L’euro è un progetto politico ed economico che va avanti

7 luglio 2015 di Mauro Varotto

L’animata vicenda della Grecia dovrebbe richiamare l’attenzione sull’idea che è alla base del processo di integrazione europea sin dalle origini, quale elaborata da Jean Monnet e dagli altri Padri fondatori dell’Europa unita: il fatto cioè che la creazione di un ente sopranazionale di carattere federale, gli “Stati uniti d’Europa”, fosse da realizzarsi non subito e tutto in una volta, con decisioni politiche imposte dall’alto, ma in modo graduale e funzionale, partendo dal basso, dall’integrazione, settore per settore, delle economie nazionali.

“L’Europa non potrà farsi un una sola volta – diceva Robert Schuman nella famosa dichiarazione del 9 maggio 1950 -, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto” tra gli Stati europei.

La sostituzione di una “Unione europea” alle tre precedenti Comunità europee, completata con il Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, è stata un’altra di quelle “realizzazioni concrete” attraverso cui è stato sin qui costruito il progetto europeo: entrato in vigore l’1 dicembre 2009, dopo un decennio di trattative e dopo il fallimento della “Costituzione per l’Europa”, che avrebbe dovuto completare l’unione monetaria. (la Costituzione fu bocciata, come si ricorderà, nei referendum popolari indetti da due paesi fondatori, Francia e Paesi Bassi), il trattato ha segnato “una nuova tappa nel processo di integrazione europea”.

E’ in questa prospettiva che deve essere vista anche l’unione economica monetaria, a partire dalla sua prima “realizzazione concreta”, la creazione di una moneta unica, l’euro: come un’ulteriore tappa di un progetto politico a lungo termine, che ha la vocazione, come ho scritto in precedenza,  di servire la pace e la prosperità, al proprio interno e nel mondo, e ha, come obiettivo finale, l’unione politica del continente europeo.

I cosiddetti “cinque Presidenti” dell’Unione europea – cioè il presidente della Commissione europea, il presidente del Vertice euro, il presidente dell’Eurogruppo, il presidente della Banca centrale europea e il presidente del Parlamento europeo -, hanno presentato al Vertice dei capi di Stato e di governo del 25 e 26 giugno scorso, un programma per proseguire nella costruzione del progetto europeo.

“Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa” è il titolo del documento che segna l’apertura di un’ulteriore e nuova fase nel processo di integrazione europea, con obiettivi ambiziosi ma realistici, e nuove “realizzazioni concrete” da attuare nei prossimi dieci anni, secondo un preciso calendario.

Questo documento è la base da cui partire oggi per superare le debolezze e gli elementi critici dell’architettura europea e per rilanciare il processo di integrazione.

 

Ripartire dai Paesi della zona euro

La nuova fase dell’Unione europea interessa, innanzitutto, i Paesi membri che hanno l’euro come moneta comune e che rappresentano 330 milioni di cittadini.

A questi Paesi il documento chiede di condividere fino in fondo gli ideali e le regole dell’Unione europea e dell’Unione economica e monetaria e l’impegno per un più rapido cammino verso una piena integrazione economica, finanziaria e, infine, politica: questo spiega il punto di vista delle Istituzioni dell’Unione sull’atteggiamento della Grecia nei confronti dell’Europa. Fino a che punto questo Paese, ora nell’euro, è davvero interessato a proseguire nell’integrazione economica e politica?

Gli altri Paesi dell’Unione europea sono invitati ad aderire all’euro: se hanno i requisiti, la porta è aperta, ma se non fossero interessati alla moneta unica, alle sue regole e a una sempre più stretta integrazione futura, potranno, “da esterni”, stipulare con l’Unione europea eventuali accordi commerciali, soprattutto in materia di mercato unico.

Nessun Paese è obbligato e rimanere nell’euro e nell’Unione europea: ma nessun Paese può pensare di ostacolare la volontà di integrazione degli altri Paesi.

 

Il dibattito europeo iniziato nel 2012

Il documento dei “cinque Presidenti” nasce dopo tre anni di intense discussioni con gli Stati membri e la società civile di tutta Europa.

Esso si basa, infatti, sulla relazione “Verso un’autentica Unione economica e monetaria”, presentata il 26 giugno 2012 dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e preparata in stretta cooperazione con gli allora presidenti della Commissione, dell’Eurogruppo e della Banca centrale europea, e sul “Piano per un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita”, pubblicato il 28 novembre 2012 dalla Commissione europea: questi due documenti, che ho descritto in un precedente articolo, hanno dato avvio al dibattito europeo sul futuro dell’unione economica e monetaria nell’Unione europea.

 

Quattro direzioni per l’Unione europea 2.0

Che cosa è emerso al termine di questo lungo e articolato dibattito?

L’esigenza che l’Unione europea compia progressi decisivi lungo quattro direzioni.

In primo luogo, verso un’Unione economica autentica, che assicuri che ciascuna economia abbia le caratteristiche strutturali per prosperare nell’Unione monetaria. Si tratta di promuovere la convergenza non solo tra gli Stati membri dell’euro ma anche all’interno delle società europee, per preservare il modello sociale europeo, unico nel suo genere.

In secondo luogo, verso un’Unione finanziaria che, garantisca l’integrità della moneta unica in tutta l’Unione monetaria e accresca la condivisione dei rischi con il settore privato. Ciò significa completare l’Unione bancaria e accelerare l’Unione dei mercati dei capitali.

In terzo luogo, verso un’Unione di bilancio, che crei strumenti di bilancio comuni in grado di garantire sia la sostenibilità che la stabilizzazione macroeconomica per reagire meglio agli shock che non si possono gestire al mero livello nazionale.

Infine, verso un’Unione politica, che ponga le basi delle precedenti Unioni attraverso un autentico controllo democratico, la legittimità e il rafforzamento delle Istituzioni comuni.

Perché la zona euro possa evolvere progressivamente verso un’autentica Unione economica e monetaria, occorrerà passare dall’attuale sistema, fondato sul rispetto di norme e orientamenti per l’elaborazione delle politiche economiche nazionali, ad un più avanzato sistema di condivisione ulteriore delle sovranità nazionali, nell’ambito di Istituzioni comuni, la maggior parte delle quali già esistono e possono progressivamente svolgere questo compito.

 

Le fasi e il calendario per completare l’unione economica e monetaria

Il documento dei “cinque Presidenti” propone un approccio per fasi successive poiché alcune delle misure più ambiziose richiedono modifiche del vigente quadro giuridico dell’Unione europea, alcune più profonde di altre, nonché progressi significativi in termini di convergenza economica e di armonizzazione normativa in tutti gli Stati membri della zona euro.

Il processo si articolerà in più fasi consecutive, secondo una precisa tabella di marcia allegata al documento dei “cinque Presidenti”:

  • Fase 1 (1° luglio 2015-30 giugno 2017): in questa prima fase (“approfondire facendo”), le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri della zona euro, promuoverebbero un processo di rilancio della competitività e della convergenza strutturale delle economie, applicando fino in fondo le norme già vigenti, completando l’Unione finanziaria e dimostrando la capacità di attuare e mantenere politiche di bilancio responsabili a livello sia nazionale che di zona euro e rafforzando il controllo democratico.
  • Fase 2: in questa seconda fase (“completare l’UEM”), verrebbero concordate misure concrete di natura più ampia, per completare l’architettura economica e istituzionale dell’UEM. In particolare, nel corso di questa seconda fase il processo di convergenza verrebbe reso più vincolante attraverso una serie di parametri di riferimento concordati per la convergenza che potrebbero avere carattere giuridico. Progressi significativi verso tali standard, e il loro continuo rispetto una volta raggiunti, potrebbero figurare tra le condizioni per la partecipazione degli Stati membri della zona euro ad un meccanismo di assorbimento degli shock per la zona euro nel corso di questa seconda fase.
  • Fase finale (al più tardi entro il 2025): alla fine della fase 2, e una volta che tutte le misure saranno entrate pienamente in vigore, un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita costituirebbe il contesto stabile e prospero per tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea che condividono la moneta unica, attraente e aperto all’adesione degli altri Stati membri dell’Unione se lo desiderano.

 

Conclusioni

Rispetto al dibattito che si è svolto a livello europeo negli ultimi tre anni sul futuro dell’Unione europea e, soprattutto, alla strada intrapresa dalle Istituzioni dell’Unione, il nostro Paese, ancora una volta, sembra disinteressato: è rimasto ai margini, piegato su se stesso e suoi propri problemi interni.

La tanto invocata “Europa della crescita” non si crea con qualche sporadico proclama o dettando qualche intervista ai giornali italiani o chiedendo continue deroghe alle regole europee sulla stabilità finanziaria perché considerate troppo “austere”: si crea, prima di tutto, costruendo le fondamenta giuridiche, le nuove regole del gioco, attraverso le quali l’Unione europea giocherà la propria partita nella globalizzazione.

Una partita nella quale, in un futuro prossimo, sarà chiamato a partecipare solo un nucleo di Paesi europei: quelli più competitivi.

L’Italia che partita si prepara a giocare?

 

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Tutti i materiali sono reperibili sul sito WEB della Commissione europea, nella apposita sezione dedicata alla nuova fase dell’Unione economica e monetaria, in particolare, i seguenti documenti:

  • Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa. Relazione di Jean-Claude Juncker, Bruxelles, 22 giugno 2015
  • Verso una migliore governance economica nella zona euro: preparativi per le prossime fasi. Nota analitica di Jean Claude Junker al Consiglio europeo informale del 12 febbraio 2015
  • Comunicazione della Commissione, Un piano per un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita. Avvio del dibattito europeo, Bruxelles, 28.11.2012, COM(2012) 777
  • Verso un’autentica Unione economica e monetaria. Relazione del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, Bruxelles, 26 giugno 2012, EUCO 120/1207
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