Il piano di investimenti per l’Europa: un modello per il futuro?

1 dicembre 2016 di Mauro Varotto

Il lancio di un grande piano di investimenti per l’Europa è stata la prima iniziativa della nuova Commissione europea, presieduta da Jean-Claude Juncker, lanciata nel novembre 2014, a sole tre settimane dal suo insediamento.

Il piano aveva un triplice obiettivo: fare in modo che le limitate risorse pubbliche siano usate per mobilitare investimenti privati che, raccogliendo capitali privati, permettessero di ovviare efficacemente ai fallimenti del mercato; assicurare che gli investimenti raggiungessero l’economia reale; migliorare il contesto di investimento sia a livello europeo sia nei singoli Stati membri.

A tal fine, il piano intendeva mobilitare, nel triennio 2015-2018, almeno 315 miliardi di euro di investimenti, aggiuntivi rispetto a quelli già programmati e finanziati dall’Unione europea, in alcuni settori strategici a livello europeo, quali le infrastrutture (in particolare la banda larga e le reti energetiche), le infrastrutture di trasporto (specialmente negli agglomerati industriali), l’istruzione, la ricerca e l’innovazione, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica.

Le proposte della Commissione europea, presentata congiuntamente con il gruppo Banca europea per gli investimenti (BEI), relative all’istituzione del nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici, alla creazione di un polo europeo di consulenza sugli investimenti e di un portale dei progetti di investimento europei, sono state celermente approvate dal Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea con l’adozione del regolamento (UE) 2015/2017 il 25 giugno 2015.

Al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) ho dedicato un apposito articolo del blog, al quale rinvio per i dettagli dei suoi meccanismi di funzionamento.

Nel giugno scorso, la stessa Commissione europea ha presentato il bilancio del primo anno di attività del piano di investimenti per l’Europa: sono seguite altre due valutazioni, una della BEI e una di un revisore contabile indipendente.

In sintesi, nell’ambito del FEIS sono state approvate circa 250 operazioni in 26 Stati membri dell’Unione europea, attraverso le quali vengono mobilitati 116 miliardi di euro di investimenti, pari al 32% circa dell’obiettivo globale dei 315 miliardi di euro a favore di nuovi investimenti nell’arco di tre anni. Il FEIS è riuscito a raccogliere da investitori privati e pubblici finanziamenti aggiuntivi per un importo rilevante (85% del totale degli investimenti mobilitati).

L’elenco completo dei progetti inquadrati nei due sportelli del FEIS è accessibile al pubblico, sul portale del Fondo.

Il FEIS, quindi, sta raggiungendo l’obiettivo di mobilitare almeno 315 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi nell’economia reale entro la metà del 2018.

Da segnalare, in proposito, il rapido assorbimento delle risorse da parte del mercato nell’ambito dello sportello relativo alle piccole e medie imprese (PMI): il FEIS, infatti, sostiene il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) della BEI, nell’aiutare un numero eccezionalmente elevato di PMI europee ad accedere a finanziamenti.

Lo sportello PMI del FEIS ha segnato una partenza particolarmente rapida, oltrepassando le aspettative e confermando l’esistenza di un’elevata domanda del mercato. Nel giro di un anno il FEIS ha sostenuto operazioni del FEI dalle quali si attende la mobilitazione di investimenti per un valore complessivo di 49 miliardi di euro, ossia già oltre il 65% del traguardo di 75 miliardi di EUR fissato per il triennio18. Sono oggi già oltre 200.000 le PMI e imprese a media capitalizzazione di 26 Stati membri che beneficiano del FEIS.

Nel grafico seguente sono riportati i principali risultati del FEIS a maggio 2016.

Principali risultati del FEIS a maggio 2016. Fonte: Commissione europea

Principali risultati del FEIS a maggio 2016. Fonte: Commissione europea

 

Anche l’iniziativa di creare un polo europeo di consulenza sugli investimenti (PECI o polo di consulenza, in inglese European Investment Advisory Hub – EIAH), gestito congiuntamente dalla Commissione europea e dalla BEI, si è rivelata efficace.

Essa offre uno sportello unico di consulenza (gratuita per le autorità pubbliche), per aiutare a individuare, preparare e sviluppare progetti di investimento in tutti i settori e in tutte le regioni d’Europa. Il numero di richieste rivolte al polo di consulenza è in aumento: a fine maggio 2016, ultimo dato rilevato, erano pervenute oltre 160 richieste da 26 Stati membri, di cui circa due terzi dal settore privato. Il polo di consulenza, facilmente accessibile in rete, si dedica proattivamente a settori prioritari quali l’efficienza energetica, le PMI e settori emergenti come le città intelligenti o l’elettromobilità e la banda larga. Il polo di consulenza riserva particolare attenzione ai partenariati pubblico-privato e ai progetti transfrontalieri.

Nel seguente grafico sono riassunti i principali risultati del PECI.

 

Principali risultati dell'attività del PECI a maggio 2016. Fonte: Commissione europea

Principali risultati dell’attività del PECI a maggio 2016. Fonte: Commissione europea

 

Verso il FEIS 2.0

Di fronte al successo del piano di investimenti per l’Europa, il presidente dalla Commissione europea, nell’ultimo discorso sullo stato dell’Unione, tenuto davanti al Parlamento europeo nel settembre scorso, ne ha proposto un deciso potenziamento, sia sul versante degli investimenti all’interno dell’Unione che all’esterno.

Da un lato, ha proposto di raddoppiarne la capacità di investimento e la durata.

A tal fine, la Commissione europea ha presentato una proposta legislativa di proroga per estendere l’iniziale periodo di tre anni (2015-2018), con un obiettivo di investimenti che sale degli attuali 315 miliardi di euro ad almeno 500 miliardi di euro entro il 2020, ossia alla scadenza del vigente quadro finanziario pluriennale 2014-2020.

Il FEIS 2.0 metterà l’accento sull’incremento dei finanziamenti a favore di progetti sostenibili transfrontalieri, per collegare il Fondo agli ambiziosi obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima e agli obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

La Commissione intende aumentarne la copertura geografica, ponendo un maggiore accento sull’offerta di assistenza tecnica a livello locale a coloro che, all’interno degli Stati membri, desiderano presentare domanda di finanziamento. Verrà anche semplificata la combinazione delle domande di finanziamento FEIS con altre fonti di finanziamento dell’UE, come i Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE).

Inoltre, lo sportello del FEIS relativo alle PMI, già potenziato nel luglio 2016 con il trasferimento dallo sportello relativo alle infrastrutture e all’innovazione di 500 milioni di euro della garanzia dell’Unione, amplierà anche la propria “dimensione sociale”, incrementando l’importo totale degli strumenti finanziari a sostegno delle imprese sociali e della microfinanza da 193 milioni a 1 miliardo di euro, un importo che dovrebbe consentire di mobilitare circa 3 miliardi di euro di investimenti totali.

Dall’altro lato, il presidente dalla Commissione europea ha proposto di adottare un piano europeo per gli investimenti esterni (PEI), per incoraggiare gli investimenti in Africa e nel vicinato dell’UE, al fine di rafforzare i nostri partenariati e contribuire a conseguire gli obiettivi dello sviluppo sostenibile: su questo nuovo Fondo mi soffermerò in un prossimo articolo del blog.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Il piano europeo per gli investimenti strategici ha un sito Internet costantemente aggiornato.

La valutazione della Commissione europea sul FEIS è contenuta nel documento:

La valutazione della BEI sul FEIS è contenuta nel documento:

La valutazione indipendente di una società di revisione contabile internazionale è pubblicata nel documento:

 

L’elenco completo dei progetti inquadrati nei due sportelli del FEIS è accessibile al pubblico:

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