Quale futuro per l’Europa?

10 marzo 2017 di Mauro Varotto

Come tutti gli anniversari, quello della firma dei Trattati di Roma che si celebrerà il 25 marzo 2017 non sarà solo un’occasione per riflettere sui successi degli ultimi 60 anni di integrazione europea e sul momento attuale del processo di integrazione europea; sarà, soprattutto, l’inizio di un processo in cui i 27 Paesi membri decideranno insieme il futuro dell’Unione.

Infatti, in vista del Vertice europeo del 25 marzo, la Commissione europea, presieduta da Jean-Claude Juncker, ha presentato un libro bianco sul futuro dell’Europa.

Come si legge nel documento:

“Il presente Libro bianco individua i fattori di cambiamento del prossimo decennio e presenta una serie di scenari per la possibile evoluzione dell’Europa da qui al 2025. Così facendo, avvia un dibattito che dovrebbe permettere di concentrarsi sulle priorità e di trovare nuove risposte a un annoso interrogativo:

che futuro desideriamo per noi, i nostri figli e la nostra Unione?

Per rilevanza politica, questo libro bianco riecheggia il libro bianco che la Commissione europea, all’epoca presieduta da Jacques Delors, presentò in occasione dell’importante Consiglio europeo di Milano del giugno 1985, il quale conteneva le linee di sviluppo dell’azione comunitaria per il rafforzamento dell’integrazione economica, attraverso l’instaurazione di un mercato interno.

Oggi, invece, non si parla più di mercato unico che, nel frattempo, è diventato realtà.

Oggi si parla di opzioni politiche: se e quali altre fette di sovranità nazionale condividere a livello europeo e con quali Paesi in un momento storico in cui “a mano a mano che le altre parti del mondo si espandono, il peso mondiale dell’Europa diminuisce”.

Solo per fare due esempi: nel 1900 l’Europa rappresentava il 25% circa della popolazione mondiale, cifra che scenderà a meno del 5% entro il 2060, anno in cui nessuno degli Stati membri conterà da solo più dell’1% della popolazione mondiale; inoltre, anche il potere economico dell’Europa è destinato a diminuire in termini relativi, scendendo a molto meno del 20% del PIL mondiale nel 2030 contro l’attuale 22% circa.

E per non parlare delle nuove sfide legate alla sicurezza (“l’Europa non può essere ingenua e deve provvedere alla propria sicurezza”), alle migrazioni (“le pressioni che sono all’origine del fenomeno migratorio sono destinate a moltiplicarsi”), a una società in cui “le informazioni non sono mai state così abbondanti, accessibili, eppure così difficili da comprendere”, tendenza, quest’ultima, destinata ad accelerare e a cambiare il modo in cui funziona la nostra democrazia.

Come si sa, nell’Unione europea allargata, la voglia di integrazione è diversa: un Paese ha deciso di abbandonare l’Unione (anche se, a dire il vero, il Regno Unito un piede fuori lo ha sempre tenuto, non partecipando a gran parte delle più recenti conquiste dell’Unione europea); altri Paesi (Polonia e Ungheria) sono vittime di regime politici orientati verso forme di neo-totalitarismo; altri, invece, Francia e Germania in testa, ritengono di poter procedere nell’integrazione in settori fino ad oggi esclusi, quali, ad esempio, il settore della difesa o dell’immigrazione.

 

Cinque scenari per il futuro dell’Unione europea

Il libro bianco della Commissione presenta cinque diverse opzioni sulle concrete modalità di avanzamento del processo di integrazione europea, attorno alle quali avviare una discussione con i cittadini europei, il Parlamento europeo, il Consiglio dell’UE, i Parlamenti nazionali, con lo scopo di facilitare il formarsi di un consenso politico attorno all’ipotesi più ampiamente condivisa.

Ogni scenario presuppone, come punto di partenza, che i 27 Stati membri procedano insieme nel loro cammino come Unione.

Il primo scenario è andare avanti così, senza cambiare nulla: è in atto il programma di riforme sulla cui base, nel 2014, è stata nominata la Commissione europea presieduta da Juncker e l’Unione procede secondo gli impegni che i capi di Stato e di Governo hanno deciso nella “Dichiarazione di Bratislava” del 2016, all’indomani della Brexit.

La seconda opzione è concentrare l’Unione europea solo sul mercato unico, rinunciando ad altri settori di collaborazione tra gli Stati membri, dal commercio internazionale alla questione delle migrazioni, dai diritti sociali agli aiuti umanitari.

La terza opzione è una integrazione “differenziata”, possibilità peraltro già prevista dall’attuale Trattato di Lisbona: in uno scenario in cui l’UE a 27 continua secondo la linea attuale, alcuni Stati membri ambiscono a fare di più in comune e, quindi, possono emergere una o più “coalizioni dei volonterosi” che operano in comune in ambiti specifici quali la difesa, la sicurezza interna, la fiscalità o le questioni sociali.

La quarta opzione è che l’Unione europea si occupi, in modo più efficiente, di pochi settori di attività: i 27 Stati membri concordato alcuni priorità da affrontare assieme, mettono assieme risorse limitate in un numero ristretto di settori. Ad esempio, un’Unione europea senza politica agricola comune e senza politica di coesione economica, sociale e territoriale, ma molto più incisiva in settori strategici quali l’innovazione, gli scambi commerciali, la sicurezza, la migrazione, la gestione delle frontiere e la difesa.

Infine, la quinta opzione del libro bianco prevede che l’UE assuma molto più poteri e responsabilità rispetto agli attuali. “In uno scenario in cui tutti concordano sul fatto che né l’UE27 nella sua forma attuale né i paesi europei da soli sono adeguatamente equipaggiati per affrontare le sfide attuali, gli Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti”: politica estera, sicurezza, difesa, potenziamento del coordinamento delle politiche di bilancio nazionali, ecc. e in diversi altri settori la cooperazione tra gli Stati membri si spinge fino a livelli mai raggiunti prima.

Il libro bianco evidenzia i pro e i contro di ognuno dei cinque scenari proposti e sui quali ciascuno di noi è chiamato a riflettere.

Tuttavia, qualunque sia lo scenario che prevarrà, come scriva la Commissione europea alla fine del libro bianco oggi gli europei condividono valori e aspirazioni che continueranno a tenerli uniti e per i quali vale la pena lottare:

“I cambiamenti sono inevitabili in ogni ambito, ma ciò che vogliamo dalle nostre vite e i valori europei ai quali teniamo sono gli stessi. Vogliamo una società in cui la pace, la libertà, la tolleranza e la solidarietà vengano prima di tutto. Vogliamo vivere in una democrazia caratterizzata da una varietà di opinioni e da una stampa critica, indipendente e libera. Vogliamo essere liberi di esprimere il nostro pensiero e avere la certezza che nessuna persona o istituzione sia al di sopra della legge. Vogliamo un’Unione in cui tutti i cittadini e tutti gli Stati membri siano trattati allo stesso modo. Vogliamo dare ai nostri figli una vita migliore di quella che abbiamo vissuto noi.”

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Commissione europea, Libro bianco sul futuro dell’Europa. Riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025, doc. COM(2017) 2025 del 01.03.2017

 

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