Dopo il muro del Brennero, che senso ha il programma di cooperazione Italia-Austria?

12 aprile 2016 di Mauro Varotto

Il programma operativo (Interreg V-A) “Italia-Austria” è un programma plurinazionale, attuato nell’ambito dell’obiettivo “Cooperazione territoriale europea” dei Fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020, giunto ormai alla sua quinta edizione.

Come si legge nell’incipit del programma stesso, è nato con l’obiettivo di “rafforzare la cooperazione transfrontaliera nella zona di confine e raggiungere contribuire al raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020”.

Per raggiungere questo obiettivo, l’Unione europea investe 82,2 milioni di euro, attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR); altre 16,1 milioni di euro deriveranno da risorse, pubbliche e private, nazionali, per un totale di quasi 100 milioni di euro.

Con un’estensione di oltre 50.000 kmq e una popolazione superiore a 5,5 milioni di abitanti, l’area del programma si estende nel territorio di sei regioni di confine tra Italia e Austria, includendo, in Italia, le aree delle provincie di Bolzano, Belluno, Vicenza, Treviso, Pordenone, Udine, Gorizia, Trieste; in Austria, Klagenfurt – Villaco, Bassa Carinzia, Alta Carinzia, Lungau, Pinzgau – Pongau, Salisburgo, Innsbruck, Tiroler Oberland, Bassa Tirolo, Außerfern e Osttirol.

 

La zona di cooperazione del programma operativo Italia-Austria 2014-2020

La zona di cooperazione del programma operativo Italia-Austria 2014-2020

 

Il programma sostiene finanziariamente progetti di cooperazione transfrontaliera relativi alle seguenti quattro linee strategiche:

  1. ricerca e innovazione: sostegno a progetti transfrontalieri di ricerca e di innovazione nei settori chiave individuati dalle strategie regionali di specializzazione intelligente elaborate dalle rispettive regioni e che presentano numerosi punti di contatto: medicina e salute, industria agroalimentare, ICT, energia, mobilità, turismo e meccatronica;
  2. natura e cultura: sostegno a progetti transfrontalieri di tutela dell’ambiente e della biodiversità e di protezione del patrimonio culturale per mantenere e sviluppare gli habitat naturali e culturali dell’area di confine, la quale presenta un patrimonio naturale e culturale di grande ricchezza che oltre essere alla base di elevati indici di qualità della vita è anche un fattore di attrattività soprattutto turistica. Inoltre, il patrimonio boschivo, i parchi nazionali e naturali, le aree protette (Natura 2000), i siti storici e locali, i monumenti e le offerte culturali possono concorrere alla diversificazione dell’economia dell’area;
  3. istituzioni: sostegno a progetti transfrontalieri di miglioramento dei sistemi e dei processi amministrativi e di armonizzazione del quadro normativo a livello organizzativo, istituzionale e infrastrutturale, per agevolare l’integrazione della popolazione nell’area transfrontaliera. La finalità è di contribuire ad abbattere gli ostacoli dell’integrazione transfrontaliera dovuti a differenze dei sistemi giuridici e amministrativi, mirando a sviluppare cooperazioni tra organizzazioni e unità amministrative, tra l’altro negli ambiti della protezione civile e contro le calamità, la tutela dell’ambiente e del clima, la mobilità e la logistica, la formazione, la sanità e il sociale;
  4. CLLD – sviluppo regionale a livello locale: creazione e sostegno a sistemi di governance transfrontalieri per attuazione del programma in forma partecipativa sulla base dell’approccio dello Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD – Community Led Local Developement). A tal fine, il programma mira a promuovere la elaborazione di strategie comuni di sviluppo locale a livello transfrontaliero nelle zone a ridosso del confine. Questo approccio bottom-up permetterà ai soggetti presenti sul territorio di dare una risposta più puntuale alle loro specifiche esigenze di sviluppo.

Queste priorità strategiche corrispondono ad altrettanti “assi prioritari” del programma operativo, come evidenziato nella seguente tabella.

 

Mentre le strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) sono già state selezionate, mediante un apposito bando di selezione che si è chiuso il 1° giugno 2015, tutte le altre linee strategiche di intervento sono attuate attraverso progetti che è possibile presentare dal 14 marzo 2016 fino al 6 giugno 2016.

 

Una domanda dopo il muro del Brennero

Quindi, sembra davvero un’ironia della sorte il fatto che, proprio mentre è aperto il primo bando per la presentazione dei progetti di cooperazione tra le istituzioni locali e gli operatori economici e sociali delle zone di confine tra Italia e Austria, il governo della Repubblica d’Austria, paese che aderisce all’Unione europea dal 1° gennaio 1995 e che fa parte del cosiddetto “Spazio Schengen” dal 1° dicembre 2007, abbia deciso non solo di ripristinare le frontiere con l’Italia nel corridoio del Brennero ma, addirittura, di rinforzarle con opere murarie di difesa dei propri confini.

Ancora più ironico suona, alla luce degli eventi di questi giorni, il nome dell’ufficio della Provincia Autonoma di Bolzano incaricato di gestire il programma operativo Italia-Austria: Ufficio per l’integrazione europea.

Per non parlare dei risultati conseguiti, non senza fatica, in termini di effettiva cooperazione tra gli abitanti, le istituzioni, le imprese e le associazioni delle zone di confine, nel corso delle cinque edizioni del programma: una cooperazione che si è via via sviluppata e rinforzata fino alla creazione, proprio nel programma Italia-Austria per il periodo 2014-2020, di quattro gruppi di azione locale transfrontalieri, formati da operatori locali che attueranno, congiuntamente, fino all’anno 2020, piccoli e medi progetti per promuovere lo sviluppo regionale attraverso il coinvolgimento diretto della popolazione locale:

  • Dolomiti Live: Osttirol, Val Pusteria, Belluno;
  • HEurOpen: Hermagor, Gemonese, Canal del Ferroe Val Canale, Carnia;
  • Terra Raetica: Landeck, Imst, Val Venosta, Engiadina Bassa;
  • Wipptal: Wipptal Tirol, Vipiteno Alto Adige.

La nascita di questi gruppi di cooperazione ha anche un forte significato simbolico, essendo avvenuta proprio nel centenario dallo scoppio della prima guerra mondiale: proprio nelle aree dove, esattamente 100 anni fa, i popoli europei si combattevano e si sterminavano, oggi, quelle stesse popolazioni, collaborano per il reciproco benessere.

 

Di fronte a scelte politiche nazionali, quali quelle compiute dal governo austriaco, viene da chiedersi quale significato possa ancora avere il programma di cooperazione Italia-Austria e se non sia meglio sospenderlo in attesa di chiarire l’effettiva volontà austriaca di permanere nell’Unione europea o, in alternativa, di modificarne profondamente gli obiettivi e le strategie di intervento, impegnando le relative risorse su nuove priorità, più coerenti con le emergenze con le quali si confronta l’Europa, a partire dalla gestione dei flussi migratori.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Sito del programma operativo (Interreg V-A) Italia Austria 2014-2020.

 

 

 

 

 

 

 

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