Economia circolare: a che punto siamo?

17 febbraio 2017 di Mauro Varotto

Per sviluppare un modello economico che sia sostenibile, il 2 dicembre 2015 la Commissione europea ha presentato il “Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare”, attraverso il quale intendeva avviare la transizione dell’Europa verso un’economia più circolare, nella quale, cioè, il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse sia mantenuto quanto più a lungo possibile e la produzione di rifiuti sia ridotta al minimo.

Al fine di creare l’anello mancante del ciclo di vita dei prodotti, il piano d’azione a sostegno dell’economia circolare interessava ogni fase della catena del valore: produzione, consumo, riparazione e fabbricazione, gestione dei rifiuti e reimmissione nell’economia delle materie prime secondarie.

Il piano, inoltre, era corredato di un pacchetto di proposte legislative in materia di rifiuti, con obiettivi a lungo termine per ridurre il collocamento in discarica e aumentare il riciclaggio e il riutilizzo.

 

Che cosa prevedeva il piano?

Il piano riguardava, innanzitutto, la fase si produzione dei prodotti. Infatti, l’economia circolare inizia nelle primissime fasi del ciclo di vita del prodotto. Sia la fase di progettazione sia i processi di produzione incidono sull’approvvigionamento delle risorse, sul loro uso e sulla generazione di rifiuti durante l’intero ciclo di vita del prodotto.

In secondo luogo, il piano interessava le scelte operate da milioni di consumatori le quali possono influire in modo positivo o negativo sull’economia circolare. Poiché tali scelte sono determinate dalle informazioni a cui i consumatori hanno accesso, dalla gamma e dai prezzi dei prodotti sul mercato, come pure dal quadro normativo, la fase del consumo è fondamentale per evitare e ridurre la produzione di rifiuti domestici.

Di fronte ad una molteplicità di etichette e dichiarazioni ambientali, i consumatori dell’Unione spesso faticano a capire le differenze tra i vari prodotti e ad avere fiducia nelle informazioni disponibili. Le “etichette verdi” non sempre soddisfano i requisiti giuridici in materia di affidabilità, accuratezza e chiarezza.

Il terzo aspetto considerato dal piano era la gestione dei rifiuti, la quale riveste un ruolo preminente nell’economia circolare, perché determina il modo in cui è messa in pratica la gerarchia dei rifiuti dell’Unione. La gerarchia dei rifiuti stabilisce un ordine di priorità e assegna il primo posto alla prevenzione, seguita da preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia e, da ultimo, smaltimento (in discarica, ad esempio). Il principio della gerarchia dei rifiuti mira a incoraggiare le opzioni che globalmente producono i migliori risultati sul piano ambientale.

Il quarto elemento del piano della Commissione europea era la trasformazione dei rifiuti in risorsa, al fine di stimolare il mercato delle materie prime secondarie e il riutilizzo dell’acqua: le pratiche di gestione dei rifiuti hanno un impatto diretto sulla quantità e sulla qualità delle materie ed è quindi indispensabile intervenire per migliorarle.

Infine, il piano affrontava le problematiche relative ad alcuni prodotti specifici che presentano un impatto rilevante sull’economia circolare:

  • plastica: se si vuole garantire il passaggio a un’economia circolare è necessario aumentare il riciclaggio della plastica. L’uso di questo materiale nell’Unione è cresciuto in maniera costante, ma ne viene riciclato meno del 25% e circa il 50% è collocato in discarica;
  • rifiuti alimentari: rappresentano un problema sempre più pressante per l’Europa. La produzione, la distribuzione e la conservazione degli alimenti, sfruttando le risorse naturali, hanno effetti sull’ambiente; lo scarto di cibo ancora commestibile aggrava questi effetti e causa perdite finanziarie per i consumatori e per l’economia. I rifiuti alimentari hanno anche un importante aspetto sociale, per cui il dono di prodotti alimentari ancora commestibili ma che, per ragioni logistiche o di mercato non possono essere commercializzati, dovrebbe essere facilitato. Itale contesto, nel 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030, tra i quali ne figura uno teso a dimezzare gli sprechi alimentari pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumatori e di ridurre le perdite alimentari lungo le catene di approvvigionamento e di produzione;
  • materie prime essenziali: rivestono una grande importanza per l’Unione sul piano economico, ma il loro approvvigionamento è a rischio di interruzioni e, in alcuni casi, la loro estrazione ha notevoli ripercussioni sull’ambiente. Spesso presenti nei dispositivi elettronici, sono tuttavia scarsamente riciclate e perciò indirettamente causa della perdita di significative opportunità economiche. Per tutte queste ragioni, aumentare il recupero delle materie prime essenziali è una delle sfide che devono essere affrontate nella transizione verso un’economia più circolare;
  • rifiuti di costruzione e demolizione: in termini di volume, i rifiuti di costruzione e demolizione sono tra le fonti maggiori di rifiuti in Europa. Sebbene molti materiali siano riciclabili o riutilizzabili, i tassi di riutilizzo e riciclaggio variano notevolmente all’interno dell’Unione. Il settore edile è inoltre importante per le prestazioni ambientali degli edifici e delle infrastrutture nel loro intero ciclo di vita;
  • biomassa e prodotti biologici: i biomateriali, ossia i materiali a base di risorse biologiche (come legno, colture o fibre) possono essere impiegati in un’ampia gamma di prodotti (edili, di arredamento, cartacei, alimentari, tessili, chimici ecc.) e per usi energetici (ad esempio, biocarburanti). La bioeconomia offre pertanto alternative ai prodotti e all’energia a base di combustibili fossili e può contribuire all’economia circolare. L’uso di materiali biologici può presentare vantaggi in termini di rinnovabilità, biodegradabilità e compostabilità, ma nel contempo non bisogna trascurare aspetti quali il ciclo di vita, l’impatto ambientale e l’approvvigionamento sostenibile; occorre inoltre tenere presente che le molteplici possibilità offerte da queste risorse possono creare competitività per il loro utilizzo nonché pressione sulla destinazione dei terreni.

 

Che cosa è stato realizzato a un anno dal piano?

La Commissione europea ha appena presentato una prima relazione sullo stato di avanzamento del

“Piano d’azione per l’economia circolare”, contenente una panoramica completa degli interventi già realizzati e introducendo nuovi obiettivi chiave per il 2017.

Nel primo anno di attuazione sono stati avviati interventi cruciali in settori quali i rifiuti alimentari, la progettazione ecocompatibile, i concimi organici, le garanzie per i beni di consumo, nonché l’innovazione e gli investimenti.

I principi dell’economia circolare, inoltre, sono stati gradualmente integrati nelle migliori pratiche industriali, negli appalti pubblici verdi, nell’utilizzo dei fondi della politica di coesione, nonché mediante nuove iniziative nei settori edile e idrico.

In concreto, la Commissione europea ha elaborato:

  • una proposta legislativa relativa alla vendita online di beni (dicembre 2015);
  • una proposta legislativa in materia di concimi (marzo 2016);
  • la proposta di costituzione dei patti per “Patti per l’innovazione per un’economia circolare” tra tutti i soggetti interessati a livello europeo (maggio 2016);
  • elaborazione di una metodologia dell’UE per la misurazione dello spreco di cibo e ha preparato gli orientamenti dell’UE per agevolare il dono di prodotti alimentari e l’uso di alimenti già destinati al consumo umano per produrre mangimi (nel corso del 2016);
  • un piano di lavoro sulla progettazione ecocompatibile per il periodo 2016-2019 (novembre 2016);
  • una comunicazione sulla produzione di energia dai rifiuti (gennaio 2017) incentrata sul recupero di energia dai rifiuti e sul suo ruolo nell’economia circolare. La termovalorizzazione è un concetto ampio che include molto più del semplice incenerimento dei rifiuti. In tale concetto rientrano, infatti, diversi processi di trattamento dei rifiuti in grado di generare energia (ad esempio sotto forma di elettricità e/o calore o di combustibili da rifiuti), ciascuno dei quali ha un differente impatto sull’ambiente e un diverso potenziale in termini di economia circolare;
  • una proposta di modifica della direttiva sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (gennaio 2017);
  • una proposta di modifica mirata della direttiva che restringe l’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (“direttiva RoHS”) (febbraio 2017);
  • nuovi criteri per gli appalti pubblici verdi relativi agli edifici adibiti a uffici, alle strade e a computer e schermi (nel corso del 2016);
  • nuove linee guida al fine di integrare meglio il riutilizzo delle acque nella pianificazione e nella gestione delle risorse idriche;
  • lancio della “Piattaforma a sostegno del finanziamento dell’economia circolare” (gennaio 2017) che riunisce la Commissione, la Banca europea per gli investimenti (BEI), i partecipanti ai mercati finanziari e le imprese.

 

I prossimi passi

Nel 2017 la Commissione intende proporre una nuova serie di iniziative a favore della transizione del modello economico europeo verso un’economia circolare:

  • nuova strategia sulla plastica per migliorare l’economia, la qualità e la diffusione del riciclaggio e del riutilizzo di materiali plastici, per ridurne la dispersione nell’ambiente e per sganciare la produzione della plastica dai combustibili fossili;
  • analisi dettagliata dei problemi giuridici, tecnici o pratici della normativa in materia di sostanze chimiche, prodotti e rifiuti, che possono inibire il passaggio dei materiali riciclati nell’economia produttiva;
  • proposta legislativa sui requisiti minimi di qualità per promuovere il riutilizzo sicuro delle acque reflue trattate, garantendo al tempo stesso la salute, la sicurezza ambientale delle pratiche di riutilizzo dell’acqua e il libero scambio di prodotti alimentari all’interno dell’UE;
  • sarà anche presentato il quadro di monitoraggio per valutare i progressi dell’economia circolare nell’UE e nei singoli Stati membri;
  • controllo dell’adeguatezza del marchio Ecolabel UE e dell’EMAS;
  • sviluppo di un dialogo strategico con i portatori di interesse in occasione di una conferenza interistituzionale delle parti interessate sull’economia circolare il 9 e 10 marzo 2017 a Bruxelles.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Tutte le informazioni sulle iniziative della Commissione europea per la transizione verso un’economia circolare sono riportate in una apposita sezione del sito WEB della Direzione Generale Ambiente.

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