Sono le persone non le tecnologie a fare innovazione: i risultati delle analisi sullo stato dell’innovazione in Europa

25 luglio 2016 di Mauro Varotto

A che cosa serve investire in innovazione? Tre rapporti appena pubblicati dalla Commissione europea dimostrano che investire in innovazione si traduce in vendite ed esportazioni di prodotti innovativi, da un lato; nella creazione di nuova occupazione, dall’altro. Non è quindi un caso se i Paesi e le regioni dell’Unione europea più innovativi sono anche quelli con i migliori risultati economici.

Dai tre rapporti annuali sull’innovazione emerge, in linea generale, un dato interessante: per la prima volta da quando sono realizzate queste indagini, l’Unione europea registra un netto miglioramento delle proprie performance innovative, avvicinandosi alle aree più innovative del pianeta che continuano a essere, comunque, Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone.

Il quadro europeo di valutazione dell’innovazione …

Venendo ai singoli rapporti presentati dalla Commissione, il “Quadro europeo di valutazione dell’innovazione” divide i ventotto paesi dell’Unione europea in quattro gruppi: i Paesi Leader dell’innovazione; i Paesi che sono forti innovatori; gli innovatori moderati e, infine, gli innovatori modesti.

I parametri di misura usati nel “Quadro europeo di valutazione dell’innovazione” distinguono tra tre principali tipi di indicatori e otto dimensioni dell’innovazione, per un totale di venticinque diversi indicatori.

All’interno dell’Europa il paese più innovativo è la Svizzera; nell’Unione europea, invece, i paesi Leader dell’innovazione sono la Svezia, seguita da Danimarca, Finlandia, Germania e Paesi Bassi.

I paesi Leader, dimostra la prima relazione, sono Paesi in cui, innanzitutto, pubblico e privato non solo investono importanti risorse nell’innovazione ma lo fanno in maniera continuativa nel tempo. Sono anche paesi in cui i legami e le collaborazioni tra mondo delle imprese e mondo accademico sono molto stretti. Infine, sono paesi in cui si investe molto nell’istruzione di base e nella ricerca di eccellenza.

… e la posizione dell’Italia

L’Italia si trova al 17° posto della classifica 2016, nel gruppo di Paesi che sono “innovatori moderati”, con performance ben al di sotto della media europea.

Fonte: Commissione europea, European Innovation Scoreboard 2016

 

La capacità di innovazione del nostro Paese è aumentata costantemente fino al 2011; ha subito un calo nel 2012; è nuovamente aumentata nel 2013-2014 per calare nuovamente nel 2015: questo andamento altalenante è un evidente segnale del fatto che il nostro paese crede poco nelle proprie capacità innovative.

Luci e ombre caratterizzano anche i singoli indicatori relativi all’Italia: allo scarso investimento pubblico nell’innovazione e alla preoccupante assenza di un mercato dei capitali di rischio per le imprese, fa da contraltare un netto miglioramento del sistema della ricerca universitaria, in grado di attrarre studenti di dottorato, soprattutto dai Paesi extra-UE, e di migliorare il numero di brevetti e di pubblicazioni scientifiche. Le imprese italiane, invece, sembrano investire sempre meno in innovazione.

Il quadro dell’innovazione nelle regioni europee

Risulta interessante anche l’analisi condotta nel secondo rapporto della Commissione europea intitolato: “Quadro europeo di valutazione dell’innovazione a livello regionale”.

L’analisi si basa sui medesimi indicatori del primo rapporto, ma è condotta a livello delle 214 regioni di 22 paesi dell’Unione europea e della Norvegia. Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Malta non hanno regioni e sono considerati unitariamente.

La relazione conferma che le regioni più innovative si trovano nei paesi più innovativi.

Tuttavia, Hub innovativi regionali esistono anche nei paesi che sono innovatori moderati: il rapporto 2016 cita espressamente i positivi esempi di Piemonte e Friuli-Venezia Giulia in Italia. Non è un caso che una grande multinazionale innovativa come Amazon abbia deciso di aprire un centro di ricerche sull’intelligenza artificiale proprio in Piemonte, dove ha individuato un ecosistema ideale di conoscenze e competenze nel quale investire.

 

Fonte: Commissione europea, Regional Innovation Scoreboard 2016

 

Che cosa caratterizza le regioni più innovative a livello europeo, quale è il fattore che fa la differenza?

Secondo il rapporto della Commissione europea è la decisione di una regione di specializzarsi in una delle tecnologie abilitanti fondamentali (KET’s), quel gruppo di sei tecnologie che costituiscono la base dell’innovazione trasversalmente a tutti i settori industriali.

Le regioni più innovative d’Europa hanno investito e si sono specializzate soprattutto nei materiali avanzati, nella biotecnologia industriale, nella fotonica e nelle tecnologie avanzate di produzione.

Le regioni italiane sono ancora poco capaci di assegnare priorità alle iniziative di ricerca e innovazione e non puntano sulle vocazioni dei rispettivi territori: manca, in altri termini, la consapevolezza che non specializzarsi in un’economia globale di 7 miliardi di persone significa rischiare di rimanere ai margini della competizione disperdendo energie e risorse.

Le tendenze future dell’innovazione nelle imprese europee

Infine, la terza relazione della Commissione europea è il cosiddetto “Innobarometro” – o barometro dell’innovazione – un’indagine sulle attività e gli atteggiamenti relativi all’innovazione da parte delle imprese europee.

Che cosa esplora questa indagine campionaria che interessa 14.000 imprese di 30 Paesi europei, operanti in tutti i settori e di tutte le dimensioni, dalle micro alle grandi imprese?

Si concentra su aziende che hanno sviluppato innovazioni almeno dal gennaio 2013 e che hanno dei piani per il futuro. Valuta fattori quali l’impatto delle innovazioni sul fatturato; la percentuale di fatturato investito in attività di innovazione; gli ostacoli alla commercializzazione di beni e servizi innovativi e non innovativi; le preferenze circa le tipologie di sostegno pubblico per la commercializzazione di beni o servizi; il ruolo del design; l’uso di tecnologie di fabbricazione avanzate; la disponibilità in azienda di competenze per innovare.

Le conclusioni dell’analisi rivelano un’importante propensione delle imprese europee intervistate a investire nell’innovazione dei prossimi cinque anni, ritenendola una fattore strategico sia per creare nuovi posti di lavoro sia per creare nuovi prodotti più competitivi.

In che tipo di innovazioni investiranno le imprese intervistate? Qui c’è la vera sorpresa dell’indagine.

Digitale, TIC e tecnologie ambientali non figurano ai primi posti nelle preferenze delle imprese per le quali l’innovazione non è fatta dalle tecnologie ma dalle persone: è proprio sulle competenze delle persone che propendono a investire di più nel futuro.

ACCESSO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

European Innovation Scoreboard 2016

Regional Innovation Scoreboard 2016

Innobarometer 2016 – EU business innovation trends

 

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