La biodiversità è la nostra assicurazione sulla vita: la strategia dell’Unione europea

13 ottobre 2015 di Mauro Varotto

Dipendiamo dalla natura per il cibo, l’energia, le materie prime, l’aria e l’acqua: sono tutti elementi che rendono possibile la vita.

Inoltre, la natura è un fondamentale stimolo economico: essa contribuisce allo sviluppo dell’economia e offre servizi fondamentali per la creazione di posti di lavoro e per la crescita, oltre a essere una fonte di ispirazione, conoscenza e svago, nonché una parte integrante del patrimonio culturale europeo.

Tuttavia, soprattutto nel corso del XX secolo, lo sviluppo economico ha causato una distruzione di risorse naturali su vasta scala: si calcola che, tra il 1900 e la metà degli anni ’80 del secolo scorso, l’Europa avesse già perso i due terzi delle zone umide e quasi i tre quarti delle dune e delle lande, a causa dell’azione combinata di cambiamenti di uso del suolo, sviluppi infrastrutturali, inquinamento ed espansione urbana.

Dal 1992, l’Unione europea ha affrontato il problema della perdita di biodiversità attraverso due principali strumenti giuridici: la direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (direttiva “habitat”) e la direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (direttiva “uccelli”).

Le due direttive rappresentano ancora oggi i principali strumenti legislativi dell’Unione europea per garantire la conservazione e l’uso sostenibile della natura in Europa, in particolare attraverso la rete delle aree “Natura 2000”, nella quale sono inserite le aree con un elevato valore di biodiversità.

Il 3 maggio 2011 la Commissione europea ha pubblicato la nuova strategia dell’Unione sulla biodiversità, prevedendo un piano d’azione e una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2020.

Perché una strategia europea sulla biodiversità?

La Commissione europea lo spiega sin dalle prime righe del documento strategico, che vale la pena leggere con attenzione:

“La biodiversità, ossia la straordinaria varietà di ecosistemi, specie e geni che ci circonda, è la nostra assicurazione sulla vita: ci garantisce cibo, acqua pura e aria pulita, ci offre mezzi di riparo e medicine, mitiga le catastrofi naturali, l’azione dei parassiti e le malattie, nonché contribuisce a regolare il clima. La biodiversità costituisce altresì il nostro capitale naturale, fornendo i servizi ecosistemici che sono alla base dell’economia. Con il deterioramento e la perdita di biodiversità non possiamo più contare su questi servizi: la perdita di specie e habitat ci priva della ricchezza e dei posti di lavoro derivanti dalla natura, mettendo a repentaglio il nostro benessere. È per questo motivo che la perdita di biodiversità è la minaccia ambientale che, insieme al cambiamento climatico, incombe più gravemente sul pianeta, e i due fenomeni sono inestricabilmente legati”.

Quali sono i dati più recenti sulla perdita di biodiversità? Sempre la Commissione europea, sintetizza i dati che emergono dalle indagini scientifiche internazionali.

“L’attuale tasso di estinzione delle specie è senza precedenti: principalmente a causa delle attività umane, la velocità con cui attualmente le specie si estinguono è da cento a mille volte superiore al tasso naturale: secondo la FAO, il 60% degli ecosistemi mondiali sono degradati o utilizzati secondo modalità non sostenibili, il 75% degli stock ittici sono troppo sfruttati o assai depauperati e dal 1990 si assiste alla perdita del 75% della diversità genetica delle colture agricole a livello mondiale. Circa 13 milioni di ettari di foresta tropicale sono abbattuti ogni anno  e il 20% delle barriere coralline tropicali è già scomparso, mentre 95% di quelle restanti rischia di scomparire o di essere gravemente minacciato entro il 2050 se i cambiamenti climatici proseguono ininterrotti.”

Inoltre:

“Nell’Unione europea solo il 17% degli habitat e delle specie e l’11% degli ecosistemi principali protetti dalla legislazione europea, in particolare mediante la Rete Natura 2000, godono di uno stato di conservazione soddisfacente , e ciò malgrado le misure adottate per contrastare la perdita di biodiversità, in particolare da quando, nel 2001, è stato istituito l’obiettivo dell’UE per il 2010 in questo ambito. I benefici delle misure adottate sono stati neutralizzati dalle pressioni continue e crescenti esercitate sulla biodiversità in Europa: il cambiamento d’uso dei suoli, lo sfruttamento eccessivo della biodiversità e dei suoi elementi costitutivi, la diffusione delle specie esotiche invasive, l’inquinamento e i cambiamenti climatici sono tutti fenomeni rimasti costanti oppure in aumento. La biodiversità risente anche pesantemente degli effetti causati da fattori indiretti, come l’aumento della popolazione, la scarsa conoscenza delle problematiche ad essa inerenti e il fatto che il suo valore economico non sia preso in considerazione nei processi decisionali”.

Che cosa fare di fronte a queste minacce?

L’Unione europea si è data un obiettivo chiave per il 2020: arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell’Unione entro il 2020 e ripristinarli nei limiti del possibile, intensificando al tempo stesso il contributo dell’Unione per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale. Peraltro, questo obiettivo consente all’Unione anche di rispettare gli impegni assunti a livello internazionale nell’ambito della convenzione sulla diversità biologica, conclusa a Nagoya nell’ottobre 2010.

Per raggiungere l’obiettivo dell’arresto della perdita di biodiversità in Europa e non solo, la Commissione europea ha definito specifici obiettivi (target) da raggiungere entro il 2020 attraverso 20 diverse azioni.

I target da raggiungere sono articolati in sei settori principali,

Obiettivo 1

  • Dare piena attuazione della normativa dell’Unione in materia di protezione della natura per arrestare il deterioramento dello stato di tutte le specie e gli habitat contemplati nella legislazione dell’UE in materia ambientale e conseguire un miglioramento significativo e quantificabile del loro stato in modo che, entro il 2020, rispetto alle valutazioni odierne: i) lo stato di conservazione risulti migliorato nel doppio degli habitat e nel 50% in più delle specie oggetto delle valutazioni condotte a titolo della direttiva habitat; e ii) lo stato di conservazione risulti preservato o migliorato nel 50% in più delle specie oggetto delle valutazioni condotte a titolo della direttiva Uccelli.

Obiettivo 2

  • Entro il 2020 preservare e valorizzare gli ecosistemi e i relativi servizi mediante l’infrastruttura verde e il ripristino di almeno il 15% degli ecosistemi degradati.

Obiettivo 3

  • A) Agricoltura – Entro il 2020 estendere al massimo le superfici agricole coltivate a prati, seminativi e colture permanenti che sono oggetto di misure inerenti alla biodiversità a titolo della PAC, in modo da garantire la conservazione della biodiversità e apportare un miglioramento misurabile, da un lato, allo stato di conservazione delle specie e degli habitat che dipendono dall’agricoltura o ne subiscono gli effetti e, dall’altro, all’erogazione dei servizi ecosistemici rispetto allo scenario di riferimento per l’UE del 2010, contribuendo in tal modo a promuovere una gestione più sostenibile.
  • B) Foreste – Entro il 2020 istituire piani di gestione forestale o strumenti equivalenti, in linea con la gestione sostenibile delle foreste , per tutte le foreste di proprietà pubblica e per le aziende forestali di dimensioni superiori a una determinata superficie (che deve essere definita dagli Stati membri o dalle regioni e indicata nei programmi di sviluppo rurale) sovvenzionate a titolo della politica dell’UE di sviluppo rurale, in modo da apportare un miglioramento misurabile, da un lato, allo stato di conservazione delle specie e degli habitat che dipendono dalla silvicoltura o ne subiscono gli effetti e, dall’altro, all’erogazione dei relativi servizi ecosistemici rispetto allo scenario di riferimento per l’UE del 2010.

Obiettivo 4

  • Pesca – Conseguire entro il 2015 il rendimento massimo sostenibile . Conseguire una distribuzione della popolazione per età e dimensione indicativa di uno stock in buone condizioni, mediante una gestione della pesca che non abbia effetti negativi di rilievo su altri stock, specie ed ecosistemi, nell’intento di ottenere un stato ambientale soddisfacente entro il 2020, come previsto dalla direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino.

Obiettivo 5

  • Entro il 2020 individuare e classificare in ordine di priorità le specie esotiche invasive e i loro vettori, contenere o eradicare le specie prioritarie, gestire i vettori per impedire l’introduzione e l’insediamento di nuove specie.

Obiettivo 6

  • Entro il 2020 l’UE avrà accresciuto il proprio contributo per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale.

 

Dalla valutazione effettuata dalla Commissione europea nel 2015, quindi a metà percorso, emerge che gli Stati membri devono fare molto di più per applicare le politiche e la legislazione dell’Unione, traducendole in azioni concrete.

Il ripristino degli habitat naturali e la costruzione di infrastrutture verdi continuano a rappresentare delle sfide per l’Europa e per i singoli Stati.

Che fare per raggiungere gli obiettivi della strategia dell’Unione europea?

In primo luogo, gli Stati membri devono attuare meglio la legislazione UE in materia di protezione della natura. Più dei tre quarti dei principali habitat naturali nell’Unione sono attualmente in condizioni insoddisfacenti, e molte specie sono a rischio di estinzione.

In secondo luogo, l’effettivo arresto della perdita di biodiversità dipende anche da quanto efficacemente le questioni legate alla biodiversità sono integrate nelle politiche sull’agricoltura, la silvicoltura, la pesca, lo sviluppo regionale e il commercio.

Infine, risultano interessanti i risultati di una indagine Eurobarometro che ha coinvolto quasi 28.000 cittadini europei (di cui 1.040 italiani) sul tema della biodiversità: i cittadini italiani, al pare dei cittadini degli altri Paesi europei, sembrano dimostrare una forte sensibilità sul tema della biodiversità, soprattutto quando riguarda il luogo in cui vivono.

Peccato che solo il 7% dei cittadini italiani intervistati abbia mai sentito parlare delle aree della “Rete Natura 2000”.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

EU Biodiversity Strategy to 2020

I progressi verso i sei target stabiliti dalla strategia sono oggetto di un apposito monitoraggio, i cui risultati più recenti sono pubblicati.

Relazione della Commissione europea al Consiglio e al Parlamento europeo, Lo stato della natura nell’Unione europea. Relazione sullo stato e sulle tendenze dei tipi di habitat e delle specie contemplati dalla direttiva Uccelli e dalla direttiva Habitat per il periodo 2007-2012, come richiesto a norma dell’articolo 17 della direttiva Habitat e dell’articolo 12 della direttiva Uccelli, COM(2015) 219 del 20 maggio 2015

Banca dati per la biodiversità dell’Agenzia Europea per l’Ambiente

Commissione europea. Eurobarometro. Opinioni dei cittadini europei nei confronti della biodiversità, maggio-giugno 2015

Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici

Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche

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