Quale ruolo dell’Italia nell’Unione europea?

2 settembre 2014 di Mauro Varotto

 Quale ruolo intende ritagliarsi l’Italia all’interno dell’Unione europea nei prossimi anni?

La scelta sembra chiara dopo la decisione del Governo italiano di proporre, quale unico rappresentante spettante all’Italia nella prossima Commissione europea (che entrerà in funzione dal 1° novembre 2014 al 31 ottobre 2019), il proprio ministro per gli affari esteri, nel ruolo di alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ruolo che comporta, di diritto, anche quello di essere uno dei vicepresidenti della stessa Commissione.

Il Consiglio europeo straordinario del 30 agosto scorso ha approvato la proposta italiana: ora manca solo il voto di approvazione del Parlamento europeo, per l’effettivo insediamento della nuova Commissione europea e, quindi, del nuovo alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che succederà a Catherine Margaret Ashton.

Questa scelta ci dice che, nell’ambito dell’Unione europea, l’Italia si è ritagliata un ruolo politico-diplomatico, delegando agli altri Paesi la gestione dell’economia, anche della nostra, considerati i poteri unionali in ambito economico e monetario.

 

Da un lato, di fronte ai nuovi scenari internazionali (dall’Ucraina all’Iraq e Siria; da Gaza alla Libia), è presumibile che gli attuali, limitatissimi, compiti di politica estera affidati, con molta cautela, dagli Stati membri all’Unione europea – e, quindi, all’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (che, peraltro, presiederà il Consiglio “Affari esteri”, dove si riuniscono i ministeri degli esteri di tutti i Paesi membri) – forse potranno aumentare nei prossimi anni ed estendersi al settore della difesa.

Dall’altro lato, tuttavia, è anche vero che importanti politiche interne dell’Unione europea – quali, per fare qualche esempio, il mercato unico, l’unione economica e monetaria (e la gestione del patto di stabilità), la politica agricola, la politica industriale, la politica della concorrenza, la politica regionale, la politica ambientale e quella energetica – saranno gestite da Commissari proposti dagli altri Paesi dell’Unione.

Inoltre, occorre anche precisare che i compiti assegnati dai Trattati all’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza nel campo delle “relazioni esterne” dell’Unione, non riguardano alcune “materie”, nelle quali la Commissione europea ha un ruolo preponderante: la politica commerciale comune (come è noto, sono in corso i negoziati commerciali con gli Stati Uniti d’America per la creazione di un’area di libero scambio USA-UE), gli aiuti umanitari ai paesi in via di sviluppo, le relazioni con i Paesi candidati all’ingresso nell’Unione, la politica di immigrazione e asilo: anche questi ambiti saranno gestiti da Commissari proposti dagli altri Paesi dell’Unione.

In altri termini, sembra confermarsi un approccio dell’Italia verso il processo di integrazione europea che ha radici “antiche”: la sublimazione “politico-diplomatica” delle questioni più concrete e tecniche, che evitiamo di affrontare, come avveniva nelle fasi iniziali di creazione del mercato unico o di creazione della politica agricola comune, nelle quali l’Italia, invece di inviare nelle diverse sedi decisionali i tecnici più competenti dei diversi Ministeri interessati, preferiva mandare allo sbaraglio in Europa i nostri diplomatici, ben ferrati nella storia delle relazioni internazionali – e, talvolta, addirittura, nel diritto internazionale (meno in quello comunitario) – ma privi di qualsiasi conoscenza, competenza ed esperienza nelle diverse “politiche” che si andavano costruendo a livello europeo. I “risultati” ottenuti dall’Italia grazie a questa “impostazione politica” delle relazioni con l’Unione europea sono sempre stati sotto gli occhi di tutti: ancora oggi, abbiamo difficoltà a influenzare anche un semplice regolamento agricolo o sulle norme per le lavastoviglie.

L’Unione europea, per l’Italia e i suoi governanti, sembra restare ancora una questione meramente e vagamente “politica” e non la casa comune in cui si prendono decisioni molto concrete, che riguardano ogni impresa e ogni cittadino, a partire dal valore monetario del nostro lavoro, al quale l’euro assicura stabilità nel tempo, oppure dalle politiche per le nostre imprese.

Quella di chi ci governa è una impostazione che definirei “pre-comunitaria” (e “neo-gollista”), fondata sull’idea che contino di più, a livello europeo, le relazioni tra i Governi che le istituzioni e le politiche “comuni”, lo sviluppo di quel “metodo comunitario” il quale, invece, è la vera novità e la vera conquista del processo di integrazione europea.

Infatti, la politica estera e di sicurezza comune, al di là del nome, è la meno “comune” delle politiche: soggetta a norme e procedure specifiche, è definita e attuata dal Consiglio europeo e dal Consiglio dei ministri, che deliberano quasi sempre all’unanimità e, comunque, mai attraverso atti legislativi vincolanti. E l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ha il compito di attuarla, assieme agli Stati membri, “ricorrendo ai mezzi nazionali e a quelli dell’Unione”.

In altri termini: il rappresentante italiano nella Commissione europea si occuperà dei problemi di relazioni internazionali di tutti, mentre gli i rappresentanti degli altri Paesi si occuperanno dei nostri problemi economici.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Modalità di nomina e compiti dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sono stabiliti dall’articolo 18 del Trattato sull’Unione europea:

  1. Il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata con l’accordo del presidente della Commissione, nomina l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Il Consiglio europeo può porre fine al suo mandato mediante la medesima procedura.
  2. L’alto rappresentante guida la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione. Contribuisce con le sue proposte all’elaborazione di detta politica e la attua in qualità di mandatario del Consiglio. Egli agisce allo stesso modo per quanto riguarda la politica di sicurezza e di difesa comune.
  3. L’alto rappresentante presiede il Consiglio «Affari esteri».
  4. L’alto rappresentante è uno dei vicepresidenti della Commissione. Vigila sulla coerenza dell’azione esterna dell’Unione. In seno alla Commissione, è incaricato delle responsabilità che incombono a tale istituzione nel settore delle relazioni esterne e del coordinamento degli altri aspetti dell’azione esterna dell’Unione. Nell’esercizio di queste responsabilità in seno alla Commissione e limitatamente alle stesse, l’alto rappresentante è soggetto alle procedure che regolano il funzionamento della Commissione, per quanto compatibile con i paragrafi 2 e 3.

L’articolo 27 del Trattato sull’Unione europea completa il quadro, stabilendo:

  1. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che presiede il Consiglio «Affari esteri», contribuisce con proposte all’elaborazione della politica estera e di sicurezza comune e assicura l’attuazione delle decisioni adottate dal Consiglio europeo e dal Consiglio.
  2. L’alto rappresentante rappresenta l’Unione per le materie che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune. Conduce, a nome dell’Unione, il dialogo politico con i terzi ed esprime la posizione dell’Unione nelle organizzazioni internazionali e in seno alle conferenze internazionali.
  3. Nell’esecuzione delle sue funzioni, l’alto rappresentante si avvale di un servizio europeo per l’azione esterna. Il servizio lavora in collaborazione con i servizi diplomatici degli Stati membri ed è composto da funzionari dei servizi competenti del segretariato generale del Consiglio e della Commissione e da personale distaccato dai servizi diplomatici nazionali. L’organizzazione e il funzionamento del servizio europeo per l’azione esterna sono fissati da una decisione del Consiglio. Il Consiglio delibera su proposta dell’alto rappresentante, previa consultazione del Parlamento europeo e previa approvazione della Commissione.

Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) è il corpo diplomatico dell’Unione europea e dispone di una rete di 139 delegazioni e uffici dell’UE in quasi tutti i Paesi del mondo.

 

Le “Conclusioni” della Riunione straordinaria del Consiglio europeo (30 agosto 2014), in cui è stato eletto il presidente del Consiglio europeo e l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sono pubblicate nel sito del Consiglio.

 

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