Frontex Plus: assistenza, non supplenza all’Italia nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo

28 agosto 2014 di Mauro Varotto

Il controllo e la sorveglianza delle frontiere “esterne” dell’Unione europea è una responsabilità dei singoli Stati membri: oggi l’Unione non è dotata né dei poteri, né dei mezzi tecnici e/o finanziari necessari per assumersi una tale responsabilità; non dispone nemmeno di un proprio corpo di guardie di frontiera, né possiede navi o aerei.

Questo è il punto di partenza, imprescindibile, per comprendere l’approccio dell’Unione europea rispetto all’attuale, grave e drammatico problema dei flussi migratori nel Mediterraneo e per capire in che cosa consisterà la nuova operazione denominata “Frontex Plus”, annunciata dalla Commissione europea nei giorni scorsi e che avrà inizio nel prossimo mese di novembre.

Come necessario corollario alla libera circolazione delle persone nell’Unione europea e come elemento costitutivo dello “spazio di libertà, sicurezza e giustizia” – uno spazio fondato su una politica comune in materia di asilo, immigrazione e controllo delle frontiere esterne -, i Trattati istitutivi prevedono che l’Unione europea sviluppi una politica in grado di “garantire il controllo delle persone e la sorveglianza efficace dell’attraversamento delle frontiere esterne” e di “instaurare progressivamente un sistema integrato di gestione delle frontiere esterne” (art. 77 del TFUE).

In attuazione di queste norme piuttosto recenti, l’Unione europea ha promosso, negli ultimi anni, una gestione integrata delle frontiere esterne, idonea a garantire un livello elevato e uniforme di controllo e di sorveglianza: lo ha fatto dettando una serie di norme comuni – il cosiddetto “codice frontiere Schengen” – che stabiliscono i criteri e le procedure uniformi che la polizia di frontiera dei singoli Stati membri deve seguire nei controlli delle frontiere esterne.

Per assicurare un’efficace attuazione delle norme comuni, si è reso necessario un maggiore coordinamento tra gli Stati membri dell’Unione: per questo motivo, nel 2004, è stata istituita l’agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea, denominata FRONTEX, con sede a Varsavia, in Polonia.

Per comprendere appieno il ruolo di FRONTEX, occorre aggiungere che la politica dell’Unione europea di gestione delle frontiere, dell’asilo e dell’immigrazione, si fonda su due principi cardine (art. 80 del TFUE): il principio di solidarietà e il principio di equa ripartizione della responsabilità, anche finanziarie, tra gli Stati membri.

Pertanto, l’agenzia FRONTEX è stata istituita anche con lo scopo di promuovere tale solidarietà tra gli Stati membri e la condivisione degli oneri, proprio nel settore della gestione delle frontiere esterne.

Così, accanto al compito di agevolare l’applicazione delle norme dell’Unione europea in materia di gestione delle frontiere esterne, garantendo il coordinamento delle azioni intraprese dagli Stati membri nell’attuazione di tali misure, all’agenzia FRONTEX sono oggi affidati anche ulteriori compiti di assistenza agli Stati membri nell’attuazione degli aspetti operativi riguardanti la gestione delle frontiere esterne, compreso, ad esempio, il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi presenti illegalmente negli Stati membri, di cui ho parlato in un precedente articolo.

Rientrano in questo ambito alcuni recenti compiti affidati all’agenzia da un regolamento (UE) del 2013: ad esempio, assistere gli Stati membri che lo richiedono nella gestione di situazioni che possono comportare emergenze umanitarie e il soccorso in mare; assistere gli stessi Stati in circostanze che richiedono una maggiore assistenza tecnica e operativa alle frontiere esterne, in particolare nei casi di pressioni migratorie specifiche o sproporzionate. Per affrontare queste situazioni di emergenza, l’agenzia può istituire, in via temporanea, anche squadre europee di guardie di frontiera, formate da personale distaccato dai singoli Stati membri, da impiegare durante operazioni congiunte, progetti pilota e interventi rapidi, a seconda delle necessità.

L’annunciata operazione “Frontex Plus”, che prenderà avvio nel Mediterraneo dal prossimo novembre, nasce in questo contesto normativo e istituzionale: nascerà dalla fusione di due operazioni analoghe, già in corso da alcuni anni nel Mediterraneo (denominate “Frontex Hermes” e “Frontex Aeneas”), in una nuova operazione più ampia e più idonea ad affrontare le attuali emergenze, la quale dovrebbe contare su maggiori risorse umane e tecniche e coinvolgere nella partecipazione più Stati membri, i quali saranno invitati a partecipare, con proprio personale e mezzi, ma sempre su base volontaria.

Pertanto, l’operazione “Frontex Plus” non potrà sostituirsi all’iniziativa nazionale “Mare Nostrum”, ma, soprattutto, non potrà in alcun modo sollevare l’Italia dalle sue responsabilità nella gestione dei flussi migratori alle frontiere, responsabilità che le incombono sulla base delle norme internazionali.

“Frontex Plus”, quindi, non potrà che aiutare l’Italia a esercitare in modo migliore e più efficace le sue responsabilità nel Mar Mediterraneo, come si legge nel comunicato ufficiale della Commissione europea, pubblicato al termine dell’incontro con il Governo italiano.

L’aiuto di FRONTEX e di esperti di altri Paesi dell’Unione potrà anche insegnare all’Italia a gestire in maniera più appropriata la questione “immigrazione”, dopo anni di gestione fallimentare nei quali, come ho già avuto modo di scrivere, si sono lasciati esplodere i problemi, pensando di risolverli addossando ad altri responsabilità esclusivamente proprie.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

L’agenzia FRONTEX  è un organismo dell’Unione europea ed è dotata di personalità giuridica; è gestita da un consiglio di amministrazione, composto da un rappresentante di ciascuno Stato membro e di due rappresentanti della Commissione, nominati in base al grado di esperienza e perizia appropriate e di alto livello nel settore della cooperazione operativa nella gestione delle frontiere: l’Italia è rappresentata da Giovanni Pinto, direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere presso il Ministero dell’interno.

Il consiglio di amministrazione, su proposta della Commissione europea, nomina il direttore esecutivo dell’Agenzia, che oggi è uno spagnolo, Gil Arias.

Il budget annuale dell’Agenzia è di meno di 90 milioni di euro, come si può apprendere dal sito web istituzionale.

Il quadro di riferimento normativo sulla gestione delle frontiere esterne è dato dai segeunti atti:

Regolamento (CE) n. 2007/2004 del Consiglio del 26 ottobre 2004 che istituisce un’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea, modificato, da ultimo, dal regolamento (CE) n. 1052/2013 del 22 ottobre 2013 (versione consolidata)

Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen)

Regolamento (CE) n. 863/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 luglio 2007, che istituisce un meccanismo per la creazione di squadre di intervento rapido alle frontiere

Regolamento (UE) n. 1052/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che istituisce il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR)

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