Nuovi lavori, nuove competenze: l’agenda europea

17 giugno 2016 di Mauro Varotto

Ciò che una persona sa; ciò che una persona è in grado di comprendere; ciò che una persona è in grado di fare: queste sono le cosiddette “competenze”.

A che cosa serve avere delle competenze nella vita?

Ad esempio, serve per trovarsi un lavoro che corrisponda al proprio talento individuale e che consenta di esprimere appieno le proprie potenzialità e di avere una vita libera e dignitosa.

Serve anche per essere un cittadino attivo, che partecipa alla vita democratica della propria comunità. Infine, serve anche per integrarsi socialmente.

Quali competenze in Europa?

I dati statistici dicono che in Europa ben settanta milioni di persone non possiedono adeguate competenze di lettura e scrittura e un numero ancora maggiore dispone di scarse competenze matematiche e digitali: queste persone sono considerate esposte a gravi rischi di disoccupazione, povertà ed emarginazione. Infatti, oltre la metà del dodici milioni di persone che in Europa sono disoccupate da più di dodici mesi (i cosiddetti disoccupati di lunga durata) sono lavoratori che hanno un basso livello di competenze e che difficilmente troveranno nuove opportunità lavorative.

D’altro canto, proprio in Europa si assiste a un forte squilibrio tra domanda e offerta di competenze: da un lato, molte persone svolgono mansioni non corrispondenti al loro talento; dall’altro lato, il 40% dei datori di lavoro europei trova difficoltà a reperire persone dotate delle competenze di cui necessitano per poter innovare e crescere.

Per non parlare dello spirito imprenditoriale: sono pochissime le persone che nel nostro continente hanno le competenze necessarie per avviare un’attività in proprio.

Infine, sempre in Europa, c’è un problema circa il modo stesso di intendere le competenze e i ruoli dei diversi soggetti chiamati a fornirle.

L’acquisizione di competenze è un processo, formale e informale, che continua lungo tutto l’arco della vita e inizia in giovane età: persino un’istruzione prescolastica di buona qualità può produrre effetti positivi a lungo termine, gettando le basi per la capacità e la motivazione future all’apprendimento. Tuttavia, spetta agli istituti di istruzione superiore garantire che i laureati e i diplomati del sistema dell’istruzione e della formazione professionale (IFP) siano dotati di competenze pertinenti e aggiornate.

Ma ciò che un ente che eroga istruzione considera una preparazione adeguata per la vita e per il mondo del lavoro è spesso molto diverso dal livello di preparazione richiesto dai datori di lavoro o che lo stesso discente pensa di avere acquisito.

Una nuova agenda per le competenze per l’Europa

Questa situazione richiede un intervento politico, prima di tutto a livello nazionale perché – non bisogna mai scordarlo – decidere il contenuto dell’insegnamento e l’organizzazione dei sistemi di istruzione e formazione spetta ai singoli Stati membri.

Tuttavia, anche l’Unione europea da anni apporta un contributo importante al rafforzamento della base di competenze dell’Europa: ha istituito delle sedi e dei meccanismi di coordinando e di confronto tra le politiche nazionali, canalizzandole verso obiettivi comuni (ad esempio, la strategia “Europa 2020” ha un duplice obiettivo in materia di istruzione, ed esiste un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione denominato “ET 2020”); inoltre, attraverso i Fondi strutturali e di investimento europei erogherà, fino al 2020, oltre 30 miliardi di euro per la scuola e uno specifico programma europeo, denominato “Erasmus+”, sostiene lo sviluppo delle competenze nella istruzione e nella formazione con circa 15 miliardi di euro.

Tutto questo sembra non bastare, come dimostrano i dati che ho riportato sopra.

Per questo motivo la Commissione europea ha messo sul tavolo un nuova agenda per le competenze necessarie all’Europa per crescere e prosperare: intende, con questa agenda, condividere con i 28 Stati membri una visione comune sull’importanza strategica delle competenze per promuovere notevoli riforme dei sistemi di istruzione e formazione che facilitino l’occupazione, la crescita e la competitività e nuovi investimenti intelligenti in capitale umano, sia pubblici che privati.

In questo ambito – come scrive la Commissione stessa – “occorre indurre un cambiamento di mentalità sia nelle persone sia nelle organizzazioni”.

L’impegno comune e le riforme che l’Unione europea richiede ai singoli Stati membri riguarda tre filoni:

  1. Accrescere la qualità e la pertinenza della formazione delle competenze

Su questo versante è urgente, da un lato, rafforzare le competenze di base per gli adulti, anche attraverso nuovi strumenti quali una nuova Garanzia europea per le competenze”; dall’altro lato, rivedere il Quadro delle competenze chiave del 2006: servono competenze chiave e abilità più elevate e complesse di quelle attuali perché, oltre a richiedere le giuste competenze specifiche per le mansioni da svolgere, i datori di lavoro esigono sempre più competenze trasferibili, come la capacità di lavorare in gruppo, il pensiero creativo e la capacità di risolvere i problemi. L’obiettivo dell’Unione europea è di sviluppare una concezione comune delle competenze chiave e promuoverne ulteriormente l’introduzione nei programmi di istruzione e formazione, a partire dalle competenze digitali perché

“La rapida trasformazione digitale dell’economia comporta che quasi tutte le occupazioni, come pure la partecipazione alla società in generale, richiedano ora un certo livello di competenze digitali”.

  1. Rendere le competenze e le qualifiche più visibili e comparabili

Le differenze tra i sistemi di istruzione e formazione nell’Unione europea rendono difficile per i datori di lavoro valutare le conoscenze e le competenze delle persone in possesso di una qualifica rilasciata da un paese diverso dal loro.

Accanto a un deciso miglioramento della trasparenza e della comparabilità delle qualifiche rilasciate dagli enti che rogano istruzione e formazione, la Commissione europea si propone anche di istituire dei meccanismi per la determinazione tempestiva delle competenze e delle qualifiche dei migranti, i quali possono rappresentare un importante bacino di competenze per il mercato del lavoro Europeo.

  1. Migliorare l’analisi del fabbisogno di competenze e le informazioni correlate per migliorare le scelte professionali

Che si sia alla ricerca di un lavoro o si debba decidere che cosa e dove studiare, è necessario poter avere accesso ai dati disponibili sulle competenze e interpretarli correttamente; sono inoltre necessari mezzi idonei per (auto)valutare le proprie competenze e presentare in modo efficace le competenze e le qualifiche di cui si è in possesso.

Per aiutare le persone a compiere scelte consapevoli in materia di apprendimento e di carriera, la Commissione proporrà una revisione di “Europass” e l’istituzione di una piattaforma di servizi online intuitiva e integrata, che fornirà strumenti web per documentare e condividere informazioni sulle competenze e sulle qualifiche e strumenti di autovalutazione gratuiti.

Infine, occorrono anche sistemi di monitoraggio che consentano di fornire dati attendibili sui risultati ottenuti dai laureati e dai diplomati dell’IFP nel mercato del lavoro, perché, come scrive la Commissione europea:

“Le università e gli erogatori di istruzione e formazione professionale preparano i giovani alla vita lavorativa. Essi devono pertanto comprendere le tendenze del mercato del lavoro, sapere quanto facilmente i loro ex studenti trovano un’occupazione e adattare di conseguenza i loro programmi”.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Nel sito web della Commissione europea sono disponibili tutti i dati e i documenti relativi alla “Agenda per nuove competenze e per l’occupazione”.

 

 

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