusiva ha anche una dimensione “territoriale”: a tutti i diversi territori dell’Unione deve essere data l’opportunità di raggiungere il proprio pieno potenziale e a tutti i cittadini deve essere data l’opportunità di vivere una vita degna di essere vissuta, indipendentemente dal luogo in cui sono nati.

A tal fine, l’Unione europea dispone di una specifica politica, la politica di coesione economica, sociale e territoriale, e di specifici strumenti finanziari, i Fondi strutturali e di investimento europei, sui quali tornerò nei prossimi articoli.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Pacchetto investimenti sociali della Commissione europea:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020, doc. COM(2013) 83 del 20.2.2013

Pacchetto occupazione giovanile della Commissione europea:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, Aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro, doc. COM(2012) 727 del 5.12.2012

Pacchetto occupazione della Commissione europea:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, Verso una ripresa fonte di occupazione, doc. COM(2012) 173 del 18.4.2013

Programma per l’occupazione e l’innovazione sociale:

Regolamento (UE) n. 1296/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 relativo a un programma dell’Unione europea per l’occupazione e l’innovazione sociale (“EaSI”) e recante modifica della decisione n. 283/2010/UE che istituisce uno strumento europeo Progress di microfinanza per l’occupazione e l’inclusione sociale

 

 

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