La disinformazione sull’Unione europea dei giornali italiani: ignoranza o malafede?

6 novembre 2014 di Mauro Varotto

Ieri, nella home page di un importante quotidiano italiano, che ho avuto già modo di segnalare un paio di volte in questo blog per la diffusione di informazioni false e distorte sull’Unione europea, campeggiava una notizia con questo titolo:

Nel bilancio Ue ci sono 7 mld di sperperi. Allarme sugli arretrati, sono ormai a 322 miliardi

Ho subito letto l’articolo, per saperne di più. Poi mi sono documentato, andando direttamente alla fonte della notizia.

Ho così scoperto che, in larga parte, l’articolo è il copia-incolla, pressochè testuale, del comunicato stampa ufficiale con cui la Corte dei Conti europea ieri ha presentato la 37a Relazione annuale sull’esecuzione del bilancio dell’Unione europea, relativa all’esercizio finanziario 2013.

Ma ho anche scoperto che l’interpretazione dei fatti, fornita dall’autore dell’articolo, è del tutto sbagliata e, soprattutto, fuorviante per il lettore che non abbia dimestichezza con i meccanismi di funzionamento dell’Unione europea: forse l’autore non è un esperto del diritto e delle politiche dell’Unione europea, come sembra emergere da certi abbagli che prende; resta il fatto che ciò che ha scritto e il modo in cui lo ha scritto lo aggiunge al coro, in Italia molto più rumoroso che numeroso, dei professionisti della denigrazione dell’Unione europea.

Per riportare un po’ di chiarezza, evidenzio un paio di aspetti.

La Corte dei conti europea, come molti sanno o intuiscono, è l’istituzione cui il trattato istitutivo assegna il compito di provvedere al controllo delle finanze dell’Unione europea: in questo modo, oltre a fungere da revisore esterno e indipendente della gestione finanziaria dell’Unione, con le sue relazioni generali e speciali contribuisce a migliorarne la gestione finanziaria.

Il giornalista, nel suo copia-incolla del comunicato stampa della Corte dei conti europea, ha omesso di riportare proprio il passaggio-chiave, quello in cui essa dice se i conti dell’Unione sono veri oppure se sono falsi e inattendibili: è la questione centrale, sulla quale la Commissione europea, unica responsabile della gestione del bilancio unionale, si gioca la fiducia del Parlamento europeo.

Scrive la Corte:

Nella relazione annuale sull’esercizio 2013, la Corte formula un giudizio senza rilievi sull’affidabilità dei conti dell’UE, concludendo inoltre che la riscossione delle entrate dell’UE è esente da errori. Tuttavia, il tasso di errore stimato per la spesa dell’UE è stato del 4,7% (nel 2012 è stato del 4,8%). Il tasso di errore stimato dalla Corte non misura le frodi, le inefficienze o gli sprechi. È una stima dei fondi che non avrebbero dovuto essere versati imputandoli al bilancio dell’UE perché non impiegati in conformità alla normativa dell’UE. Tra gli errori tipici vi sono pagamenti a un’azienda dichiarata come PMI ma che di fatto appartiene a un’impresa più grande oppure estensioni di un appalto pubblico esistente senza dare agli altri offerenti la possibilità di presentare un’offerta”.

Ora, se la stessa Corte dei conti europea scrive che: “Il tasso di errore stimato dalla Corte non misura le frodi, le inefficienze o gli sprechi”, perché intitolare l’articolo di stampa: “Nel bilancio Ue ci sono 7 mld di sperperi”?

Non voglio approfondire altri aspetti tecnici che l’autore dell’articolo di giornale in esame ha completamente travisato, ma una parola su quelli che il giornalista chiama, impropriamente, gli arretrati dell’Unione europea, vorrei scriverla.

Si tratta della questione dei cosiddetti “impegni di spesa da liquidare” (in francese: “restant à liquider“, da cui l’acronimo RAL), una questione vecchia quanto il bilancio dell’Unione, che, periodicamente riemerge: comporta un enorme arretrato di fatture da pagare, la cui crescita è, negli ultimi anni, allarmante.

Il motivo dell’aumento delle fatture non pagate dall’Unione europea è semplice e chiaro: gli Stati membri non trasferiscono all’Unione i soldi necessari per pagare gli impegni assunti. Semplicemente, non li versano nelle casse dell’Unione, come si sono impegnati a fare, e l’Unione – che a differenza degli Stati, non può fare debiti, ma ha l’obbligo del pareggio “contabile” di bilancio -, non ha le disponibilità di denaro per pagare. La crisi degli ultimi anni ha costretto numerosi Stati membri a tagliare i bilanci nazionali per garantire la sostenibilità del debito e ciò ha avuto ripercussioni anche sul bilancio dell’Unione che, peraltro, per la prima volta nella sua storia, nel periodo 2014-2020 subirà una riduzione.

Precisato questo, mi restano una domanda e un sospetto.

Perché un giornalista si inventa notizie che non ci sono e riferisce i fatti in maniera così distorta e fuorviante? E perché un giornale di rilevanza nazionale si presta a questa opera di disinformazione? A che scopo? Soprattutto: a chi giova, in questo momento, creare disinformazione sull’Unione europea, trasmettendone un’immagine così negativa?

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

La relazione annuale sull’esecuzione del bilancio 2013 è pubblicata nel sito della Corte dei Conti europea, dove si può leggere anche il comunicato stampa copiaincollato.

La “bella pagina” di “alto” giornalismo nostrano che ho commentato, si può leggere nella edizione on-line de La Repubblica.

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