L’Italia che rinasce: il Distretto tecnologico Sicilia micro e nano sistemi all’orizzonte del 2020

24 giugno 2014 di Mauro Varotto

La poesia del siciliano Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959, scelta tra le prove di italiano della maturità della scorsa settimana, ci ha ricordato l’inestimabile contributo culturale della Sicilia all’Italia e al mondo.

Proprio nel giorno in cui si svolgeva la prova di italiano, mi trovavo in Sicilia, ospite del Distretto tecnologico Sicilia micro e nano sistemi e dei suoi Soci.

Ho scoperto che la Sicilia può offrire all’Italia e al mondo non solo un essenziale e imprescindibile retaggio culturale, ma anche nuovi impulsi nel campo scientifico e tecnologico e, soprattutto, un contributo per la rinascita economica del nostro Paese.

Il Distretto tecnologico è stato istituito l’1 agosto 2008 su iniziativa di alcune imprese “leader” a livello internazionale e nazionale nei rispettivi settori – basti citare ST Microelectronics, IBM, Italtel, Engineering, Corvallis, Sifi -, in partenariato con il sistema della ricerca e dell’innovazione regionale, in particolare le tre Università di Catania, Messina e Palermo, il Consiglio nazionale delle ricerche, INAF e altri Partner di prestigio.

Questi soggetti si sono associati stabilmente in un consorzio che ha la finalità di fare ricerca, innovazione e alta formazione nel campo delle tecnologie abilitanti fondamentali (KET – Key Enabling Technologies), che comprendono la microelettronica e la nanoelettronica, le nanotecnologie, la fotonica, le biotecnologie, i materiali avanzati e sistemi di fabbricazione avanzati: queste tecnologie sono alla base della competitività in un ampio spettro di industrie e settori esistenti ed emergenti.

L’attività del Distretto, in particolare, si concentra su una tematica tecnologica trasversale, in grado di consolidare la competitività del territorio in cui opera, a partire dalla cosiddetta “Etna Valley” in cui è insediato: i micro e nano sistemi applicati all’energia e all’efficienza energetica, alla salute dell’uomo e alle biotecnologie, al sistema agroalimentare e, infine, ai trasporti e alla logistica avanzata.

E’ un settore in cui l’Europa è leader mondiale nella ricerca e sviluppo, con una quota di brevetti superiore al 30%. In particolare, i prodotti che utilizzano le micro e nano-tecnologie sono un mercato mondiale strategico per l’Unione europea: le stime di mercato relative al valore dei prodotti che incorporano le nanotecnologie come componente essenziale sono pari a 700 miliardi di euro entro il 2015 e a 2.000 miliardi entro il 2020, con un aumento dei posti di lavoro, nel medesimo periodo, da 2 a 6 milioni.

In questi ambiti, il Distretto tecnologico sta già attuando alcuni progetti strategici di ampia portata, che sono presentati nel suo sito Internet.

Nel meeting di Catania della scorsa settimana, assieme ai miei colleghi, ho avuto il compito di presentare ad amministratori e Soci del Distretto tecnologico i nuovi scenari aperti dalle nuove politiche dell’Unione nel campo della ricerca, dell’innovazione, dell’istruzione e della formazione, nonché nel campo della politica industriale.

Le micro e nano tecnologie sono una componente fondamentale del quadro strategico di riferimento dell’Unione europea per le politiche della ricerca e dell’innovazione, denominato “Orizzonte 2020”, e del relativo programma-quadro 2014-2020.

Il nuovo “approccio integrato” promosso dall’Unione europea, un approccio che promuove la combinazione, la convergenza e l’effetto di arricchimento reciproco di queste tecnologie abilitanti fondamentali nei diversi cicli d’innovazione e catene del valore, apre nuove prospettive di ricerca promettenti e, soprattutto, apre la strada  a tecnologie industriali, prodotti, servizi e applicazioni nuovi, a esempio nei settori dei trasporti, dell’agricoltura, della pesca, dell’ambiente, dell’alimentazione, della salute e dell’energia.

Per cogliere queste nuove opportunità, i Soci del Distretto tecnologico hanno aperto un confronto da cui è emersa una decisa volontà di continuare a cooperare nel fare ricerca e innovazione, attraverso nuovi progetti da lanciare nei prossimi mesi; ma è anche emersa l’esigenza di potenziare l’attività del Distretto tecnologico, attraverso processi di internazionalizzazione rivolti all’area del Mediterraneo, ma non solo; azioni per migliorare la capacità di attrazione di investimenti e di talenti, creando anche le condizioni per la nascita e l’avvio di start up e di spin off di ricerca, con l’obiettivo di raggiungere una maggiore competitività a livello internazionale, ed una maggiore capacità di realizzare sinergie tra settori industriali diversi sulle stesse tipologie tecnologiche.

 

Sono uscito da questa giornata siciliana con una forte e nitida impressione: proprio in questi territori – dove il PIL pro-capite è tra i più bassi d’Italia (17.000 euro nel Mezzogiorno rispetto ai 30.000 euro del Centro-Nord) e dove il tasso attuale di disoccupazione (19,7%) ha superato il massimo storico degli anni ’50 del secolo scorso – l’Italia può crescere di più.

Qui, dove la voglia di riscatto e la sete di sviluppo sono più intense, ci sono le energie per avviare la rinascita del nostro Paese.

Qui, ci potranno essere, nei prossimi anni, i tassi di crescita più elevati, a livello nazionale ed europeo.

Qui, si stanno aprendo importanti e uniche opportunità per chi vuole realizzare investimenti imprenditoriali. Non si tratta solo delle opportunità finanziarie sostenute da una nuova generazione di politiche pubbliche, promosse dall’Unione europea nell’ambito della politica di coesione (la Sicilia, ad esempio, sarà interessata da ben 19 grandi programmi di intervento, alimentati da importanti risorse finanziarie).

Il vero motivo per investire e intraprendere oggi in Sicilia è ciò che offre il territorio, in termini di competenze scientifiche e tecnologiche del suo capitale umano, di infrastrutture e di servizi di ricerca e di innovazione alle imprese, di accesso a nuovi mercati, di partnership strategiche, tecnologiche e commerciali, con le imprese multinazionali già insediate.

E, non da ultimo, la simpatia, la vitalità e l’ospitalità dei siciliani e una certa puntigliosità di sapore … “teutonico”.

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