Il nuovo programma europeo di sostegno alle riforme strutturali: un’opportunità per l’Italia

19 maggio 2017 di Mauro Varotto

Da ben venticinque anni, coincidenti con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht del 1992, tutti i Paesi membri dell’Unione europea devono attuare le rispettive politiche economiche nazionali “allo scopo di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione”, nell’ambito degli indirizzi di massima formulati dalle Istituzioni europee.

Gli obiettivi economici e sociali dell’Unione, ai quali anche le politiche economiche nazionali sono chiamate a contribuire, sono fissati dall’articolo 9 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE):

“Nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un’adeguata protezione sociale, la lotta contro l’esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana.”

A tali obiettivi, va aggiunto che l’articolo 11 del TFUE prescrive che “le esigenze connesse con la tutela dell’ambiente devono essere integrate nelle politiche dell’Unione nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile”.

In questo contesto coordinare le politiche economiche nazionali a livello europeo è non solo un obbligo per tutti gli Stati membri dell’Unione ma anche un interesse comune.

Nonostante ciò, nell’Unione europea diversi Stati membri – tra i quali l’Italia – sono stati oggetto e continuano a essere oggetto di “processi di aggiustamento per correggere squilibri macroeconomici accumulatisi in passato” e molti Stati membri fanno fronte a una bassa crescita: le “Previsioni economiche 2017” della Commissione europea evidenziano come quest’anno l’Italia sia il Paese dell’Unione europea che crescerà di meno, persino della Grecia e di Cipro, Paesi nei quali la “cura da cavallo” imposta dall’Unione europea sta producendo risultati di crescita che vanno oltre ogni aspettativa.

 

Fonte: Commissione europea, Spring 2017 Economic Forecast

 

Come rispondere alla bassa crescita?

Da un paio di decenni, l’Unione europea ha individuato nell’attuazione delle riforme strutturali a livello nazionale la strada maestra per avviare una ripresa lungo un percorso sostenibile e sbloccare il potenziale di crescita degli Stati membri con economie che sono strutturalmente deboli, quale quella italiana.

Tuttavia, osserva la Commissione europea, “le riforme sono, per loro stessa natura, processi complessi che richiedono una catena completa di conoscenze e competenze molto specialistiche, nonché una visione a lungo termine”: nel caso della Grecia e Cipro, il successo delle riforme è stato dovuto anche all’assistenza tecnica fornita alle istituzioni nazionali dall’Unione europea.

Per aiutare gli Stati membri più in difficoltà ad affrontare le sfide relative all’elaborazione e all’attuazione di riforme strutturali favorevoli alla crescita, in linea con gli obiettivi economici e sociali dell’Unione, le Istituzioni europee hanno deciso di mettere a disposizione le esperienze e le competenze maturate dalle stesse Istituzioni e dalle Amministrazioni di singoli Stati membri

Dal 20 maggio 2017, pertanto, è attivo un nuovo programma dell’Unione europea che ha il seguente obiettivo generale:

“(…) contribuire alle riforme istituzionali, amministrative e strutturali favorevoli alla crescita negli Stati membri fornendo sostegno alle autorità nazionali per l’attuazione di misure volte a riformare e a rafforzare le istituzioni, la governance, l’amministrazione pubblica, e l’economia e i settori sociali in risposta a sfide economiche e sociali, onde promuovere la coesione, la competitività, la produttività, la crescita sostenibile, la creazione di posti di lavoro e gli investimenti, in particolare nell’ambito dei processi di governance economica, anche attraverso un’assistenza per l’uso efficiente, efficace e trasparente dei fondi dell’Unione”.

Lo stanziamento per assistere le pubbliche amministrazioni degli Stati membri che non hanno le competenze e le capacità per elaborare e attuare da soli le riforme strutturali è di circa 143 milioni di euro: l’assistenza tecnica della Commissione europea coprirà il 100% dei costi.

Attraverso il programma la Commissione fornirà, su richiesta degli Stati membri, assistenza tecnica e sostegno finanziario in settori quali: bilancio e fiscalità, funzione pubblica, riforme istituzionali e amministrative, sistemi giudiziari, lotta contro le frodi, la corruzione, il riciclaggio del denaro e l’evasione fiscale, contesto imprenditoriale, sviluppo del settore privato, concorrenza, appalti pubblici, partecipazione pubblica alle imprese, processi di privatizzazione, accesso ai finanziamenti, politiche per il settore finanziario, commercio, sviluppo sostenibile, istruzione e formazione, politiche del lavoro, sanità pubblica, asilo, politiche in materia di migrazione, agricoltura, sviluppo rurale e pesca.

Si tratta di una importante opportunità che si auspica che il Governo e le Regioni italiane sappiano cogliere, soprattutto in considerazione dei magri risultati sinora ottenuti nella spesa dei Fondi strutturali e di investimento europei destinati all’Italia nel periodo 2014-2020: come riportato da autorevoli osservatori nei quotidiani nazionali dei giorni scorsi, dal 1° gennaio 2014, dopo oltre 3 anni di attuazione, è stato utilizzato soltanto l’1,2% di 42,7 miliardi di euro disponibili. In Campania, Lazio e Sicilia i risultati peggiori.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

REGOLAMENTO (UE) 2017/825 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 maggio 2017 che istituisce il programma di sostegno alle riforme strutturali per il periodo 2017-2020 e che modifica i regolamenti (UE) n. 1303/2013 e (UE) n. 1305/2013

 

Il sito internet del Structural Reform Support Service (SRSS)

 

 

 

 

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