Sogno di pochi, speranza di molti: l’Europa riparte dalla Dichiarazione di Roma

31 marzo 2017 di Mauro Varotto

Il 25 marzo i rappresentanti delle istituzioni europee e dei 27 Stati membri dell’Unione (Regno Unito escluso) si sono ritrovati a Roma per celebrare i 60 anni trascorsi dalla firma dei Trattati di Roma, relativi all’istituzione della Comunità economica europea (CEE, oggi Unione europea) e alla Comunità europea dell’energia atomica (ancora oggi, Euratom).

Davanti ai testi originali dei vecchi trattati, che avevano segnato la fine di quasi un secolo di guerre intestine tra gli Stati del vecchio continente (dalla guerra franco-prussiana del 1870 alla seconda guerra mondiale), i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’UE, hanno peso atto con orgoglio dei risultati raggiunti dall’Unione europea, primo tra tutti, la pace

Perché lo scopo principale dell’Unione europea – erede delle Comunità europee – era – ed è ancora oggi – quello di creare un meccanismo di cooperazione pacifica tra gli Stati europei, a partire dalla concreta integrazione economica, ma in vista dell’integrazione politica.

Si apre con questo sguardo al passato la “Dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017”:

“Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri. Abbiamo creato un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.”

Oggi la pace tra i Paesi europei è un dato di fatto consolidato, come appare acquisito il fatto che l’Unione europea è una comunità fondata su valori comuni e sullo Stato di diritto.

Ma questo non basta: nuove sfide, interne ed esterne, minacciano l’unione tra gli Stati europei: conflitti regionali (Ucraina), terrorismo (Daesh), pressioni migratorie crescenti (da Oriente e da Sud), protezionismo (nuova presidenza USA) e disuguaglianze sociali ed economiche (tra cittadini e Paesi europei).

Di fronte a esse, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’UE si sono detti “determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità” e a farlo assieme, sulla base di “un’unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi”.

Si legge sempre nella “Dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017”:

“Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile.”

Quattro sono i grandi obiettivi dell’Europa unita per il prossimo decennio, che trascrivo quasi integralmente, perché segnano le linee di sviluppo delle politiche future dell’Unione europea:

 

  1. Un’Europa sicura, in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un’Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata;
  2. Un’Europa prospera e sostenibile, che generi crescita e occupazione; in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un’Unione in cui l’energia sia sicura e conveniente e l’ambiente pulito e protetto;
  3. Un’Europa sociale, che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; infine, un’Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale;
  4. Un’Europa più forte sulla scena mondiale, che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo; pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata e impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico; attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.

 

Questi i grandi obiettivi sui quali gli attuali 27 Stati membri dell’Unione europea intendono continuare a lavorare assieme, consapevoli, da un lato, che l’Unione europea è ancora oggi il migliore strumento per conseguire tali obiettivi; dall’altro lato, che l’Europa rappresenta il destino comune.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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