Il “Masterplan” per il Mezzogiorno del Governo italiano e i nuovi “Patti per il Sud”

6 novembre 2015 di Mauro Varotto

cohésion1Qualcuno forse ricorderà il “Position Paper” elaborato dai servizi della Commissione europea sulla preparazione dell’accordo di partenariato e dei programmi operativi relativi al periodo di programmazione dei Fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020: fu inoltrato al Governo italiano esattamente tre anni fa, il 9 novembre 2012.

Oltre a contenere una serie di indicazioni (e raccomandazioni) strategiche sull’utilizzo dei Fondi europei che sarebbero stati destinati all’Italia fino al 2020, il documento evidenziava, in un apposito allegato, tutti i limiti e gli errori che, sino ad allora, avevano impedito al nostro Paese di utilizzare in modo non solo efficiente ma anche efficace gli enormi finanziamenti europei destinati alle regioni meno sviluppate.

In particolare, nel documento della Commissione  si leggeva che: “La forte differenza di capacità amministrativa nella gestione dei Fondi (con una chiara differenza tra Nord e Centro-Sud) continua a rappresentare una delle principali sfide in termini di utilizzo efficiente ed efficace dei Fondi Strutturali”.

Infatti, osservava la Commissione europea: “Nei periodi di programmazione 2000-2006 e 2007-2013 più amministrazioni delle regioni meno sviluppate e in transizione hanno sperimentato serie difficoltà nell’utilizzo del volume di risorse loro assegnate e non si sono rivelati dotati di capacità progettuali e attuative all’altezza dei compiti richiesti per gestire l’assistenza UE in maniera efficace. Significativamente, i programmi delle Regioni meno sviluppate (Campania, Calabria e Sicilia) sono proprio quelli che hanno registrato i massimi ritardi in termini d’attuazione e i principali problemi in termini di capacità”.

All’epoca in cui la Commissione scriveva all’Italia, la percentuale di utilizzo dei Fondi strutturali destinati all’Italia – al termine del quinto anno di programmazione (31.12.2011) sui sette anni disponibili – era solo del 15% (oggi si tenta di arrivare, entro il 31.12.2015, a una spesa del 100% dei Fondi).

 

In questo contesto, la Commissione europea chiedeva espressamente al Governo italiano di rafforzare la gestione dei Fondi strutturali europei, intervenendo direttamente in supporto o, addirittura, in sostituzione delle stesse regioni italiane più incapaci.

Poiché l’attuale assetto costituzionale impedisce al Governo di accentrare tutto e di provvedere direttamente alla gestione di programmi di sviluppo che interessano singoli territori regionali (ma la riforma costituzionale in dirittura d’arrivo cambierà le regole del gioco e, in futuro, le regioni potranno essere surrogate nella gestione), le strade scelte per rispondere all’esigenza di assicurare all’Unione europea che i soldi che ci verranno dati per gli investimenti strutturali saranno non solo spesi nei tempi concordati, ma anche spesi bene, sono due:

  1. la creazione di una Agenzia nazionale per la coesione territoriale: non si sostituirà alle Regioni incapaci, ma avrà penetranti compiti di assistenza tecnica e di “affiancamento”;
  2. la creazione di un “meccanismo” di coordinamento, supervisione e controllo sulle scelte di investimento e sulle modalità e i tempi di investimento delle regioni italiane amministrativamente più “deboli” (cioè, le otto regioni del Sud Italia, che assorbiranno gran parte dei Fondi strutturali stanziati dall’Unione europea per l’Italia: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Sardegna).

 

Questo secondo strumento è il “Masterplan per il Mezzogiorno”, presentato dal Governo italiano il 4 novembre scorso.

In ballo c’è la gestione di una spesa pubblica per investimenti, destinata alle otto regioni del Sud, pari a 112 miliardi di euro, da impegnare entro il 2020 e da spendere entro il 2023: 32,2 miliardi di euro provengono dal bilancio dell’Unione europea (Fondi FESR ed FSE); 24 miliardi sono la quota di cofinanziamento nazionale; 4,3 miliardi il cofinanziamento delle regioni, cui si aggiungono 39 miliardi di euro del Fondo sviluppo e coesione nazionale 2014-2020 e altri 17 miliardi dello stesso Fondo relativi a risorse non ancora spese e risalenti alle programmazioni 2000–2006 e 2007-2013.

Non sono mai stati i soldi a mancare per il Sud : “E’ la capacità di utilizzarli che è mancata per decenni, come testimonia il ritardo accumulato fino al 2011 nella spesa dei Fondi europei”, scrive il Governo nel Masterplan.

Che fare per sbloccare questa nuova enorme massa di investimenti per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno?

 

Il Governo sostiene che si deve lavorare sulla “Governance” e sulla “capacità amministrativa” di chi gestisce le risorse e i cinquanta programmi operativi nei quali sono suddivise.

Sulla “Governance”, il Governo interverrà costituendo e guidando una “Cabina di Regia Stato-Regioni”, la quale si avvarrà del Dipartimento per le politiche di coesione e dell’Agenzia per la coesione territoriale.

Cabina di Regia, Dipartimento e Agenzia lavoreranno “a stretto contatto” con le amministrazioni centrali e con quelle regionali e locali, per dare impulso all’azione amministrativa e per rimuovere ostacoli procedurali e accelerare i processi
autorizzatori.

“Ma qui – osserva argutamente il Governo nel documento – si pone il problema decisivo di una collaborazione attiva delle amministrazioni regionali e locali”.

Mica si possono obbligare le regioni a fare tutto ciò che dice il Governo centrale!

Memore dei passati interventi della Corte costituzionale italiana sul tema della cooperazione tra Stato e Regioni, il Governo ha inventato un nuovo strumento di “cooperazione inter-istituzionale”: i “Patti per il Sud”.

 

Quindici “Patti per il Sud”, uno per ognuna delle otto Regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) e uno per ognuna delle sette Città Metropolitane (Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Cagliari).

L’obiettivo dei Patti è di definire per ogni regione e per ogni città metropolitana del Mezzogiorno gli interventi prioritari e trainanti, le azioni da intraprendere per attuarli e gli ostacoli da rimuovere, la tempistica, le reciproche responsabilità.

Quarantanove programmi nazionali e regionali – sui cinquanta previsti – sono già stati adottati dalla Commissione europea: il cinquantesimo sarà approvato entro fine anno.

I nuovi Fondi per il Mezzogiorno, quindi, potranno essere utilizzati immediatamente dopo la rendicontazione dei fondi del periodo 2007-2013, cioè  partire dall’inizio del 2016.

Ulteriore dettaglio, non secondario, per favorire un “nuovo inizio” nelle politiche di sviluppo italiane e garantire che i soldi stanziati siano “soldi veri”, effettivamente utilizzabili (in passato capitava spesso che i Governi stanziassero cifre poi non utilizzabili per vincoli vari), è il fatto che con la “Legge di Stabilità 2016”, presentata al Parlamento nei giorni scorsi, il Governo ha attivato in sede europea la cosiddetta “clausola investimenti”, che mette a disposizione nel 2016 uno spazio di bilancio di 5 miliardi di euro utilizzabili per spendere le risorse nazionali destinate a cofinanziamento dei Fondi strutturali o di investimenti nelle reti di rilevanza europea o di investimenti supportati dal Piano Juncker.

Secondo i calcoli, l’effetto leva potenziale sarà in grado di mettere in gioco, nel solo 2016, investimenti per oltre 11 miliardi di euro, di cui almeno 7 per interventi nel Mezzogiorno.

 

Inizia, quindi, una nuova stagione di investimenti nel e per il Mezzogiorno: investire nel Mezzogiorno significa investire nel Paese, perché “l’economia italiana nel suo insieme ha bisogno che il Mezzogiorno cambi passo e diventi un’area di crescita che interagisca positivamente con l’economia del resto del Paese”, scrive il Governo nel “Masterplan per il Mezzogiorno”, e aggiunge:

Si tratta di un progetto che non cala dall’alto le soluzioni ma fa leva sulle capacità e sulla voglia di mettersi in gioco dei cittadini e delle istituzioni meridionali: mettere in movimento la società civile del Mezzogiorno affinché diventi protagonista di una nuova Italia, l’Italia della legalità, della dignità del lavoro, della creatività imprenditoriale, in una parola del progresso economico e civile.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Masterplan per il Mezzogiorno – Linee guida, del 4 novembre 2015

“Position Paper” dei Servizi della Commissione sulla preparazione dell’Accordo di Partenariato e dei Programmi in ITALIA per il periodo 2014-2020, del 9.11.2012

Accordo di Partenariato 2014-2020 per l’impiego dei fondi strutturali e di investimento europei in Italia, adottato il 29 ottobre 2014 dalla Commissione europea

Annunci

Profilo dell'autore

I temi dell’agenda UE:

novembre: 2015
L M M G V S D
« Ott   Dic »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Link utili:

Statistiche del blog:

  • 54,113 visite