Dove va il lavoro in Europa?

19 gennaio 2015 di Mauro Varotto

Nel quarto Rapporto annuale su “Occupazione e sviluppi sociali in Europa”, la Commissione europea analizza tutti i dati più aggiornati e le analisi disponibili, sia a livello dei singoli Stati membri che a livello europeo, per capire le più recenti tendenze in atto in campo occupazionale e sociale.

Si tratta di un lavoro molto approfondito e molto avanzato che sarà la base per le future scelte politiche sia dell’Unione europea che dei singoli Stati membri.

Il Rapporto dimostra che la crisi economica ha avuto un impatto sull’occupazione di gran lunga più contenuto nei Paesi dell’Unione con mercati del lavoro più aperti e meno segmentati e dove sono maggiori gli investimenti nella formazione permanente. I Paesi che offrono posti di lavoro di elevata qualità, un’efficace sistema di protezione sociale e che investono di più nel capitale umano, si sono dimostrati quelli maggiormente resilienti alla crisi.

Il Rapporto evidenzia anche che nell’Unione europea vi sono quindici Stati membri meridionali e periferici, tra i quali l’Italia, nei quali la crisi ha avuto un impatto maggiore, rispetto ai Paesi dell’Europa del Centro e del Nord, con conseguenze pesantissime sull’occupazione.

Perché questa divergenza?

Dati alla mano, il Rapporto mette in luce che la causa della divergenza non è nella gravità della crisi, che ha colpito tutti i Paesi dell’Unione, ma sono squilibri strutturali che erano già presenti prima della crisi nei Paesi maggiormente colpiti, quali, ad esempio una produttività del lavoro debole, la carenza di investimenti nel capitale umano, la debolezza del settore bancario e le bolle immobiliari, nonché gravi disfunzioni dei sistemi di welfare.

Alla luce di questi dati, diversi Stati membri stanno riformando il proprio mercato del lavoro e si stanno progressivamente convertendo a un modello sociale di investimento che promuove le potenzialità delle persone in tutto l’arco della loro vita e che incoraggia una più ampia partecipazione al mercato del lavoro, sia da parte dei giovani, delle donne che degli anziani: dopo vent’anni di tentennamenti e di paralisi della politica, l’Italia si sta finalmente muovendo in questa direzione, sia con il recente “Jobs Act” sia con l’annunciata riforma della scuola.

Il Rapporto della Commissione europea indica che un investimento efficace nel capitale umano richiede non solo l’istruzione e la formazione per acquisire le competenze adeguate, ma anche situazioni di contesto che aiutino le persone a mantenere, migliorare e usare tali abilità lungo tutto l’arco della loro vita lavorativa, al fine di evitare lo spreco di capitale umano che deriva dall’inattività o dalla sottoutilizzazione del potenziale occupazionale.

D’altro canto, all’aumento della disponibilità di capitale umano qualificato corrisponde un progressivo aumento della disponibilità di posti di lavoro di qualità: i cambiamenti in corso sul piano del progresso tecnologico, della globalizzazione, del cambiamento demografico e dell’economia verde, offriranno sempre più nuove opportunità di innovazione e di riconversione del nostro apparato produttivo (la cosiddetta terza rivoluzione industriale) e di creazione di posti di lavoro di qualità sempre più elevata, i quali renderanno obsoleti alcuni lavori e alcune qualifiche e porteranno a un aumento delle differenze di salario.

Ecco perché, conclude il Rapporto, oggi è essenziale intensificare gli investimenti nelle persone per istruire, formare e attivare ancor meglio i cittadini europei al fine di prepararli alle nuove opportunità offerte dal mercato del lavoro.

Nel Rapporto 2014 si trovano analisi anche relative ad altre questioni importanti, sulle nuove tendenze del lavoro e sui settori in cui si prevede la maggiore crescita di posti di lavoro di qualità nei prossimi anni.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Il testo integrale del Rapporto 2014: “Occupazione e sviluppi sociali in Europa”, pubblicato il 15 gennaio 2015, è disponibile nel sito internet della direzione generale “Occupazione, affari sociali e inclusione” della Commissione europea.

 

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