L’agenda europea 2015-2020 per garantire la nostra sicurezza

7 maggio 2015 di Mauro Varotto

Da circa sessant’anni l’Unione europea, le sue istituzioni e gli Stati membri, promuovono e assicurano libertà e sicurezza, nella convinzione che non possa esserci sicurezza senza libertà, né libertà senza sicurezza.

Sin dall’inizio, infatti, l’integrazione europea è stata saldamente basata su un comune impegno per la libertà, ancorata ai diritti dell’uomo, a istituzioni democratiche e allo stato di diritto.

Questi valori comuni si sono rivelati decisivi per garantire decenni di pace e sviluppare la prosperità all’interno dell’Unione europea; essi sono stati anche il fondamento per il suo progressivo allargamento ai diversi Paesi del contenente europeo.

L’Unione europea ha già posto in atto, per i suoi cittadini, i principali elementi di uno spazio comune di prosperità e di pace: un mercato unico, un’unione economica e monetaria e la capacità di raccogliere le sfide politiche, economiche e sociali globali, attraverso strategie e politiche sempre più incisive.

Inoltre, come ho avuto modo di scrivere, la libertà di cui gode ogni cittadino europeo comprende anche il diritto alla libera circolazione in tutta l’Unione: ogni cittadino europeo ha il diritto di vivere, lavorare e studiare in paesi europei diversi dal proprio.

La soppressione dei controlli alle frontiere interne nello “spazio Schengen” è stata un passo avanti di particolare importanza per l’Europa. Oggi, inoltre, i progressi tecnologici dell’era di Internet hanno rivoluzionato i modi e la velocità di comunicazione, determinando così l’apertura non solo delle frontiere tra i singoli Stati europei, ma anche delle stesse società.

Questa libertà non è riservata esclusivamente ai cittadini dell’Unione. La sua stessa esistenza serve da richiamo per molti altri che, nel mondo, non possono godere della libertà che i cittadini dell’Unione danno per scontata.

Come si legge nella dichiarazione dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, riunitisi a Tampere nell’autunno del  1999, la quale ha dato il via alla politica europea dell’immigrazione e dell’asilo:

“Sarebbe contrario alle tradizioni europee negare tale libertà a coloro che sono stati legittimamente indotti dalle circostanze a cercare accesso nel nostro territorio. Ciò richiede a sua volta che l’Unione elabori politiche comuni in materia di asilo e immigrazione, considerando nel contempo l’esigenza di un controllo coerente alle frontiere esterne per arrestare l’immigrazione clandestina e combattere coloro che la organizzano commettendo i reati internazionali ad essa collegati. Queste politiche comuni devono basarsi su principi che siano chiari per i nostri cittadini e offrano allo stesso tempo garanzie per coloro che cercano protezione o accesso nell’Unione europea”.

L’Unione, quindi, oggi garantisce a chiunque si trovi nel suo territorio il rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto e della solidarietà e la libertà di circolare liberamente.

Anche la sicurezza è, di per sé, un diritto fondamentale e, anzi, è diventata sempre più un fattore chiave nell’assicurare una qualità di vita elevata nella società europea: proprio per questo, per l’Unione europea, la sicurezza costituisce una delle principali priorità.

Oggi ci sono nuove sfide da affrontare per garantire che l’Europa sia uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per tutti.

Quindi, sulla base dei poteri che il trattato di Lisbona assegna all’Unione e sulla scia del precedente programma di Stoccolma, la Commissione europea ha presentato una nuova agenda europea sulla sicurezza: essa definisce le misure e gli strumenti concreti che saranno utilizzati, fino al 2020, per aiutare gli Stati membri a garantire, in modo coordinato, la sicurezza e ad affrontare le minacce oggi più urgenti.

La responsabilità di garantire la sicurezza interna è, innanzitutto, dei singoli Stati membri; tuttavia, molti reati sono organizzati e coordinati a livello transfrontaliero: si pensi alle truffe informatiche ma anche alle più recenti vicende di attentati terroristici.

La collaborazione tra i singoli Stati europei è fondamentale per affrontare queste minacce e un intervento dell’Unione europea può rivelarsi decisivo per creare fiducia e facilitare la cooperazione, lo scambio di informazioni e un’azione comune.

 

La nuova agenda europea per la sicurezza prevede una serie molto articolata di iniziative e strumenti.

Alcuni si basano sulla cooperazione tra gli Stati membri, a partire dalle azioni per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dall’Unione europea.

Altri strumenti mirano al deciso rafforzamento delle colonne portanti dell’azione dell’Unione in questo ambito: dai sistemi di scambio di informazioni alla collaborazione operativa tra agenzie europee e nazionali per la sicurezza.

Tuttavia, le novità riguardano le tre le sfide attualmente più urgenti per assicurare la sicurezza:

1) la prevenzione del terrorismo e la lotta alla radicalizzazione;

2) la lotta alla criminalità organizzata;

3) la lotta alla criminalità informatica.

In questo ambito, le azioni che la Commissione europea propone di sviluppare sono le seguenti:

  • Lotta alla radicalizzazione: la Commissione istituirà un centro di eccellenza per raccogliere e diffondere le competenze in materia di lotta alla radicalizzazione, basato sulla rete per la sensibilizzazione in materia di radicalizzazione (RAN), rete di coordinamento a livello unionale, avviata nel 2011. Ciò rafforzerà lo scambio di esperienze tra i professionisti direttamente coinvolti nella prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento a livello locale.
  • Aggiornamento della decisione quadro sulla lotta al terrorismo: l’obiettivo è fornire un quadro giuridico più coerente per affrontare il fenomeno dei combattenti stranieri, permettendo così di intensificare la cooperazione con i paesi terzi.
  • Tagliare i finanziamenti dei criminali: sarà rafforzata la cooperazione tra le autorità competenti in Europa (in particolare, le unità nazionali di informazione finanziaria, che saranno collegate a Europol); la Commissione valuterà la necessità di adottare nuove disposizioni legislative per contrastare il finanziamento del terrorismo e migliorare la confisca dei beni derivati da attività criminali.
  • Rafforzare il dialogo con il settore delle tecnologie dell’informazione: nel 2015 la Commissione lancerà un forum a livello europeo con le principali società informatiche per combattere la propaganda terroristica su internet e sui media sociali e per esplorare modi per affrontare le preoccupazioni delle autorità di contrasto sulle nuove tecnologie di cifratura.
  • Rafforzare il quadro giuridico sulle armi da fuoco per contrastarne il traffico illegale e la riattivazione, stabilire norme comuni, condividere più informazioni e intensificare la cooperazione con i paesi terzi.
  • Rafforzare gli strumenti di lotta alla criminalità informatica: è prioritario individuare modi per superare gli ostacoli alle indagini penali online, in particolare su questioni quali la giurisdizione competente e le norme in materia di accesso a prove e informazioni ricavate da Internet.
  • Migliorare le capacità di Europol, anche attraverso la creazione di un centro europeo antiterrorismo che aiuterà l’agenzia dell’UE a intensificare il sostegno alle autorità di contrasto nazionali per le attività di lotta ai terroristi combattenti stranieri, al finanziamento del terrorismo, ai contenuti online di estremismo violento e al traffico illecito di armi da fuoco.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Commissione europea, L’agenda europea sulla sicurezza, COM(2015) 185 del 28 aprile 2015.

Come ho scritto in un precedente articolo, il via al processo verso la creazione, all’interno dell’Unione europea, di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, istituito dal Trattato di Amsterdam del 1997, è stato dato dal Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999. Si vedano le Conclusioni della presidenza e, in particolare, il capitolo intitolato: Verso un’Unione di libertà, sicurezza e giustizia: i capisaldi di Tampere.

 

Al “Programma di Tampere” ha fatto seguito il “Programma dell’Aia”, adottato dal Consiglio europeo del 4 e 5 novembre 2004: esso elencava dieci priorità dell’Unione dirette a rafforzare lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia e indicava alcune misure specifiche e un calendario per la loro adozione. In proposito, si veda la Comunicazione della Commissione, Il programma dell’Aia: dieci priorità per i prossimi cinque anni. Partenariato per rinnovare l’Europa nel campo della libertà, sicurezza e giustizia, COM(2005) 184 del 10 maggio 2005.

Nel febbraio 2010, la presidenza spagnola dell’Unione ha illustrato le sfide per la sicurezza dell’UE in una strategia di sicurezza interna (“Verso un modello di sicurezza europeo“), invitando la Commissione a presentare proposte indirizzate all’azione per attuarla.

E’ nato così il “Programma di Stoccolma”, che ha indicato le priorità dell’Unione europea in questo ambito per il periodo 2010-2014 ed al quale ha fatto seguito la nuova agenda sulla sicurezza proposta dalla Commissione europea.

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