La politica agricola comune banco di prova dell’UE: al via una consultazione pubblica

3 febbraio 2017 di Mauro Varotto

L’originario trattato istitutivo della Comunità economica europea (CEE) prevedeva, all’articolo 3, che l’azione della Comunità comportasse “l’instaurazione di una politica comune nel settore dell’agricoltura”, ove l’accento è da porre sull’aggettivo “comune”, che sta a significare la scelta fatta sin dalle origini di organizzare il settore agricolo a livello europeo.

Tale scelta ha comportato due implicazioni che hanno segnato non solo l’evoluzione della politica agricola comune (PAC), ma dello stesso processo di integrazione europea.

La prima consiste nel graduale, e irreversibile, trasferimento dei poteri in materia agricola dagli Stati all’Unione europea: infatti, in questa materia, come in altre poche e limitate materie, gli Stati fondatori dell’Unione hanno deciso di limitare reciprocamente le rispettive sovranità, rinunciando a svolgere tale politica e a esercitare i poteri connessi ma decidendo di condividerli nell’ambito di una struttura collettiva comune.

La seconda implicazione di tale scelta è il pressoché integrale finanziamento della PAC attraverso il bilancio dell’Unione europea (totale per il primo pilastro relativo al sostegno ai mercati dei prodotti agricoli; parziale per il secondo pilastro relativo allo sviluppo rurale).

La PAC fu formalmente istituita nel 1962 con la creazione del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia, peraltro entrato in funzione solo due anni dopo.

E’ interessante notare come la parte agricola del Trattato che istituisce la Comunità economica europea (CEE), sottoscritto a Roma il 25 marzo 1957 ed entrato in vigore l’1 gennaio 1958, sia l’unica a non aver subito modificazioni sostanziali nel corso dei primi sessant’anni del processo di integrazione europea.

Durante il periodo transitorio verso la formazione del mercato unico, la PAC è stata l’unica politica settoriale della CEE compiutamente realizzata, alla quale sono andate circa il 90% delle risorse finanziarie comunitarie globali, e per lunghi anni la PAC è stata in assoluto la principale politica dell’Unione europea.

In un certo senso, la PAC è sempre stata il banco di prova, la cartina di tornasole della volontà di integrazione degli Stati europei.

Come è stato autorevolmente osservato: “E’ stato proprio attorno ad essa che è avanzato il processo di costruzione, sviluppo e rodaggio degli organismi istituzionali comunitari, che sono andati poi definendosi meglio e consolidandosi nel periodo successivo” (cfr. R Fanfani, Lo sviluppo della politica agricola comunitaria, Roma, La Nuova Italia scientifica, 1990, p. 27).

Fino ad oggi, quindi, attorno alla PAC – o col pretesto della PAC – si sono combattute alcune battaglie decisive per il processo di integrazione europea: si tratta di “battaglie” direttamente legate al rapporto tra sovranità nazionali e poteri dell’Unione europea e all’autonomia, anche finanziaria, di quest’ultima.

Ciò avviene anche oggi, a distanza di 60 anni dall’istituzione delle Comunità europee, oggi diventate Unione europea.

E, pertanto, anche alla luce di questa lettura “politica” che si deve interpretare l’importante consultazione che la Commissione europea ha lanciato in questi giorni per delineare il futuro della PAC dopo il 2020.

Si tratta della prima delle tre fasi attraverso le quali sarà riformata la PAC.

Dopo questa consultazione, che durerà tre mesi e che è aperta alla partecipazione di agricoltori, cittadini, organizzazioni e di tutti coloro che sono interessati di esprimersi sul futuro della PAC, la Commissione, a fine del 2017, aprirà la seconda fase, presentando la sua nuova strategia, con le possibili opzioni politiche per il futuro.

Infine, nella terza e ultima fase, prevista per la primavera del 2018, la Commissione europea presenterà le nuove proposte di regolamento, che, una volta approvate dai due rami del potere legislativo (Consiglio dell’UE e Parlamento), dovrebbero entrare in vigore dall’1 gennaio 2021.

Ammodernamento e semplificazione sono le due parole chiave utilizzate dalla Commissione europea per presentare lo spirito con cui affronta questa ennesima riforma del settore.

Accanto a ciò, la Commissione intende rendere ancora più coerente la PAC con le altre politiche dell’Unione, al fine di massimizzarne il contributo alle priorità politiche dell’Unione europea, nonché agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e all’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Il sito web per accedere alla consultazione (questionario e materiali tecnici) è quello della Direzione generale agricoltura della Commissione europea.

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