Stop alle pratiche commerciali internazionali sleali: le proposte della Commissione europea

21 ottobre 2016 di Mauro Varotto

L’Unione europea è a favore di un sistema del commercio internazionale aperto e regolamentato poiché, nella moderna economia globale, gli scambi commerciali sono essenziali per la crescita, l’occupazione e la competitività.

I dati parlano chiaro: da un lato, le esportazioni dall’Unione europea verso i Paesi terzi permettono di mantenere quasi un posto di lavoro su sette nell’industria manifatturiera europea (vale a dire più di 30 milioni di posti di lavoro – due terzi in più rispetto a 15 anni fa); dall’altro lato, anche le importazioni dai Paesi terzi verso l’Unione europea costituiscono una importante fonte di aumento della produttività e permettono ai consumatori di accedere a una scelta più ampia di prodotti dai costi più bassi.

Inoltre, la capacità di produrre dell’Unione non è solo dipendente da una massiccia importazione di energia e di materie prime dalle altre aree del pianeta, ma anche da quella di parti, componenti e beni strumentali come i macchinari. Nel loro insieme, questi prodotti rappresentano l’80% delle importazioni dell’Unione.

Tuttavia, negli ultimi tempi, molti Paesi terzi stanno attuando pratiche commerciali sleali nei confronti dell’Unione europea, attraverso interventi governativi che favoriscono le imprese e le produzioni nazionali, ingenti sovvenzioni pubbliche e altre strategie di distorsione dei prezzi che hanno portato al crearsi, in alcuni settori, di enormi sovraccapacità e, di conseguenza, a esportazioni in dumping (cioè, ad un prezzo inferiore al costo di produzione) sul mercato dell’Unione europea.

Nel 2016, ad esempio, il settore europeo dell’acciaio è stato pesantemente danneggiato da una massiccia sovraccapacità creata dalla Cina.

La questione è semplice: in Cina si producono oggi circa 350 milioni di tonnellate di acciaio in più, rispetto alla domanda, una quantità quasi doppia rispetto alla produzione annuale dell’Unione. Questo acciaio viene venduto, soprattutto nell’Unione europea, a un prezzo inferiore a quello di produzione: infatti, negli ultimi tre anni, le importazioni di acciaio dalla Cina hanno subito un’impennata, a causa della quale i prezzi di mercato per alcuni prodotti siderurgici sono precipitati registrando riduzioni fino al 40%.

La conseguenza nell’Unione europea è stata una perdita di 40.000 posti di lavoro in questo settore.

Questo fenomeno della sovraccapacità è in rapido aumento anche in altri settori, come quello dell’alluminio. Sempre la Cina ha quasi 10 milioni di tonnellate di capacità di alluminio in eccesso, il doppio rispetto a cinque anni fa, stimolata dalle sovvenzioni all’energia che in Governo cinese offre alle proprie industrie (l’energia rappresenta fino al 40% dei costi di produzione dell’alluminio).

Queste pratiche commerciali sleali, come il dumping e le sovvenzioni da parte di produttori e governi esteri, causano gravi danni all’industria e ai lavoratori europei, e compromettono il sistema del libero scambio internazionale.

Infatti, altri Paesi che, come l’Unione europea, sono importanti membri dell’Organizzazione mondiale del commercio si difendono da questi fenomeni alzando il livello dei dazi alle importazioni.

In questa tabella si possono confrontare i dazi applicati dall’Unione europea e i dati applicati dagli USA sulle importazioni dalla Cina di alcuni prodotti siderurgici: le differenze sono eclatanti.

 

Fonte: Commissione europea, allegato al doc. COM(2016) 690 del 18.10.2016

Fonte: Commissione europea, allegato al doc. COM(2016) 690 del 18.10.2016

 

L’Unione europea, quindi, oggi si trova in mezzo a due fuochi: da un lato Paesi che sovvenzionano le proprie imprese nazionali o che addirittura le incitano a vendere sottocosto all’estero; dall’altro, Paesi che alzano barriere doganali, tariffarie e non.

Di fronte a questa situazione di enormi sovraccapacità che inondano il mercato dell’Unione, la Commissione europea ha posto in atto tutti gli strumenti di difesa commerciale a sua disposizione per difendere il mercato europeo dalle pratiche commerciali sleali attuate da alcuni Paesi terzi, in particolare ha attuato misure anti-dumping e anti-sovvenzioni pubbliche.

Nei limiti della legislazione vigente, la Commissione ha già applicato tutti gli strumenti di difesa commerciale esistenti, inclusa la registrazione delle importazioni, una maggiore trasparenza, un’istituzione di misure più rapida e – eccezionalmente – l’apertura di inchieste sulla base di una minaccia di pregiudizio.

In questo modo, sono stati tutelati circa 315.000 posti di lavoro in Europa, principalmente nel settore delle industrie chimiche e delle industrie connesse, del ferro e dell’acciaio, delle ceramiche e dell’ingegneria meccanica.

Tuttavia, la sola legislazione vigente non basta più per arginare la sovraccapacità e il dumping provenienti dall’esterno.

Per proteggere l’occupazione europea e garantire una concorrenza leale nei mercati aperti è di fondamentale importanza che gli strumenti di difesa commerciale dell’Unione europea siano ampliati e resi più efficaci.

Nel 2013 la Commissione europea ha presentato una proposta legislativa per ammodernare gli strumenti di difesa commerciale dell’Unione europea: per la Commissione si tratta di far funzionare la globalizzazione in maniera equa nell’interesse di tutti.

Questa proposta legislativa, dopo tre anni, non è stata ancora approvata: mentre il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione nel 2014, l’altro ramo legislativo, il Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i rappresentanti dei 28 Stati membri, non riesce a trovare un accordo.

Nel settembre 2016, lo stesso Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dedicato una parte del suo discorso sullo stato dell’Unione a questo problema:

“(…) occorre fare di più, perché la sovrapproduzione in alcune parti del mondo sta portando al fallimento i produttori europei. Proprio per questo, per affrontare il problema della sovraccapacità, quest’anno sono andato due volte in Cina. È anche per questo che la Commissione ha proposto di modificare la regola del dazio inferiore.  Mentre gli Stati Uniti impongono un dazio del 265% all’importazione di acciaio cinese, qui in Europa alcuni governi insistono da anni che i dazi sull’acciaio cinese devono essere ridotti. Invito tutti gli Stati membri e questo Parlamento a sostenere la Commissione nel proposito di rafforzare i nostri strumenti di difesa commerciale. Va bene il libero scambio, ma senza ingenuità: al pari degli Stati Uniti dobbiamo essere capaci di rispondere al dumping con determinazione.”

La Commissione europea, quindi, ha presentato una comunicazione in cui, oltre ad auspicare che nel Consiglio europeo dell’11 novembre 2016 venga raggiunto un accordo politico sulla sua proposta legislativa del 2013, annuncia nuove proposte per rafforzare gli strumenti di difesa commerciale dell’Unione, in modo da identificare le nuove distorsioni del mercato legate all’intervento dello Stato nei Paesi terzi, che oggi si manifesta nella presenza diffusa di imprese di proprietà pubblica che operano sul mercato, in discriminazioni a favore delle imprese nazionali e nella mancata indipendenza del settore finanziario.

Si tratta di proposte che non intendono solo difendere il mercato e le imprese dell’Unione europea ma che vogliono salvaguardare i principi di un commercio internazionale libero ed equo, sui quali si è sempre fondata la politica commerciale dell’Unione europea.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Verso una politica commerciale solida per l’UE nell’interesse della crescita e dell’occupazione, doc. COM(2016) 690 del 18.10.2016

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