L’Europa sociale: una risposta alle opportunità e ai rischi che ci riserva il futuro?

12 maggio 2017 di Mauro Varotto

Anticipata dal Libro bianco sul futuro dell’Europa, presentato dalla Commissione europea il 1° marzo scorso, e rilanciata dalla Dichiarazione di Roma che il 25 marzo 2017, a sessant’anni esatti dalla firma dei Trattati di Roma, i leader di 27 Paesi membri dell’UE hanno sottoscritto, lo sviluppo di una dimensione sociale dell’Europa, oggi limitata principalmente a questioni relative al lavoro (oggi il bilancio sociale dell’UE rappresenta solo lo 0,3% della spesa pubblica sociale complessiva nell’Unione), è affiorata come uno dei temi prioritari del dibattito sul futuro dell’Unione europea.

Alla costruzione di una dimensione sociale, accanto a quella economica e ambientale, è dedicato un importante documento di riflessione che la Commissione europea ha appena pubblicato (in concomitanza con una Raccomandazione sul pilastro europeo dei diritti sociali), nel quale ha analizzato la situazione sociale del continente e ha proposto alcune soluzioni per assicurare, anche in futuro, la sostenibilità del modello sociale europeo, il cui successo consente alla stessa Commissione di affermare che: “Secondo gli standard mondiali, le società europee sono luoghi prosperi e ricchi in cui vivere, che vantano i livelli di protezione sociale più elevati del mondo e sono ai primi posti in termini di benessere, sviluppo umano e qualità della vita”.

Perché una dimensione sociale dell’Europa?

Sono in atto profondi cambiamenti nella nostra società, cambiamenti che, se da un lato, offrono nuove opportunità, dall’altro, creano angoscia e preoccupazione verso il futuro che ci attende.

Non è solo la crisi economica e finanziaria a far sentire ancora le proprie conseguenze sulla vita di molti cittadini: in una prospettiva a più lungo termine, in tutti gli Stati europei sono in atto cambiamenti rapidi e profondi, dall’invecchiamento demografico ai nuovi modelli familiari, dalla velocità della digitalizzazione alle nuove forme di lavoro e agli effetti della globalizzazione e dell’urbanizzazione.

Scrive la Commissione europea nel documento di riflessione:

“Molte di queste tendenze offrono opportunità senza precedenti in termini di libera scelta, vite più lunghe e più sane, migliori condizioni di vita e società più innovative e aperte. Al tempo stesso, però, emergono nuovi interrogativi: queste opportunità sono accessibili a tutti? Siamo adeguatamente preparati ai cambiamenti che ci aspettano, come individui e come società?”

Le posizioni in campo

L’Europa sociale può essere una risposta a queste sfide e a queste opportunità, ma le opinioni divergono.

In Europa c’è chi ritiene che la stessa espressione “Europa sociale” sia priva di significato: l’Europa unita è, principalmente, se non esclusivamente, un mercato e si fonda su interessi commerciali, e la dimensione sociale rappresenta una minaccia di “dumping sociale”, contraria ai principi del libero mercato.

Altri contestano la necessità stessa di una dimensione sociale dell’Unione europea: le questioni sociali sono sempre rimaste fuori dal processo di integrazione europea e al mercato unico, che si fonda su un regime di libera concorrenza; sono e devono rimanere anche in futuro di esclusiva competenza dei governi nazionali e regionali.

Infine, sul versante opposto, alcuni ritengono che l’Europa sociale sia, invece, l’elemento centrale del contributo che l’Unione europea può fornire a società democratiche, coese, diverse dal punto di vista culturale e prospere.

Le tre opzioni per il futuro

Il documento di riflessione della Commissione europea si rivolge a tutti – istituzioni nazionali e locali, cittadini e loro associazioni – e presenta, assieme ad una approfondita analisi dei sistemi del Welfare State dei Paesi europei, tre opzioni per il futuro sociale dell’Europa:

  • limitare la “dimensione sociale” alla libera circolazione;
  • in alternativa, chi vuole fare di più potrebbe fare di più in campo sociale;
  • oppure i paesi dell’UE a 27 potrebbero approfondire insieme la dimensione sociale.

Il documento analizza i pro e i contro di ogni opzione e le implicazioni politiche, anche sul futuro dell’Unione europea

Nella loro diversità, i 27 paesi membri dell’Unione hanno oggi la possibilità di rispondere individualmente e collettivamente alle sfide comuni: la Commissione europea si limita a esporre i tre orientamenti possibili al fine di fornire un’idea di ciò che potrebbe essere ottenuto a livello europeo e di quali potrebbero essere le limitazioni, in funzione del grado di ambizione e della misura in cui alcuni Stati membri, o tutti, siano pronti a lavorare insieme.

Certo, creare una Europa sociale può essere un progetto ambizioso ma significherebbe, come scrive la Commissione, “progredire sul piano economico e sociale, lottare contro la discriminazione e l’esclusione sociale, conformare gli europei alle esigenze del mercato del lavoro e permettere loro di condurre una vita gratificante”.

Secondo coloro che auspicano un’Europa sociale, l’Europa è lo strumento migliore per proteggere i cittadini, rafforzarne la posizione e difendere i nostri valori comuni, specialmente a fronte delle sempre maggiori minacce e incertezze all’interno e al di fuori dei nostri confini.

Del resto, conclude la Commissione europea:

“In ultima analisi, tuttavia, tutti i paesi europei puntano a una cosa sola: creare una società più giusta basata su pari opportunità. Il genere, il luogo in cui si nasce, il contesto familiare o la ricchezza presente all’inizio della vita non dovrebbero condizionare il livello di accesso all’istruzione, ai servizi o alle opportunità.”

Questo è anche il senso della recentissima Raccomandazione (UE) 2017/761 della Commissione del 26 aprile 2017 sul pilastro europeo dei diritti sociali, un atto giuridico che, per la prima volta nella storia dell’Unione europea, esprime principi e diritti fondamentali per assicurare l’equità e il buon funzionamento dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale nell’Europa del 21° secolo, ribandendo alcuni dei diritti già presenti nel diritto e nel cosiddetto acquis dell’Unione, ma aggiungendo nuovi principi per affrontare le sfide derivanti dai cambiamenti sociali, tecnologici ed economici.

Il pilastro europeo dei diritti sociali è una guida per gli Stati membri e le regioni, tracciando la strada e indicando i risultati sociali e occupazionali da raggiungere per rispondere alle sfide attuali e future, in modo che ogni singolo Paese europeo soddisfi i bisogni essenziali della popolazione e garantisca una migliore attuazione e applicazione dei diritti sociali.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Commissione europea, Documento di riflessione sulla dimensione sociale dell’Europa, doc. COM(2017) 206 del 26 aprile 2017

Raccomandazione (UE) 2017/761 della Commissione del 26 aprile 2017 sul pilastro europeo dei diritti sociali

 

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