E’ nata l’Unione europea dell’energia

20 marzo 2015 di Mauro Varotto

Il Vertice dei Capi di Stato e di governo, che si è svolto il 19 marzo scorso a Bruxelles, ha deciso di creare la cosiddetta “Unione dell’energia”, cioè di unificare progressivamente le politiche e i mercati dell’energia nazionali, secondo la strategia e la tabella di marcia proposta dalla Commissione europea il 25 febbraio.

L’obiettivo storico è di creare in Europa:

“un sistema energetico integrato a livello continentale che consenta ai flussi di energia di transitare liberamente attraverso le frontiere, si fondi sulla concorrenza e sull’uso ottimale delle risorse e disciplini efficacemente i mercati dell’energia a livello di Unione europea, ove necessario”.

Perché un’Unione europea dell’energia?

L’urgenza di questa nuova strategia nasce, prima di tutto, dalla semplice constatazione che l’Unione europea, nel suo complesso, importa il 53% del proprio fabbisogno energetico, con un costo di circa 400 miliardi di euro l’anno, collocandosi al primo posto nel mondo per importazione di energia.

Questo dato significa che l’Unione è oggi molto vulnerabile, rispetto alle crisi di approvvigionamento che possono nascere anche da tensioni geo-politiche e portare, addirittura, a “ricatti energetici” da parte di alcuni grandi fornitori, che usano la politica energetica come strumento di politica estera, a partire dalla vicina Russia.

A questa considerazione, se ne aggiungono anche altre di carattere economico, non meno importanti.

Il 75% del parco immobiliare europeo è a bassa efficienza energetica: in proposito, si stima che ogni punto percentuale di aumento del risparmio energetico, consentirebbe di ridurre le importazioni di gas del 2,6%.

Il 94% per cento dei trasporti dipende dai prodotti petroliferi: il 90% sono prodotti importati.

Nell’intera Unione si spendono oltre 120 miliardi di euro all’anno – direttamente o indirettamente – in sovvenzioni a favore dell’energia, che spesso non sono giustificate e sono, quindi, risorse sprecate.

Infine, solo nel periodo fino al 2020, per assicurare l’approvvigionamento energetico del Paesi europei, ammodernando le reti in gran parte obsolete, occorreranno investimenti nel settore dell’energia di oltre 1.000 miliardi di euro.

Di fronte a tali considerazioni, la Commissione europea, nella sua nuova strategia scrive:

“L’Europa è a un crocevia. Se prosegue sulla strada attuale, l’inevitabile passaggio a un’economia a basse emissioni di CO2 sarà ostacolato dai costi economici, sociali e ambientali derivanti dalla frammentazione dei mercati nazionali dell’energia. È necessario cogliere l’opportunità storica dell’attuale calo dei prezzi del petrolio e del gas, prima che la tendenza si inverta, combinandoli con la diminuzione del costo delle energie più pulite, con una politica forte dell’UE per il clima e con l’emergere di nuove tecnologie per instradare la politica energetica dell’UE nella direzione giusta: quello di un’Unione dell’energia.”

Le cinque dimensioni della nuova strategia energetica dell’Unione

La strategia dell’Unione dell’energia si articola in cinque dimensioni, strettamente interconnesse e che si rafforzano reciprocamente, finalizzate a migliorare la sicurezza, la sostenibilità e la competitività dell’approvvigionamento energetico.

  1. Sicurezza energetica, solidarietà e fiducia

La strategia dell’Unione europea si fonda su un documento di lavoro presentato dalla Commissione europea circa un anno fa, intitolato: “Strategia di sicurezza energetica”, che ha previsto specifiche misure per ridurre la dipendenza europea da determinati combustibili, fornitori e rotte di approvvigionamento, anche attraverso il completamento del mercato interno dell’energia e un consumo energetico più efficiente.

  1. Piena integrazione del mercato europeo dell’energia

In questo ambito, l’obiettivo concreto è quello di assicurare una interconnessione minima per l’energia elettrica, da raggiungere entro il 2020, del 10% della capacità di produzione elettrica installata degli Stati membri (per il 2030 l’obiettivo previsto è del 15%).

Le misure necessarie al raggiungimento di quest’obiettivo sono già indicate dalla Commissione in una apposita comunicazione, presentata assieme alla nuova strategia energetica.

In questa direzione si muovono il recente accordo tra Francia, Portogallo, Spagna, Commissione europea e Banca europea degli investimenti (BEI), nel campo delle interconnessioni elettriche e l’accordo raggiunto dagli Stati baltici per procedere verso un funzionamento sincrono degli Stati membri all’interno delle reti continentali europee.

La transizione verso un sistema energetico più sicuro e sostenibile richiederà importanti investimenti nella generazione, nelle reti e nell’efficienza energetica, stimati in circa 200 miliardi di euro l’anno per il prossimo decennio: un contributo determinante verrà dai fondi dell’Unione, in particolare dal nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici, e dagli investitori privati, per favorire la partecipazione dei quali è in fase di allestimento un apposito “Portale degli investimenti“, dove saranno via via segnalati i costituendi partenariati pubblici-privati e le opportunità di investimento per le imprese.

  1. Efficienza energetica per contenere la domanda di energia

In questa dimensione della strategia, è noto che, già nell’ottobre 2014, il Consiglio europeo ha fissato, a livello di Unione, un obiettivo indicativo di almeno il 27% di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030.

L’Unione ha già posto in atto un insieme di misure all’avanguardia a livello mondiale per conseguire una maggiore efficienza nel consumo di energia, quali la normativa sull’etichettatura energetica e sulla progettazione ecocompatibile. Tutti i settori economici dovranno adottare nei prossimi mesi ed anni misure per aumentare l’efficienza del loro consumo di energia: tuttavia, la Commissione presterà particolare attenzione ai settori che presentano un potenziale di efficienza energetica particolarmente elevato, in special modo i trasporti e l’edilizia, per i quali si stanno apprestando anche nuovi strumenti legislativi. Nel campo dei trasporti, è in atto uno sforzo notevole per la creazione delle autostrade elettriche e di una rete di distribuzione di energie alternative per autoveicoli.

  1. Decarbonizzazione dell’economia

In vista della conclusione di un nuovo accordo vincolante nell’ambito della Conferenza sul clima che si terrà a Parigi nei prossimi mesi, e al quale ho già dedicato un apposito articolo in questo blog, nell’Unione europea si è raggiunto un accordo per una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra interne rispetto al 1990, da raggiungere entro il 2030.

In questo contesto, l’Unione europea intende diventare il leader mondiale nel settore delle energie rinnovabili, il polo mondiale per lo sviluppo della prossima generazione di energie rinnovabili competitive e tecnicamente avanzate.

Per questo motivo l’Unione si è anche data l’obiettivo minimo di raggiungere, sempre entro il 2030, almeno il 27% per la quota di energia da fonti rinnovabili consumata.

  1. Ricerca, innovazione e competitività

Infine, l’Unione dell’energia non può prescindere da una nuova strategia per la ricerca e l’innovazione che la renda pioniera nel mondo nella prossima generazione di tecnologie rinnovabili e soluzioni di stoccaggio e le garantisca una posizione di primo piano nelle tecnologie delle reti e delle case intelligenti, dei trasporti puliti, dei combustibili fossili puliti, nonché della generazione nucleare più sicura del mondo.

Ciò presuppone un nuovo approccio europeo nel campo della ricerca e dell’innovazione in materia energetica, a partire da un aggiornamento del “Piano strategico europeo per le tecnologie energetiche” e da un’agenda strategica di ricerca e innovazione nel settore dei trasporti, utilizzando il programma quadro “Orizzonte 2020” come punto di partenza.

Quattro sono le priorità principali sulle quali la  Commissione europea propone agli Stati membri e ai portatori di interesse di concentrare sforzi di ricerca e risorse finanziarie:

  • essere leader mondiale nello sviluppo della prossima generazione di tecnologie delle energie rinnovabili, compresi la produzione rispettosa dell’ambiente e l’uso della biomassa e dei biocombustibili, nonché lo stoccaggio dell’energia;
  • agevolare la partecipazione dei consumatori alla transizione energetica mediante reti intelligenti, elettrodomestici intelligenti, città intelligenti e sistemi domotici;
  • dotarsi di sistemi energetici efficienti e utilizzare la tecnologia per rendere il parco immobiliare neutro dal punto di vista energetico;
  • dotarsi di sistemi di trasporto più sostenibili in grado di mettere a punto e diffondere su vasta scala tecnologie e servizi innovativi per migliorare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

 

Una tabella di marcia in 15 attività

La strategia prevede anche una concreta “tabella di marcia”, che individua le iniziative concrete da mettere in atto nell’ambito della strategia, con un preciso calendario di adozione e di attuazione e la definizione delle rispettive responsabilità.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Il nuovo pacchetto “Unione dell’energia”:

Comunicazione della Commissione europea, Una strategia quadro per un’Unione dell’energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici, COM (2015) 80 del 25 febbraio 2015

Comunicazione della Commissione europea, Il protocollo di Parigi – Piano per la lotta ai cambiamenti climatici mondiali dopo il 2020, COM(2015) 81 del 25 febbraio 2015

Comunicazione della Commissione europea, Raggiungere l’obiettivo del 10% di interconnessione elettrica. Una rete elettrica europea pronta per il 2020, COM (2015) 82 del 25 febbraio 2015

Comunicazione della Commissione europea, Strategia per la sicurezza energetica, COM (2014) 330 del 28 maggio 2014

Conclusioni del Consiglio europeo di Bruxelles del 19 marzo 2015

 

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