Dalla pianificazione dello spazio urbano alla pianificazione dello spazio marittimo

5 settembre 2014 di Mauro Varotto

Al governo del territorio e alla pianificazione urbanistica, l’Unione europea ha aggiunto l’obiettivo di una pianificazione dello spazio marittimo, attraverso una recente direttiva-quadro che dovrà essere recepita, anche nell’ordinamento italiano, entro il 18 settembre 2016.

Due sono le motivazioni alla base della nuova direttiva unionale.

Innanzitutto, l’osservazione di come il mare sia diventato, sempre di più, un luogo utilizzato per gli scopi più diversi, spesso in concorrenza o, addirittura, in conflitto tra di essi: dalla costruzione e gestione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, alla prospezione e sfruttamento di petrolio e gas naturale; dal trasporto marittimo alle attività di pesca; dalla conservazione degli ecosistemi e della biodiversità alla l’estrazione di materie prime; dalla creazione e gestione di impianti di acquacoltura fino alle attività turistiche e alle attività relative al patrimonio culturale sottomarino.

Quindi, di fronte al rapido ed elevato incremento della domanda di spazio marittimo, l’Unione europea ha ritenuto che sia arrivato il momento di impostare una strategia integrata di pianificazione e di gestione e ha dettato un quadro di riferimento contenente una serie di regole comuni, che nascono da un utilizzo coordinato e integrato dei suoi poteri nel campo della politica comune della pesca, dei trasporti, dell’ambiente e dell’energia.

In secondo luogo, un quadro giuridico unionale per una gestione sostenibile del mare, può servire non solo a perseguire fondamentali e irrinunciabili esigenze di tutela dell’ambiente marino, ma anche importanti opportunità di crescita e di occupazione per l’economia europea.

In una importante comunicazione della Commissione europea del settembre 2012, intitolata: “Crescita blu. Opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo”, si legge che “se si considerano tutte le attività economiche che dipendono dal mare, l’economia blu dell’Unione europea rappresenta 5,4 milioni di posti di lavoro e un valore aggiunto lordo di quasi 500 miliardi di euro all’anno. Nel complesso, il 75% del commercio estero dell’Europa e il 37% degli scambi all’interno dell’UE si svolgono via mare”.

Le catene di valore della cosiddetta “economia blu” nell’Unione europea, in termini di valore aggiunto lordo e di occupazione, è ben evidenziata nel seguente grafico, dove le attività a monte e a valle (ad esempio, l’attività di due importanti settori, la costruzione navale e le attrezzature marittime), sono state distribuite tra le catene di valore corrispondenti.

 

Occupazione e dimensione economica delle attività marine e marittime. Si osservi la scala logaritmica. Fonte: Commissione europea (2012)

Occupazione e dimensione economica delle attività marine e marittime. Si osservi la scala logaritmica. Fonte: Commissione europea (2012)

 

 

Nella “Dichiarazione di Limassol” dell’ottobre 2012, i ministri europei per gli affari marittimi hanno proposto “un’agenda dinamica per i mari e gli oceani che promuova il potenziale di crescita, competitività e occupazione verso un’economia blu sostenibile”, arricchendo, in tal modo, la strategia “Europa 2020” di una dimensione “marittima”: sulla base di questo input politico, l’Unione europea investirà, nei prossimi anni, investirà nello sviluppo dell’economia blu importanti risorse, soprattutto mediante i Fondi strutturali e di investimento europei, in particolare il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

La politica marittima integrata dell’Unione europea individua nella pianificazione dello spazio marittimo lo strumento politico intersettoriale che consentirà alle autorità pubbliche nazionali, regionali e locali e a tutte le parti interessate di applicare un approccio integrato, coordinato e transfrontaliero allo sviluppo sostenibile dei mari e degli oceani che lambiscono l’Europa.

 

Il principale scopo della pianificazione dello spazio marittimo è quello di promuovere lo sviluppo sostenibile, determinare l’utilizzo dello spazio marittimo per i diversi usi del mare e gestire gli usi dello spazio nelle zone marine e i conflitti che tali usi possono generare, incoraggiando un utilizzo del mare “multifunzionale”.

La nuova direttiva 2014/89/UE stabilisce l’obbligo, per gli Stati membri dell’Unione europea, di definire un processo di pianificazione dello spazio marittimo, che si traduca nell’elaborazione e nell’attuazione di uno o più piani di gestione, a seconda dei diversi livelli di governo del mare, in consultazione con le parti interessate, le autorità e la popolazione.

Spetterà ai singoli Stati membri definire e fissare, nelle rispettive acque marine, il formato e il contenuto di tali piani, inclusi i dispositivi istituzionali e la ripartizione dello spazio marittimo tra le diverse attività e i diversi usi, tenendo conto anche delle interazioni terra-mare, poiché le attività marine e costiere sono spesso strettamente correlate, nonché del rafforzamento della cooperazione transfrontaliera.

La direttiva, tuttavia, fissa obiettivi e requisiti minimi dei piani, siano essi adottati a livello nazionale, regionale o locale.

Poiché la direttiva si applica alle acque marine degli Stati membri e, quindi, non alle acque costiere o alle parti di esse che rientrano nella pianificazione urbana e rurale, il primo requisito dei piani di gestione dello spazio marittimo consiste nell’obbligo di precisare gli ambiti di applicazione delle diverse normative, in modo da non ingenerare dubbi applicativi o, peggio, sovrapposizioni.

Un secondo requisito riguarda l’oggetto dei piani di gestione dello spazio marittimo: dovranno riguardare e contribuire allo sviluppo sostenibile dei settori energetici del mare, dei trasporti marittimi e del settore della pesca e dell’acquacoltura, per la conservazione, la tutela e il miglioramento dell’ambiente, considerando anche la sua resilienza all’impatto dei cambiamenti climatici; i piani potranno anche avere contenuti e obiettivi ulteriori, quali la promozione del turismo sostenibile e l’estrazione sostenibile delle materie prime.

Infine, ulteriore requisito, che ci aiuta a capire, in concreto, quali interessi potranno toccare i piani di gestione dello spazio marittimo, sarà quello di individuare la distribuzione spaziale e temporale delle attività e degli usi delle acque marine, attuali e futuri, quali, ad esempio: le zone destinate all’acquacoltura e le zone di pesca; gli impianti e infrastrutture per la prospezione, lo sfruttamento e l’estrazione di petrolio, gas e altre risorse energetiche, di minerali e aggregati e la produzione di energia da fonti rinnovabili; le rotte di trasporto marittimo e i flussi di traffico; le eventuali zone di zone di addestramento militare; eventuali siti di conservazione della natura e di specie naturali e zone protette; le zone di estrazione di materie prime o quelle riservate alla ricerca scientifica; i tracciati per cavi e condutture sottomarini; le zone per le attività turistiche in mare e le zone di tutela del patrimonio culturale sottomarino.

Una corretta pianificazione dello spazio marittimo potrà fornire adeguate risposte alle forti pressioni cui sono soggetti gli ecosistemi e le risorse marine, sia a causa delle attività umane, sia per gli effetti dei cambiamenti climatici, delle calamità naturali e dei fenomeni di dinamica costiera, quali l’erosione e l’avanzamento delle coste dovuto a sedimentazione: si tratta di fenomeni che possono avere gravi ripercussioni sullo sviluppo economico e sulla crescita delle aree costiere, nonché sugli ecosistemi marini, con conseguente peggioramento dello stato ecologico, perdita di biodiversità e degrado dei servizi ecosistemici.

 

Per la penisola italiana, i piani di gestione dello spazio marittimo potranno davvero rappresentare un potente strumento di tutela, valorizzazione e gestione di una delle più importanti fonti di crescita e di benessere del nostro Paese: il mare.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Direttiva 2014/89/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014, che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo, in GU UE L 257 del 28.8.2014, p. 135

Conferenza ministeriale informale sulla politica marittima integrata. Dichiarazione di Limassol (Limassol, 8 ottobre 2012)

Comunicazione della Commissione “Crescita blu. Opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo” COM(2012) 494 del 13.9.2012

 

 

 

 

 

 

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