La “buona scuola” italiana e il sistema europeo di istruzione e formazione

1 settembre 2015 di Mauro Varotto

Da diversi anni i Paesi membri dell’Unione europea cooperano per migliorare i propri sistemi di istruzione e di formazione nazionali, attraverso il coordinamento delle politiche per la scuola, lo scambio di buone prassi e l’apprendimento reciproco.

L’Unione europea non ha le competenze necessarie per occuparsi di scuola e di ordinamenti scolastici: pertanto, gli Stati membri si confrontano e cooperano su base volontaria, secondo il cosiddetto “metodo del coordinamento aperto”. Questa nuova forma di cooperazione in campo scolastico fu inaugurata il 15 e 16 marzo 2002, quando i capi di Stato e di governo, in occasione del Consiglio europeo di Barcellona, adottarono il programma di lavoro denominato “Istruzione e formazione 2010”, con l’obiettivo politico di rendere, entro il 2010, i sistemi di istruzione e di formazione europei un punto di riferimento di qualità a livello mondiale, sulla base di tre principi fondamentali: il miglioramento della qualità, l’agevolazione dell’accesso universale e l’apertura al resto del mondo.

Fu questo il primo quadro europeo di cooperazione nel settore dell’istruzione e della formazione, finalizzato al raggiungimento di obiettivi comuni, nel contesto di una più ampia strategia di crescita economica e sociale, alla quale avrebbe dovuto concorrere anche la scuola, considerata il primo dei due pilastri di una nuova economia europea competitiva, fondata sulla conoscenza (il secondo pilastro sono la ricerca e l’innovazione).

Alla vigilia della scadenza del primo programma di lavoro, il 12 maggio 2009, i ministri dell’istruzione dei Paesi dell’Unione adottarono il secondo “quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione”, denominato “ET 2020” (sigla di: “Education & Training 2020”) e valevole per un secondo decennio, fino al 2020.

Questo piano è stato di recente aggiornato: nuove priorità strategiche e nuovi ambiti di lavoro sono stati individuati per la cooperazione a livello europeo sul miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione nazionali.

 

Priorità strategiche e obiettivi di “ET 2020”

Il nuovo programma di coordinamento a livello europeo delle politiche per la scuola è nato attorno a una priorità strategica, consistente nel sostegno all’ulteriore sviluppo dei sistemi di istruzione e formazione dei ventotto Stati membri dell’Unione, i quali sono chiamati a garantire:

a) la realizzazione personale, sociale e professionale di tutti i cittadini;

b) una prosperità economica sostenibile e l’occupabilità, promuovendo nel contempo i valori democratici, la coesione sociale, la cittadinanza attiva e il dialogo interculturale.

A tal fine, “ET 2020” si basa su quattro obiettivi strategici comuni:

  1. fare in modo che l’apprendimento permanente e la mobilità divengano una realtà, poiché “le sfide poste dai cambiamenti demografici e la necessità di aggiornare e sviluppare periodicamente le competenze secondo le mutevoli circostanze economiche e sociali richiedono un approccio all’apprendimento che abbracci tutto l’arco della vita e sistemi di istruzione e formazione più reattivi di fronte al cambiamento e più aperti verso il mondo esterno”;
  2. migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e della formazione, poiché “sistemi d’istruzione e di formazione di elevata qualità, al tempo stesso efficaci ed equi, sono essenziali per garantire il successo dell’Europa e per potenziare l’occupabilità”. Un buon livello di istruzione e formazione, infatti, contribuisce a promuovere una crescita economica sostenuta;
  3. promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva, perché “istruzione e formazione hanno un ruolo importante da svolgere per la promozione dell’inclusione sociale e dell’uguaglianza, della cultura del rispetto reciproco e dell’integrazione di valori fondamentali in una società aperta e democratica”;
  4. incoraggiare la creatività e l’innovazione, compresa l’imprenditorialità, a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione, perché “oltre a contribuire alla realizzazione personale, la creatività costituisce una fonte primaria dell’innovazione, che a sua volta è riconosciuta come uno dei motori principali dello sviluppo economico sostenibile”.

Nell’ambito dei quattro obiettivi strategici, il programma originario individuava ben tredici ambiti di cooperazione tra gli Stati – attraverso appositi gruppi di lavoro formati da esperti nazionali – riguardanti tematiche molto concrete, dalla creazione di un quadro europeo delle qualifiche che permettesse il mutuo riconoscimento, nei ventotto Stati membri, dei diplomi conseguiti a livello nazionale, allo sviluppo professionale degli insegnanti, fino al livello di finanziamenti da assicurare alla scuola.

 

I parametri di riferimento europei per i sistemi di istruzione e formazione nazionali

Inoltre, al fine di monitorare i progressi compiuti dai singoli sistemi di istruzione e formazione nazionali e di concorrere a migliorare le politiche nazionali per la scuola, con il programma “ET 2020” gli Stati membri dell’Unione si sono dati cinque “criteri di riferimento europei”:

  1. Partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente

Per favorire una maggiore partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente, in particolare la partecipazione degli adulti scarsamente qualificati, entro il 2020, una media di almeno il 15% di adulti (popolazione dai 25 ai 64 anni di età) dovrebbe partecipare all’apprendimento permanente.

  1. Risultati insufficienti nelle competenze di base

Per assicurare che tutti i discenti raggiungano un livello adeguato nelle competenze di base, specialmente nella lettura, nella matematica e nelle scienze, entro il 2020, la percentuale dei quindicenni con risultati insufficienti in lettura, matematica e scienze – in base ai risultati delle indagini OCSE/PISA – dovrebbe essere inferiore al 15%.

  1. Diplomati dell’istruzione superiore

Data la domanda crescente di diplomati dell’istruzione superiore (di livello, cioè, universitario), e pur riconoscendo l’uguale importanza dell’istruzione e della formazione professionale, entro il 2020, la percentuale di persone tra i 30 e i 34 anni in possesso di un diploma d’istruzione superiore (livelli 5 e 6 della classificazione ISCED) dovrebbe essere almeno del 40%.

  1. Abbandono prematuro di istruzione e formazione

Quale contributo per assicurare che un numero massimo di discenti completi la propria istruzione e formazione, entro il 2020, la percentuale di giovani (popolazione dai 18 ai 24 anni) che abbandonano prematuramente l’istruzione e la formazione (cioè ha terminato soltanto l’istruzione secondaria inferiore o ha un grado di istruzione ancora più basso e non prosegue gli studi o una formazione) dovrebbe essere inferiore al 10%.

  1. Istruzione della prima infanzia

Infine, il quinto parametro: per aumentare la partecipazione all’istruzione della prima infanzia, quale punto di partenza per il futuro successo scolastico, in particolare nel caso di chi proviene da un ambiente svantaggiato, entro il 2020, almeno il 95% dei bambini di età compresa tra i 4 anni e l’età dell’istruzione primaria obbligatoria dovrebbe partecipare all’istruzione della prima infanzia.

I progressi compiuti dai singoli Stati membri verso il raggiungimento di questi cinque parametri, sono valutati periodicamente dalla Commissione europea.

 

Lo stato di avanzamento di “ET 2020”

La terza e ultima relazione di monitoraggio dei parametri di riferimento fissati da “ET 2020”, elaborata dalla Commissione europea nel 2014 sul settore dell’istruzione e della formazione in Europa, e che contiene una scheda anche relativa all’Italia, indica che, a livello europeo, permangono alcune gravi sfide:

  • il 20% dei quindicenni nell’Unione incontra difficoltà in lettura, scienze e matematica; il 20% degli adulti ha bassi livelli di alfabetizzazione linguistica e matematica e il 25% ha bassi livelli di competenze digitali; tuttavia, solo il 10,7% – tra cui pochissimi adulti scarsamente qualificati – usufruisce dell’apprendimento permanente;
  • l’abbandono scolastico precoce è attualmente pari all’11,1% e diciannove Stati membri hanno raggiunto l’obiettivo principale di “Europa 2020” (che prevede, entro il 2020, che il tasso di abbandono sia inferiore al 10%), ma ancora più di 5 milioni di studenti abbandonano la scuola e hanno un elevato tasso di disoccupazione (41%);
  • il numero di diplomati dell’istruzione superiore (università) continua a migliorare ed è attualmente al 37,9%. Sedici Stati membri hanno raggiunto l’obiettivo principale di “Europa 2020” (che prevede, entro il 2020, che almeno il 40% dei giovani sia laureato), ma l’occupabilità dei diplomati rimane un grave problema nei paesi più colpiti dalla crisi.

 

Nuove priorità per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione

Sulla base della valutazione condotta nel 2014, e pur riconoscendo le differenze tra Stati membri, la Commissione europea ha ora indicato i principali sviluppi e le principali sfide del sistema europeo di istruzione e formazione e, quindi, della cooperazione tra gli Stati membri in questo settore.

Pur confermando i quattro obiettivi strategici tracciati nel 2009 e anche i cinque parametri di riferimento, prima descritti, per misurare i progressi dei sistemi di istruzione e formazione nazionali, la Commissione propone di ridefinire la priorità strategica che è alla base stessa della cooperazione, al fine di “includere sia le pressanti sfide economiche e occupazionali, sia il ruolo dell’istruzione nel promuovere l’equità e la non discriminazione e nel diffondere valori fondamentali, competenze interculturali e la cittadinanza attiva”.

Perché questi nuovi accenti nelle strategie dei sistemi di istruzione e formazione nazionali?

Perché – scrive la Commissione europea – “un buon livello di istruzione e formazione contribuisce a promuovere una crescita economica sostenuta: alimenta ricerca e sviluppo, innovazione, produttività e competitività (…)”; oltre a ciò, perché “i tragici episodi di estremismo violento all’inizio del 2015 hanno ricordato che istruzione e formazione hanno un ruolo importante da svolgere per la promozione dell’inclusione sociale e dell’uguaglianza, della cultura del rispetto reciproco e dell’integrazione di valori fondamentali in una società aperta e democratica”. Inoltre, “Nella maggior parte dei paesi europei e OCSE la disuguaglianza è al livello più alto da 30 anni a questa parte e ha un impatto negativo sui risultati scolastici, dato che i sistemi di istruzione tendono a riprodurre le condizioni socioeconomiche. (…)”.

Di fronte a queste nuove sfide, la Commissione europea trae queste conclusioni:

“Raggiungendo in particolare i più svantaggiati, istruzione e formazione sono fondamentali per prevenire e affrontare la povertà, l’esclusione sociale e le discriminazioni, nonché per costruire le basi su cui poggia la cittadinanza attiva. Occorre quindi intensificare gli sforzi nell’ambito dell’istruzione e della formazione per estendere a tutti l’accesso a un apprendimento di qualità, in modo da promuovere la convergenza sociale verso l’alto. (…) È necessaria un’azione efficace per un’istruzione e una formazione inclusive per tutti gli studenti, con particolare attenzione a quelli provenienti da situazioni svantaggiate, con esigenze particolari, migranti o provenienti da un contesto migratorio e i rom”.

Sei nuovi concreti settori di cooperazione

Sul piano concreto, i settori di cooperazione a livello europeo nel campo dell’istruzione e della formazione vengono ridotti dagli attuali tredici a sei e, per ciascuno di essi, la Commissione europea indica le questioni concrete che saranno, sin dai prossimi mesi, oggetto di cooperazione tra i ventotto Stati membri. I sei settori di cooperazione, in estrema sintesi, sono i seguenti:

  1. abilità e competenze significative e di alta qualità, con particolare attenzione ai risultati dell’apprendimento, per l’occupabilità, l’innovazione e la cittadinanza attiva;
  2. istruzione inclusiva, uguaglianza, non discriminazione e promozione delle competenze civiche;
  3. istruzione e formazione aperte e innovative, anche attraverso una piena adesione all’era digitale;
  4. forte sostegno agli educatori;
  5. trasparenza e riconoscimento di competenze e qualifiche per facilitare la mobilità di studenti e lavoratori;
  6. investimenti sostenibili, prestazioni ed efficienza dei sistemi di istruzione e formazione.

 

La buona scuola italiana e le strategie e i parametri europei

Come è noto, il Parlamento italiano ha di recente approvato la legge 13 luglio 2015, n. 107, intitolata: “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”.

La legge cerca di fornire una risposta ai principali elementi di criticità del sistema italiano di istruzione e formazione rilevati dal programma “ET 2020”?

L’ultima relazione della Commissione europea rivela che in Italia la spesa pubblica per l’istruzione in percentuale del PIL (4,2% nel 2012) è fra le più basse dell’Unione europea, soprattutto per l’Università.

Rispetto alla maggioranza dei paesi dell’Unione, l’Italia continua ad essere in ritardo in termini di formazione del capitale umano: il tasso di abbandono prematuro degli studi, anche se in leggera flessione, resta elevato; in termini di competenze di base i risultati degli studenti sono allineati o superiori alla media UE nelle regioni settentrionali, ma significativamente inferiori nelle regioni meridionali; il monitoraggio della qualità della scuola è ancora in una fase iniziale e attualmente esiste un solo percorso di carriera per la professione docente; il tasso di istruzione terziaria per la fascia di età da 30 a 34 anni è il più basso dell’Unione europea; il livello delle competenze alfabetiche e matematiche degli adulti è molto basso rispetto ad altri paesi; è, inoltre, dimostrata la difficoltà di passare dalla scuola al lavoro, anche per le persone altamente qualificate.

La nuova legge italiana sarà, quindi, valutata in base ai “risultati” concreti che consentirà di raggiungere nei prossimi anni, soprattutto in termini di conseguimento, entro il 2020, degli obiettivi comuni stabiliti a livello europeo da parte del sistema di istruzione e formazione italiano.

 

Il forte sostegno agli insegnanti

Tuttavia, è possibile tracciare un rapido confronto tra le nuove norme italiane che riguardano il reclutamento e la valutazione degli insegnanti e quanto previsto dal programma europeo “ET 2020”, nel settore di cooperazione dedicato al “Forte sostegno agli educatori”, cioè agli insegnanti.

Un sostegno che, secondo l’Unione europea, dovrebbe focalizzarsi attorno a quattro precisi elementi:

  • potenziare il reclutamento, la selezione e l’inserimento dei candidati migliori e più idonei alla professione di insegnante;
  • aumentare l’attrattiva e il prestigio della professione di insegnante, anche mediante strategie globali;
  • sostenere la formazione iniziale e lo sviluppo professionale continuo degli insegnanti, in particolare per affrontare la sempre maggiore eterogeneità degli studenti, l’abbandono scolastico, l’apprendimento basato sul lavoro, le competenze digitali e le pedagogie innovative, anche mediante strumenti predisposti dalla stessa Unione europea;
  • promuovere l’eccellenza nell’insegnamento a tutti i livelli, mediante la concezione dei programmi, l’organizzazione dell’apprendimento e strutture di incentivi, ed esplorare nuovi modi per valutare la qualità della formazione degli insegnanti.

Dopo anni e anni di inerzia di Governo e Parlamento, la legge 13 luglio 2015, n. 107 introduce misure importanti per la professione docente. La Commissione europea ne evidenzia soprattutto tre, che, una volta attuate, consentirebbero al sistema di istruzione e formazione italiano di compiere un deciso salto di qualità: (i) la sostituzione del sistema di carriera degli insegnanti basato solo sull’anzianità di servizio con un sistema basato sul merito; (ii) l’assunzione a tempo indeterminato di circa 100.000 insegnanti precari a partire da settembre 2015 e l’accesso alla professione solo mediante concorsi aperti a partire dal 2016.

In particolare, in un paese in cui – secondo le conclusioni dell’Indagine internazionale sull’insegnamento e sull’apprendimento 2013 (TALIS) – “la valutazione e il feed-back degli insegnanti non sono una prassi comune: l’Italia ha la percentuale più alta dell’UE di insegnanti che non sono mai stati formalmente valutati (70% secondo i dirigenti scolastici) e di insegnanti che non hanno mai ricevuto osservazioni sul loro rendimento nella scuola in cui lavorano attualmente (43%)”, secondo la Commissione europea l’introduzione di una progressione di carriera basata sul merito sarebbe un’importante innovazione nel sistema d’istruzione italiano.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

I risultati del monitoraggio e del confronto tra i sistemi di istruzione e formazione dei ventotto Paesi europei è disponibile sul sito web della Commissione europea: Education and Training Moinitor.

Appositi strumenti consentono di visualizzare i progressi dei diversi Paesi europei verso il raggiungimento dei cinque parametri di riferimento comuni. In proposito, si veda la “Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2014 – Italia“.

Conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione («ET 2020»)

Comunicazione della Commissione europea, Progetto di relazione congiunta 2015 del Consiglio e della Commissione sull’attuazione del quadro strategico per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione (ET 2020). Nuove priorità per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione, COM(2015) 408 del 26.8.2015

Legge 13 luglio 2015, n. 107, Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti.

 

 

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