8 aprile: giornata internazionale delle popolazioni Rom

8 aprile 2016 di Mauro Varotto

In tutta Europa, secondo le più recenti stime, sono presenti dai 10 ai 12 milioni di Rom: si tratta della più numerosa minoranza etnica.

Circa 6 milioni vivono nei 28 Paesi dell’Unione europea e sono, in maggioranza, cittadini dell’Unione.

Secondo le stime della “Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti 2012-2020”, la presenza di tali popolazioni in Italia è di circa 130.000-150.000 persone, pari allo 0,2% della popolazione residente.

Rom è solo un termine generale, che viene comunemente usato nei dibattiti e nei documenti politici, ma che comprende gruppi di persone dai nomi diversi, più o meno accomunate da alcune caratteristiche culturali, siano essi sedentari o meno: rom, gitani, nomadi, manouche, ashkali, sinti e boyash, travellers, kalé, gens du voyage, o, per chiudere l’elenco, i caminanti (o siciliani erranti), gruppo nomade diffuso in Sicilia.

Malgrado tutti i Paesi dell’Unione vietino formalmente la loro discriminazione, molti Rom che vivono nell’Unione vivono ancora oggi in condizioni di estrema povertà, di esclusione sociale e sono vittime di discriminazioni ed ostacoli all’esercizio dei loro diritti fondamentali, tutti fattori che li rendono vulnerabili allo sfruttamento, a esempio attraverso la tratta degli esseri umani.

A livello di Unione europea, sono diverse le norme che tutelano i Rom: l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea (TUE) in base al quale l’uguaglianza è uno dei valori fondamentali dell’Unione; l’articolo 3, prf. 3 sempre del TUE, secondo il quale l’Unione combatte l’esclusione sociale e promuove la tutela dei diritti del minore; l’articolo 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), che assegna all’Unione il compito di combattere le discriminazioni fondate sulla razza o l’origine etnica nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni; l’articolo 19, prf. 1 dello stesso TFUE, che consente al Consiglio di prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale; infine, per concludere questa rapida rassegna normativa, l’articolo 21, prf. 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ai sensi del quale è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua o sull’appartenenza ad una minoranza nazionale.

Pertanto, l’esclusione, la disuguaglianza e la discriminazione che molti Rom continuano a incontrare anche in Europa, sono contrari ai valori e alle norme fondamentali dell’Unione europea, la quale, da molti anni, si batte per una loro maggiore integrazione e per un potenziamento della loro autonomia.

L’obiettivo fondamentale delle politiche e delle iniziative dell’Unione europea in questo ambito è sostenere la cittadinanza attiva dei Rom, promuovendone la partecipazione sociale, economica, politica e culturale alla società, anche a livello locale, poiché il coinvolgimento attivo e la partecipazione degli stessi Rom, anche tramite i loro rappresentanti e le loro organizzazioni, è fondamentale per migliorare le loro condizioni di vita e far progredire la loro inclusione sociale.

Solo per citare le iniziative concrete, successive all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, nel 2010 la Commissione europea ha adottato una prima comunicazione intitolata “L’integrazione sociale ed economica dei Rom in Europa” nella quale gettava le basi per una strategia di intervento a lungo termine; nel 2011, la stessa Commissione ha adottato il “Quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020”, in cui chiedeva ai singoli Stati membri di elaborare strategie nazionali per l’integrazione dei Rom, con politiche e misure specifiche, oggetto di monitoraggio e di valutazione annuali da parte della Commissione europea.

Oggi ogni Paese dell’Unione ha elaborato una strategia nazionale per i Rom o una serie di misure politiche integrate.

In Italia, la “Strategia nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti” è stata approvata dal Consiglio dei ministri il 24 febbraio 2012 (Governo Monti). La strategia prevede la collaborazione tra diversi ministeri (Interno, Lavoro e Politiche sociali, Giustizia, Salute, Istruzione, Università e Ricerca) e con gli enti locali, nell’ambito di una “cabina di regia” coordinata nel territorio dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR).

Queste strategie nazionali sono state valutate dalla Commissione in una comunicazione del 2012, intitolata “Strategie nazionali di integrazione dei rom: un primo passo nell’attuazione del quadro dell’UE”  e sono oggetto di relazioni annuali che ne valutano i risultati, sulla base delle informazioni fornite da ciascun paese, dalle ONG, dalle organizzazioni internazionali e dall’Agenzia dell’Unione per i diritti fondamentali (FRA).

Infine, il Consiglio dell’Unione europea il 9 dicembre 2013 ha adottato una importante Raccomandazione, rivolta ai singoli Stati membri e anche alle autorità locali (regioni e comuni) che prevede una serie articolata di misure efficaci per l’integrazione dei Rom negli Stati membri e per promuoverne la piena uguaglianza.

L’obiettivo è di assicurare ai Rom parità di trattamento e il rispetto dei loro diritti fondamentali, tra cui l’accesso all’istruzione, all’occupazione, all’assistenza sanitaria e all’alloggio.

Sul piano delle risorse finanziarie, la Raccomandazione invita i singoli Stati membri a stanziare per l’attuazione e il monitoraggio delle loro strategie e dei loro piani d’azione nazionali e locali finanziamenti adeguati, provenienti da tutte le fonti disponibili (locali, nazionali, dell’Unione e internazionali) al fine di garantire l’obiettivo dell’integrazione dei Rom attraverso misure di portata generale o mirate.

Alla promozione dell’inclusione sociale e della lotta alla povertà e alla discriminazione, tra l’altro anche favorendo l’integrazione socioeconomica di comunità emarginate come i Rom, è destinato, anche in Italia e nei singoli programmi operativi delle regioni italiane, almeno il 20 % delle risorse totali dell’Fondo sociale europeo.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Sulla politica dell’Unione europea per i Rom si veda il portale dedicato.

Con il motto “Per i Rom, con i Rom” la Commissione sta svolgendo un programma di attività di comunicazione mirate a contrastare la discriminazione e gli stereotipi contro la popolazione Rom.

L’ultimo rapporto della Commissione europea sull’attuazione a livello nazionale e locale delle strategie per l’integrazione dei Rom è del 17 giugno 2015: Relazione sull’attuazione del Quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom – 2015, COM(2015) 299

UNAR, Strategia Nazionale d’inclusione dei Rom, Sinti, e Caminanti 2012-2020, approvata dal Consiglio dei ministri il 24 febbraio 2012.

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