Industry 4.0: quali opportunità offre il mercato unico digitale europeo?

27 maggio 2016 di Mauro Varotto

Nel precedente articolo ho presentato la “Strategia per il mercato unico digitale in Europa” della Commissione europea e il suo stato di attuazione a un anno dal suo lancio.

Come è ormai noto, la strategia poggia su tre grandi pilastri:

  • il potenziamento dell’accesso on line a beni e servizi digitali, grazie alla eliminazione di tutte le barriere che ancora oggi frenano lo sviluppo del commercio elettronico di prodotti e servizi tra i 28 Paesi dell’Unione;
  • la creazione di un ambiente idoneo allo sviluppo di reti e servizi digitali, attraverso la disponibilità di idonee infrastrutture ad alta velocità e di una vasta gamma di servizi che offrono contenuti digitali;
  • infine, lo sfruttamento del potenziale economico che offre il digitale.

Questo articolo si concentrerà sul terzo pilastro: quali sono le condizioni necessarie per poter sfruttare tutte le opportunità economiche e sociali che offre l’economia digitale?

La risposta della Commissione europea è sintetizzata nel recente pacchetto di interventi finalizzato alla digitalizzazione dell’industria europea e, per questo, denominato “Industry 4.0”:

“Per godere appieno dei benefici offerti dalle tecnologie digitali, l’Europa ha bisogno sia di un settore digitale altamente innovativo sia di un potenziamento della capacità d’innovazione digitale di tutti i comparti industriali. Ha bisogno inoltre di un settore pubblico innovativo, che indichi la strada della trasformazione digitale per migliorare l’efficienza e assicurare servizi di alta qualità per tutti i cittadini”.

Questo pacchetto comprende quattro nuove iniziative prioritarie di investimento che mirano:

  • alla digitalizzazione dell’industria manifatturiera europea (iniziativa “Industry 4.0”)
  • alla creazione di una infrastruttura europea cloud e dati per il settore scientifico e per quello ingegneristico, che fornirà a scienziati e ingegneri nell’Unione ampie capacità di elaborazione e gestione dei dati (iniziativa europea per il cloud computing);
  • alla modernizzazione dei servizi pubblici (piano d’azione per l’e-Government 2016-2020);
  • alla definizione di standard tecnici europei uniformi per le TIC, sia per sostenere le innovazioni del settore, sia per permettere l’interoperabilità e la comunicazione tra i diversi sistemi, e aprire così la strada allo sviluppo del cosiddetto “internet delle cose” (Internet of Things, in sigla: “IoT”), che rappresenterà una delle maggiori innovazioni economiche e sociali dei prossimi anni.

L’iniziativa Industry 4.0

Sotto la spinta delle tecnologie digitali di nuova generazione, è in atto una nuova rivoluzione industriale. L’industria manifatturiera europea è preparata? E i lavoratori europei sono preparati?

Le ultime analisi indicano che in Europa, da un lato, settori tradizionali, quali l’edilizia, il settore agro-alimentare, il comparto tessile e la siderurgia, sono in fortissimo ritardo; dall’altro lato, che sono soprattutto le piccole e medie imprese a non aver ancora avviato i necessari processi di trasformazione digitale.

Inoltre, circa il 40% dei lavoratori dell’Unione non ha sufficienti competenze digitali, come dimostrano i più recenti dati Eurostat sulle competenze digitali della forza lavoro.

Infine, negli ultimi 15 anni, tra il 2000 e il 2014, gli investimenti in prodotti connessi alle TIC nell’Unione europea sono stati circa un terzo di quelli effettuati negli USA e, nel medesimo periodo, l’importo complessivo investito dalle imprese dell’Unione in ricerca e innovazione equivale solo al 40% degli investimenti effettuati dalle imprese USA.

La Commissione europea ha appena diffuso i dati dell’ “European Digital Progress Report 2016” (EDPR) il quale evidenzia anche le disparità tra i diversi Stati dell’Unione.

Che cosa fare di fronte a questa situazione? La Commissione europea ha indicato la via da seguire, individuando alcuni ambiti in cui intende intervenire.

  1. Una governance europea del digitale

Di fronte a questa situazione, negli ultimi anni, molti Paesi membri dell’Unione si sono arrangiati impostando proprie politiche nazionali di digitalizzazione dell’industria.

La Commissione europea ha contato oltre 30 iniziative nazionali e regionali, tra le quali: “Catapult” nel Regno Unito; “Industrie 4.0” in Germania; “Smart Industry” nei Paesi Bassi e in Slovacchia; “Fabbrica Intelligente” in Italia; “Nouvelle France Industrielle (Industrie du Futur)” in Francia.

Tuttavia, queste iniziative nazionali rischiano di frammentare il mercato unico europeo e di non raggiungere la massa critica necessaria per attirare gli investimenti privati: le sfide della trasformazione digitale devono essere affrontate a livello europeo, con uno sforzo di coordinamento e di completamento delle iniziative nazionali e regionali di digitalizzazione dell’industria.

La strategia per il mercato unico digitale fornisce un quadro di riferimento unico e coerente per progredire nella digitalizzazione dell’economia europea, nell’ambito di una ben più ampia strategia di trasformazione e rafforzamento della competitività complessiva dell’industria europea che comprende diverse altre iniziative, in particolare: il piano di investimenti per l’Europa; l’Unione dell’energia; l’Unione dei mercati dei capitali; il pacchetto sull’economia circolare e la strategia per il mercato unico.

  1. L’incentivazione degli investimenti privati in innovazioni digitali in tutti i settori industriali e in tutta l’UE

Scrive la Commissione europea che:

“Quando alle parti interessate del settore industriale vengono poste domande sul sostegno pubblico per affrontare le sfide poste dalla economia digitale, essi sottolineano che, prima di investire nella digitalizzazione, è necessario e urgente poter disporre di ‘strutture in cui sperimentare e testare le innovazioni digitali’. Le regioni e le città più preparate all’era digitale sono quelle che hanno investito in centri per le competenze digitali (ad es. organizzazioni di ricerca e tecnologia e laboratori universitari) in grado di offrire tale sostegno all’industria.”

Questo è il motivo per il quale, nei prossimi cinque anni, la Commissione intende destinare 500 milioni di euro del programma quadro di ricerca e innovazione “Orizzonte 2020” per creare la rete dei Poli europei di eccellenza ICT: questa rete intende essere un unico punto di accesso alle ultime tecnologie digitali da parte di tutte le imprese.

Quali sono questi “poli europei” in cui si concentrano le industrie digitali?

Una ricerca ormai giunta alla sua terza edizione – European ICT Poles of Excellence (EIPE) – li ha individuati e analizzati. Ecco la mappa estratta dal nuovissimo Atlante delle attività ICT in Europa:

Fonte: Commissione europea, JRC, Mapping the European ICT Poles of Excellence: The Atlas of ICT Activity in Europe

Fonte: Commissione europea, JRC, Mapping the European ICT Poles of Excellence: The Atlas of ICT Activity in Europe, 2015

  1. Rafforzare i Partenariati per la leadership nelle catene del valore e nelle piattaforme delle tecnologie digitali

La Commissione europea intende facilitare il coordinamento delle numerose ma frammentate attività di ricerca, sviluppo e innovazione in alcuni settori chiave della tecnologia digitale.

A tal fine, intende rafforzare il ruolo di coordinamento dei partenariati pubblico-privato (PPP), costituiti nell’ambito del programma “Orizzonte 2020”, perché diventino realmente delle strutture di aggregazione e degli ecosistemi per le innovazioni industriali digitali.

Gli attuali partenariati pubblico-privati riguardano l’intera catena del valore digitale, dai componenti alle applicazioni, e comprendono PPP per i componenti nanoelettronici e il software incorporato (ECSEL), la fotonica, la robotica, le comunicazioni 5G, il calcolo ad alte prestazioni (HPC), la cibersicurezza (in previsione) e i big data.

Nel complesso, per i prossimi cinque anni sono previsti già investimenti pari a oltre 20 miliardi di euro in PPP per il settore digitale da parte dell’industria e dell’Unione europea a sostegno di programmi strategici di ricerca e innovazione.

Oltre a rafforzare il ruolo dei PPP nel coordinamento delle attività di ricerca e innovazione a livello europeo, delle iniziative nazionali e delle strategie industriali attraverso la focalizzazione dell’attenzione sulle tecnologie fondamentali e sulla loro integrazione, anche attraverso progetti collettivi su vasta scala, la Commissione europea intende far convergere una parte significativa dei PPP e degli investimenti nazionali su piattaforme ed ecosistemi digitali integrati e intersettoriali, compresi gli ambienti di riferimento per l’implementazione e la sperimentazione in un contesto reale.

Partiranno, quindi, una serie di iniziative relative alla creazione di piattaforme che mirano a combinare le tecnologie digitali (in particolare l’IoT, i big data e il cloud computing, i sistemi autonomi, l’intelligenza artificiale e la stampa 3D) in piattaforme di integrazione che consentano di affrontare sfide intersettoriali in ambiti quali città intelligenti, domotica, automobili senza conducente, tecnologie e dispositivi indossabili, sanità mobile e settore agroalimentare.

  1. Normazione: priorità alle architetture di riferimento e alla sperimentazione e intensificazione degli sforzi in questi ambiti

Come si è anticipato, un efficace contesto di normazione per le tecnologie digitali è essenziale per digitalizzare l’industria europea, oltre ad essere fondamentale per il mercato unico digitale. La definizione di norme per le TIC consentirà a dispositivi e servizi di connettersi senza problemi attraverso le frontiere e con tecnologie diverse.

  1. Fornire il quadro normativo appropriato

Nel corso del 2016 la Commissione europea proporrà una iniziativa sul libero flusso dei dati all’interno dell’Unione al fine di rimuovere o prevenire prescrizioni ingiustificate in materia di localizzazione nelle disposizioni legislative o regolamentari nazionali e di esaminare in modo più approfondito le questioni emergenti relative alle norme in materia di proprietà dei dati, di accesso ai dati e di riutilizzo degli stessi, anche in un contesto industriale, e con particolare riguardo ai dati generati da sensori e da altri dispositivi di raccolta.

Inoltre, esaminerà i quadri giuridici per le applicazioni dei sistemi autonomi e dell’IoT, in particolare le norme in materia di sicurezza e responsabilità e le condizioni giuridiche per consentire prove su larga scala in situazioni reali.

Infine, avvierà attività relative alla sicurezza delle app e di altre applicazioni software non incorporate non coperte dalla legislazione settoriale, valutando l’eventuale necessità di ulteriori azioni a livello dell’UE.

  1. Un capitale umano pronto per la trasformazione digitale con le competenze necessarie

Scrive la Commissione europea:

“Il lavoro nell’industria a tutti i livelli, dagli operai agli ingegneri e al personale amministrativo, consisterà sempre più nella progettazione, nella manutenzione e nella supervisione di macchine intelligenti in grado di assistere le persone nello svolgimento dei loro compiti. Tutto ciò richiederà competenze diverse”.

Oltre alle competenze e alle abilità digitali, sono sempre più richieste altre competenze complementari, ad esempio spirito imprenditoriale, leadership e competenze ingegneristiche.

I lavori del futuro richiederanno una combinazione adeguata di competenze di base, trasversali (“soft skills”) e tecniche, in particolare competenze digitali e capacità imprenditoriali, che i sistemi di istruzione e formazione non sono ancora pienamente in grado di fornire.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

I documenti di riferimento di “Industry 4.0” sono i seguenti:

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