Cambia il modello economico e sociale, cambiano le competenze: quale scuola e quali insegnanti?

16 dicembre 2016 di Mauro Varotto

Un nuovo modello economico e sociale sta nascendo dalle macerie lasciate dalla prolungata crisi economica e finanziaria mondiale degli ultimi anni.

Sono sempre più i settori economici, infatti, interessati da una rapida evoluzione economica e strutturale indotta dalle nuove tecnologie la quale comporta, ad esempio, nuovi metodi di lavoro, automazione e robotizzazione della produzione.

In un mondo sempre più competitivo, complesso e, grazie ai flussi migratori, multiculturale, sono richieste a tutti nuovi tipi di conoscenze, abilità e competenze.

Avere le necessarie competenze di base, possedere competenze digitali e trasversali, è diventato necessario sia permettere alle persone di svolgere le professioni del futuro e adattarsi ad esse, sia per affrontare i grandi cambiamenti in atto nella società.

Trovarsi impreparati, con scarsi livelli di competenze o con competenze non adeguate a ciò che oggi viene richiesto, significa non solo rischiare il proprio posto di lavoro e la possibilità di trovarne un altro, ma anche precludersi una partecipazione attiva alla società.

Di fronte a questi cambiamenti epocali della società e dell’economia è in atto a livello europeo una importante riflessione su questi temi: quali competenze deve avere chi vive nel mondo di oggi? Che cosa deve sapere, quali strumenti deve acquisire per comprendere il mondo, che cosa deve saper fare una persona per poter lavorare e partecipare alla vita sociale?

Non si tratta di problematiche che riguardano solo i giovani o gli studenti: riguardano ciascuno di noi, a prescindere dall’età, perché ogni persona oggi deve continuare ad apprendere lungo l’intero arco della sua vita.

Qualche mese fa la Commissione europea ha presentato la nuova agenda per le competenze e l’occupazione, alla quale ho dedicato un articolo del blog, cui rinvio per approfondimenti.

In questi giorni, i Ministri dell’Istruzione dei 28 Paesi membri hanno adottato una risoluzione con cui hanno approvato la “Nuova agenda per le competenze per un’Europa inclusiva e competitiva” e hanno dettato la linea politica per l’evoluzione futura dei nostri sistemi di istruzione e di formazione, soffermandosi, in particolare, sulla nuova “missione” della scuola, sulle caratteristiche dei docenti e sulle relazioni tra scuola, mondo del lavoro e vita sociale.

Vediamo, in sintesi, le nuove linee politiche tracciate a livello europeo.

 

Quale “mission” per i sistemi di istruzione e formazione?

Istruzione e formazione non hanno soltanto il compito di preparare per il mercato del lavoro.

Devono anche contribuire a un più ampio sviluppo personale degli individui, formando un cittadino critico, sicuro, attivo ed indipendente, in grado di comprendere la complessità della società moderna e preparato a far fronte ai rapidi cambiamenti che avvengono all’interno di quest’ultima.

È, quindi, importante andare al di là delle immediate necessità del mercato del lavoro e concentrarsi anche su quegli aspetti dell’istruzione e della formazione che sono in grado di guidare l’innovazione, l’imprenditorialità e la creatività, modellare settori, creare posti di lavoro e nuovi mercati, conferire responsabilità alle persone (comprese le più vulnerabili), arricchire la vita democratica e sviluppare cittadini impegnati, di talento e attivi. Infine, di fronte ai recenti tragici eventi correlati alla radicalizzazione in alcune parti d’Europa, è oggi ancora più urgente una particolare attenzione alle competenze civiche, democratiche, interculturali e al pensiero critico.

 

Quale ruolo per i docenti?

Oggi sono necessari docenti e formatori eccellenti, in grado di sviluppare negli allievi un’ampia serie di competenze necessarie per la vita e l’attività professionale.

Per questo motivo è necessario che le politiche della scuola compiano uno sforzo per attirare, sostenere e trattenere il talento e l’eccellenza nelle professioni dell’insegnamento, garantendo che docenti e formatori abbiano un adeguato contesto lavorativo e siano essi stessi aggiornati sugli sviluppi più recenti e su un approccio di apertura ai cambiamenti tecnologici e sociali in atto intorno a loro.

 

Quali nuove competenze?

Di sicuro collegamenti più stretti tra istruzione e formazione e mondo del lavoro rivestono un ruolo fondamentale nel garantire che il potenziale ed il talento di ogni individuo sia attivato e contribuisca alla sua migliore occupabilità, integrazione e partecipazione attiva alla società.

Per questo motivo i sistemi di istruzione e formazione devono continuare a essere flessibili e in grado di adeguarsi ai cambiamenti della società e del mercato del lavoro.

E’ anche fondamentale l’acquisizione precoce di competenze digitali, ma l’istruzione e la formazione devono rispondere non soltanto alle attuali esigenze del mercato del lavoro in ordine alle competenze tecniche specificatamente individuate, ma anche all’obiettivo più a lungo termine di sviluppare la mentalità flessibile e la curiosità necessarie per adattarsi ed acquisire le nuove conoscenze, abilità e competenze, ancora non identificabili, che saranno necessarie per orientare lo sviluppo tecnologico del futuro.

 

Quali risorse per progetti lungimiranti?

Nell’ambito del programma Erasmus+ è stato appena pubblicato un bando che finanzia “Progetti europei di cooperazione lungimiranti nei settori dell’istruzione e della formazione”, cioè progetti di cooperazione transnazionale (almeno tre soggetti, quali le scuole, di tre diversi Stati dell’Unione), “volti a identificare, sperimentare, sviluppare o valutare approcci politici innovativi che abbiano il potenziale di essere integrati e fornire input utili a migliorare i sistemi di istruzione e formazione”.

Può partecipare qualsiasi organizzazione pubblica o privata che svolga attività legate all’istruzione e alla formazione o ad altri settori come l’apprendimento non-formale.

Le proposte progettuali devono riguardare una delle cinque priorità seguenti:

  • acquisizione delle competenze di base da parte di adulti scarsamente qualificati;
  • promozione di approcci basati sulle prestazioni in materia di IFP;
  • promozione di tecnologie innovative nel campo dell’orientamento professionale;
  • professionalizzazione del personale (istruzione scolastica, comprese l’istruzione e l’assistenza destinate alla prima infanzia);
  • raggiungimento degli obiettivi della rinnovata strategia dell’Unione europea per l’istruzione superiore.

Il bando stanzia 8.000.000 di euro: ogni progetto selezionato riceverà un contributo finanziario che non potrà superare il 75% del totale dei costi ammissibili, con un massimo di 500.000 euro per progetto: saranno selezionati, quindi, 16 progetti a livello europeo.

Le domande dovranno essere inviate entro e non oltre il 14 marzo 2017.

Si tratta, quindi, di un’ottima opportunità per chi opera nel mondo della scuola per sperimentare sul campo soluzioni innovative alle sfide nei campi dell’istruzione e della formazione e per cooperare e confrontarsi con scuole di altri Paesi europei.

 

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