I nuovi obiettivi a medio termine dell’Unione europea per la lotta ai cambiamenti climatici

30 ottobre 2014 di Mauro Varotto

I gas a effetto serra prodotti dalle attività umane sono all’origine del riscaldamento della terra e dei conseguenti cambiamenti climatici del pianeta, il cui impatto umano, economico e ambientale, come ognuno di noi può osservare ogni giorno, è sempre più pesante.

Gli studi scientifici suggeriscono che un aumento della temperatura media globale superiore a 2°C rispetto all’epoca preindustriale (si tratta di circa 1,2 °C in più rispetto alla temperatura attuale) incrementerebbe in maniera decisiva il rischio di mutamenti irreversibili e su larga scala dell’ambiente globale.

Allo stato attuale della conoscenza scientifica, sembra che un abbattimento delle emissioni di gas serra globali pari al 50%, entro il 2050, possa scongiurare l’aumento delle temperature di 2°C.

Al raggiungimento di questo obiettivo sono finalizzati gli accordi internazionali sul clima tra i Paesi più industrializzati, a partire dal protocollo di Kyoto (sottoscritto nel 1997, ma in vigore solo dal 2005), che dovrebbe essere sostituito da un nuovo accordo globale da raggiungere nella conferenza internazionale di Parigi prevista per il 2015, di cui ho scritto in un precedente articolo.

In questo contesto, l’Unione europea ha deciso di assumere il ruolo di capofila nella costruzione di una nuova economia globale, a basse emissioni di carbonio, proponendo al mondo il proprio modello di sviluppo sostenibile, compatibile con la salvaguardia del pianeta.

Gli Stati membri dell’Unione europea sono responsabili di circa l’11% delle emissioni di gas a effetto serra nel mondo: oltre l’80% di tali emissioni è dovuto alla produzione e all’impiego di energia, compreso il settore dei trasporti.

Per concorrere all’obiettivo, concordato a livello internazionale, di limitare l’aumento della temperatura media globale al massimo a 2°C rispetto ai livelli preindustriali, il Consiglio europeo del 29 e 30 ottobre 2009 ha deciso di puntare sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’80-95%, rispetto ai livelli del 1990, in tutti i Paesi dell’Unione europea, entro il 2050.

Un’apposita “iniziativa faro”, per creare un nuovo modello di sviluppo economico basato su un uso efficiente delle risorse, e una precisa “tabella di marcia”, per raggiungere l’obiettivo del 2050, sono state predisposte dalla Commissione europea nei primi mesi del 2011 e sono in avanzata fase di attuazione, anche a livello nazionale.

Entro il 2020, come è noto, l’Unione europea si è impegnata a raggiungere i seguenti traguardi in materia di clima/energia:

  • riduzione del 20% rispetto al 1990 delle emissioni di gas a effetto serra;
  • produzione del 20% del totale di energia da fonti rinnovabili;
  • riduzione di almeno 20% del consumo di energia rispetto alle proiezioni per il 2020.

Sono obiettivi ormai alla portata dell’Unione, come evidenziano i progressi verso il raggiungimento dei target fissati dalla strategia “Europa 2020”.

L’ultimo Consiglio europeo, del 23 e 24 ottobre scorsi, ha adottato formalmente i nuovi traguardi che l’Unione europea e i suoi Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030, dopo una discussione durata quasi un anno attorno alle proposte della Commissione europea.

I nuovi obiettivi climatico-ambientali per il 2030, in linea con la tabella di marcia dell’Unione europea per il 2050, sono i seguenti:

  • riduzione del 40% rispetto al 1990 delle emissioni di gas a effetto serra;
  • produzione del 27% del totale di energia da fonti rinnovabili;
  • riduzione di almeno 27% del consumo di energia rispetto alle proiezioni per il 2020.

Si tratta di obiettivi politici vincolanti per le nuove politiche e i nuovi programmi dell’Unione europea che, già a partire dalla revisione della strategia “Europa 2020”, prevista per il marzo 2015, troveranno nuovi strumenti di attuazione.

Per fare qualche esempio, nei prossimi mesi sarà modificato il sistema europeo per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra (European Union Emissions Trading Scheme – EU ETS, istituito dalla direttiva 2003/87/CE), che, oltre ai tradizionali settori economici (energia, produzione e trasformazione dei metalli ferrosi, industria minerale e fabbricazione della carta e del cartone), potrà essere esteso a nuovi settori, a partire dai trasporti; sarà potenziato il contributo alla riduzione di tali emissioni di settori quali l’agricoltura e l’edilizia, nonché delle attività legate all’uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alla silvicoltura (cosiddette attività LULUCF – Land use, land use change and forestry); il programma NER300 sarà rinnovato e potenziato, con riferimento a progetti non solo relativi alla cattura e allo stoccaggio del carbonio e alle energie rinnovabili, ma anche all’innovazione a basso tenore di carbonio nei settori industriali, rendendo ammissibili progetti di investimento anche di piccole dimensioni.

Perché fissare oggi questi obiettivi a medio e lungo termine?

Perché comporteranno profondi cambiamenti nei nostri stili di vita e, soprattutto, nella nostra economia, che sarà sempre più basata sull’energia verde, sui trasporti puliti, su nuovi metodi di produzione, nuovi materiali e sistemi di comunicazione intelligenti, secondo il paradigma della cosiddetta “terza rivoluzione industriale”.

La fissazione di obiettivi a lungo termine è necessaria per consentire agli operatori economici la stabilità e la prevedibilità necessarie per adattarsi gradualmente ai nuovi modelli di sostenibilità ambientale fissati a livello europeo e per effettuare gli investimenti necessari per riconvertire le produzioni, nonché per realizzare le grandi infrastrutture energetiche ed esplorare le tecnologie energetiche del futuro.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Consiglio europeo (23 e 24 ottobre 2014). Conclusioni.

Environment Council meeting, Council conclusions on Greening the European semester and the Europe 2020 Strategy – Mid-term review, Luxembourg, 28 October 2014

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