Aiuti alimentari agli indigenti: un pasticcio all’italiana (ma raccontato in chiave anti-europea)

27 settembre 2014 di Mauro Varotto

Questa storia è stata raccontata, nei giorni scorsi, da un importante quotidiano italiano, ma – come mi capita di osservare quando i giornali italiani scrivono di questioni europee -, in maniera distorta, mescolando falsità e verità, non si capisce se per ignoranza o per malafede (del resto, pare che fare il giornalista, in Italia, consista sempre più nel riportare informazioni basate sul “sentito dire” piuttosto che sulle fonti, una specie di gigantesco e incontrollato “copia-incolla”).

L’articolo, per metà falso e per metà vero, si intitola: “Stop ai fondi Ue contro la fame, colpa di Germania e Italia”. Sottotitolo: “Così 4 milioni di persone sono senza aiuti. I Paesi del Nord bloccano il sistema europeo di sostegno ai bisognosi. E Roma ha presentato con mesi di ritardo il piano alternativo”.

 

Le falsità sull’Unione europea …

La parte falsa della notizia, prontamente ripresa e diffusa in rete da solerti campioni nostrani del pressapochismo, è che l’Unione europea, a causa della solita “coalizione dei Paesi nordici” (con in testa, neanche a farlo apposta, la “cattivissima” Germania), abbia bloccato gli aiuti alimentari ai più poveri, che da molti anni distribuiva gratuitamente, attraverso enti caritativi nazionali (in Italia, a esempio, il Banco Alimentare), utilizzando le scorte di prodotti agricoli, formate attraverso le eccedenze ritirate dal mercato da appositi organismi di intervento.

Questa notizia è destituita di ogni fondamento, perché, come dimostrerò qui di seguito, il programma dell’Unione europea di aiuto alimentare agli indigenti (denominato MDP – Most deprived People), non si è mai bloccato: ha solo cambiato “vestito”. Da iniziale strumento pensato per sostenere i prezzi dei prodotti agricoli e assicurare un equo tenore di vita agli agricoltori, si è evoluto in un autonomo, più solido e più capiente “Fondo di aiuti europei agli indigenti” con fondi “certi” fino al 2020 e non più legati all’andamento dei mercati agricoli.

Il programma MDP ha cessato la sua operatività il 30 novembre 2013; il “Fondo di aiuti europei agli indigenti” finanzia le spese degli Stati membri per acquistare prodotti alimentari sostenute, retroattivamente, a partire dal 1° dicembre 2013, come prevede il suo Regolamento istitutivo.

Quindi, nessuna interruzione del flusso di fondi da parte dell’Unione europea.

 

Perchè il passaggio al nuovo Fondo di aiuti europei agli indigenti?

Il programma MDP fu creato dall’Unione europea nel 1987, per utilizzare in modo utile le eccedenze agricole, altrimenti destinate alla distruzione, e, negli ultimi ventisei anni, ha fornito aiuti alimentari agli indigenti dell’Unione, cui venivano distribuite le derrate alimentari provenienti da tali scorte di prodotti agricoli, spesso prodotti in eccesso, quali cereali, riso, zucchero, olio di oliva e olive da tavola, carni bovine, latte e prodotti lattiero-caseari, carni suine e carni ovine e caprine.

Il meccanismo, tuttavia, non rappresentava un intervento di politica sociale dell’Unione europea – settore, come è noto, in cui l’Unione ha scarsissimi poteri, essendo strettamente riservato al “dominio” dei singoli Stati membri –, ma, più semplicemente, uno strumento di sostegno dei prezzi dei prodotti agricoli, previsto nell’ambito della politica agricola comune (PAC), al fine di stabilizzare i mercati di tali prodotti e di assicurare prezzi remunerativi per gli agricoltori: infatti, in tutti i provvedimenti di attuazione che si sono via via succeduti nel corso del tempo, era sempre chiaramente precisato che tale forma aiuto agli indigenti era temporanea e subordinata alla disponibilità di scorte di prodotti agricoli e che i prodotti alimentari in eccedenza sarebbero stati distribuiti fino a quando le scorte non fossero tornate a livelli normali.

Tuttavia, nel corso degli anni, il programma MDP, grazie ai grandi volumi di eccedenze alimentari, è diventato una importante fonte di approvvigionamento per le organizzazioni che lavorano a contatto diretto con i soggetti più svantaggiati della società, fornendo loro prodotti alimentari, tanto che la Commissione europea è arrivata, negli ultimi anni, addirittura a organizzare “piani annuali” di attribuzione agli Stati membri di risorse per la fornitura di derrate alimentari a beneficio degli indigenti dell’Unione, provenienti non solo dalle scorte dei prodotti agricoli eccedentari disponibili al momento, ma anche, in caso di temporanea indisponibilità di tali prodotti, mettendo a disposizione degli Stati delle somme, prelevate dai fondi agricoli, per poter acquistare sul mercato dell’Unione i prodotti temporaneamente indisponibili nelle scorte.

Poiché le diverse riforme della PAC hanno, via via, ridotto i volumi di prodotti agricoli eccedentari, le scorte si sono via via ridotte e gli acquisti diretti di prodotti alimentari sul mercato, per fornirli gratuitamente agli indigenti, ha preso il sopravvento.

I piani annuali di distribuzione, per Stato membro, dei prodotti alimentari destinati agli indigenti, elaborati dalla Commissione europea, avevano cambiato natura e obiettivi rispetto al meccanismo originario: non consistevano più nel puro e semplice smercio delle scorte di prodotti agricoli eccedentari, ma rispondevano ai fabbisogni di prodotti alimentari dichiarati dagli Stati membri, in relazione alla stima del numero di indigenti presenti sul proprio territorio.

Assicurare un sostegno alimentare agli indigenti era diventata una esigenza autonoma, rispetto alla disponibilità e ai volumi delle scorte di prodotti agricoli da smaltire.

Di fronte alla proposta della Commissione europea, sollecitata anche dal Parlamento europeo, di rendere permanente il programma di aiuto alimentare agli indigenti e di estendere l’acquisto dei prodotti alimentari sul mercato anche al di là dei casi di indisponibilità temporanea delle scorte di prodotti agricoli, la Germania si è opposta: non perché contraria al sostegno alimentare agli indigenti, ma perché la Commissione usava in maniera distorta un meccanismo della politica agricola comune, nato per scopi diversi.

Pertanto, in un ricorso presentato il 23 dicembre 2008 al Tribunale dell’Unione europea, la Germania ha chiesto che, pur salvaguardando tutti gli stanziamenti effettuati fino ad allora, venisse annullato il regolamento con cui la Commissione adottava il piano di riparto delle risorse da destinare alle forniture di derrate alimentari agli indigenti per il 2009, perché quel piano aveva “perduto ogni nesso” con la politica agricola comune (PAC) e costituiva, in realtà, un elemento di politica sociale.

Ha sostenuto il ricorso della Germania, la sola Svezia, mentre altri Stati – in particolare, Italia, Francia, Spagna, Polonia – hanno difeso, davanti al Tribunale, le ragioni della Commissione europea.

Dopo avere esaminato le posizioni delle diverse Parti in causa, il Tribunale non ha potuto fare a meno di osservare che non era possibile, come affermava la Commissione, che l’obiettivo del piano annuale e degli acquisti supplementari di prodotti alimentari da distribuire agli indigenti fosse diventato quello di soddisfare i bisogni degli indigenti stimati dagli Stati membri partecipanti al piano, ma era e doveva restare solo quello di distribuire agli indigenti le scorte dei prodotti agricoli eccedentari esistenti.

Questa sentenza, pronunciata nel 2011, non è stato l’unico motivo per cui il programma MDP è stato soppresso dalla stessa Commissione europea a partire dalla fine del 2013: il previsto esaurimento e la notevole imprevedibilità della disponibilità di scorte dei prodotti agricoli nel periodo 2011-2020, dovuto alle successive riforme della PAC, hanno privato della sua originaria ragione d’essere il programma MDP.

Pertanto, poiché il problema della deprivazione materiale e la necessità di un sostegno dell’Unione europea per le persone più indigenti della società, permaneva e anzi si aggravava, la Commissione europea, già a metà del 2011, nella proposta per il quadro finanziario pluriennale 2014-2020, aveva riservato un bilancio di 2,5 miliardi di euro (incrementabile di un ulteriore miliardo di euro su decisione dei singoli Stati membri), per un nuovo strumento di lotta contro le forme estreme di povertà e di esclusione sociale.

E’ stato così creato il nuovo “Fondo di aiuti europei alle persone indigenti”: previsto dal regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sui Fondi strutturali e di investimento europei, è stato formalmente istituito dal regolamento (UE) n. 223/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 marzo 2014, con una dotazione complessiva, per il periodo 2014-2020, di ben 3,5 miliardi di euro, di cui circa 660 milioni di euro destinati all’Italia (circa 90 milioni di euro all’anno per acquistare prodotti alimentari per gli indigenti del nostro Paese).

Come si è anticipato, per evitare l’interruzione dei flussi di derrate alimentari agli indigenti, il regolamento ha previsto che le spese sostenute dagli Stati membri per fornire derrate alimentari agli indigenti siano ammissibili già dal 1° dicembre 2013, cioè dal giorno successivo alla fine del programma MDP.

 

… e le (tristi) verità sull’Italia

In concomitanza con la pubblicazione del regolamento del Fondo di aiuti europei alle persone indigenti, il Ministero del lavoro avrebbe dovuto presentare a Bruxelles un programma operativo per il periodo 2014-2020. Il termine ultimo era fissato al 22 luglio 2014, ma la presentazione del programma poteva anche essere anticipata: Francia e Polonia, ad esempio, per evitare l’interruzione del flusso di derrate alimentari agli indigenti, hanno presentato il programma già a fine 2013.

Che cosa ha fatto il Governo italiano?

A questo punto, lascio la parola al giornale che ha riportato la notizia, in questo caso con molta più precisione rispetto alla travisata ricostruzione del comportamento dell’Unione europea:

“È qui che gli intoppi della politica e della burocrazia in Italia hanno prodotto un passaggio a vuoto in cui, quasi certamente, quest’anno milioni di persone (4 si stima) si sono viste ridurre i pacchi alimentari o le porzioni alle mense di carità. […]. Ora spettava al ministero del Lavoro presentare subito un “piano operativo” a Bruxelles sull’impiego di questi fondi, in modo da poterli ricevere al più presto. Il tempo conta. […]. Per evitare un arresto del flusso di cibo agli indigenti, la Francia per esempio ha preparato il proprio programma già da fine 2013, lo ha subito presentato ed è partita con gli anticipi di cassa, senza interruzioni. Anche Paesi con problemi di povertà come la Polonia ha mandato i piani a Bruxelles in tempi stretti.

In Italia invece si è costituito un “tavolo” a fine aprile guidato da Giuliano Poletti, il ministro del Lavoro, con sindacati, enti caritativi, Regioni, grandi città, l’associazione dei Comuni e vari altri soggetti. La disponibilità di cassa e non più di pasta, scatolame o biscotti dall’Europa aveva prodotto una novità: le amministrazioni più a corto di soldi per l’assistenza sociale, Comuni come Palermo, Genova o Napoli, per la prima volta si sono messi a competere con gli enti caritativi per ricevere e intermediare i sussidi di Bruxelles.

Questa concorrenza per le risorse ha ritardato tutto e il flusso di aiuti dall’Europa, cioè gran parte del cibo per milioni di poveri in Italia, si è interrotto. L’Italia non è il solo caso in Europa, è vero, anche se pochi altri Paesi hanno una simile crescita della povertà. Il blocco dei sussidi era talmente prevedibile che il governo di Enrico Letta aveva persino creato un fondo per garantire gli approvvigionamenti di quest’anno, ma non è servito: la Legge di stabilità lo finanzia con appena 10 milioni, un decimo delle somme necessarie.

Ora il piano italiano, dopo una riscrittura in estate, è definitivamente partito per Bruxelles a inizio settembre. Gli anticipi di cassa sono scattati da agosto ma servono ancora i bandi e gli appalti per prodotti come pasta o zucchero. I primi alimenti per chi ne ha urgente bisogno arriveranno non prima di fine novembre, nove mesi in ritardo”.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Il citato articolo, a firma di Federico Fubini, è stato pubblicato su La Repubblica del 21 settembre 2014 :

“Stop ai fondi Ue contro la fame, colpa di Germania e Italia. Così 4 milioni di persone sono senza aiuti. I Paesi del Nord bloccano il sistema europeo di sostegno ai bisognosi. E Roma ha presentato con mesi di ritardo il piano alternativo”

La notizia, così come riportata dal quotidiano, è stata subito ripresa e diffusa in rete, lo stesso giorno, ad esempio:

“Colpe europee e ritardi italiani: così i poveri hanno meno cibo”

 

La Sentenza del Tribunale (Quinta Sezione) del 13 aprile 2011, Repubblica federale di Germania contro Commissione europea, causa T-576/08 è reperibile nel sito della Corte di Giustizia dell’Unione europea:

Agricoltura – Organizzazione comune dei mercati – Esecuzione di forniture di derrate alimentari provenienti da scorte di intervento a favore degli indigenti – Regolamento (CE) n. 983/2008 – Piano d’attribuzione agli Stati membri di risorse da imputarsi all’esercizio 2009 per il programma di fornitura – Mobilizzazioni sul mercato – Ricorso di annullamento.

Il nuovo fondo di aiuti europei agli indigenti è stato istituito con il Regolamento (UE) n. 223/2014 del parlamento europeo e del Consiglio dell’11 marzo 2014 relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti.

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