Gestire la globalizzazione per farne un’opportunità per tutti

26 maggio 2017 di Mauro Varotto

Nel Libro bianco sul futuro dell’Europa, presentato l’1 marzo scorso, la Commissione europea aveva annunciato una serie di riflessioni e approfondimenti  su alcuni temi chiave: qualche settimana fa ho presentato il documento sulla cosiddetta “Europa sociale”; oggi, il secondo documento sul tema della globalizzazione.

Il documento di riflessione della Commissione, del 10 maggio 2017, contiene, innanzitutto, una valutazione equa e basata su dati concreti di ciò che la globalizzazione comporta per l’Europa e per gli europei.

Scrive la Commissione:

“Molti europei, in particolare i giovani, ritengono che il fatto di essere connessi a persone di altri paesi e continenti possa migliorare la loro vita e hanno ragione di pensarlo, perché circa un terzo del nostro reddito nazionale proviene dagli scambi commerciali con il resto del mondo.

Molti europei, tuttavia, sono preoccupati, perché ritengono che la globalizzazione sia sinonimo di perdite di posti di lavoro, ingiustizia sociale o bassi standard in materia di ambiente, sanità e tutela della vita privata. A loro parere la globalizzazione contribuisce alla progressiva scomparsa delle tradizioni e delle identità.”

E’ possibile fare in modo che la globalizzazione sia vantaggiosa per tutti?

 

La globalizzazione non è un fenomeno nuovo

La globalizzazione non è un fenomeno recente e nemmeno nuovo.

Nel corso dei secoli, infatti, ci sono sempre state interazioni a livello mondiale: esse riflettono la naturale propensione dell’essere umano a individuare nuove opportunità, scoprire nuove persone e nuovi luoghi e scambiare idee e merci. In passato i principali motori della globalizzazione erano gli scambi di merci e i flussi di capitale. Oggi la globalizzazione è maggiormente basata sulla conoscenza per effetto dei rapidi cambiamenti tecnologici.

Attualmente il commercio rappresenta quasi la metà del PIL mondiale: all’inizio degli anni ’70 era meno del 20%.

Nel seguente schema la Commissione europea ha ricostruito l’evoluzione storica del processo di globalizzazione.

Fonte: Commissione europea, 2016

 

 

La globalizzazione sarà molto diversa nel 2025

La globalizzazione, quindi, non è un fenomeno nuovo ma oggi si evolve con estrema rapidità.

Secondo la Commissione europea siamo ancora nella fase iniziale del processo di trasformazione in seguito al quale la digitalizzazione, i robot, l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose e la stampa 3D rivoluzioneranno il nostro modo di produrre, lavorare, spostarci e consumare.

Nella seguente tabella sono poste a confronto la globalizzazione che abbiamo conosciuto finora e le sue prospettive future.

Fonte: Commissione europea, McKinsey Global Institute, OCSE

 

 

Praticamente tutti i settori subiranno cambiamenti:

  • trasporti (auto senza conducente e connesse, droni, car-sharing, ecc.),
  • energia (reti intelligenti, energia rinnovabile, generazione distribuita, ecc.),
  • industria agroalimentare (pratiche agricole rispettose del clima, applicazioni per ridurre gli sprechi alimentari, ecc.),
  • telecomunicazioni (reti più potenti, realtà virtuale, spazio di lavoro virtuale, ecc.),
  • distribuzione (aumento dell’importanza del commercio elettronico),
  • servizi finanziari (banche e assicurazioni virtuali, crowdfunding, ecc.),
  • produzione in fabbrica (automazione) o
  • sanità (diagnosi online, maggiore mobilità transfrontaliera degli operatori sanitari, ecc.).

 

La cooperazione internazionale per orientare la globalizzazione

Un mondo più connesso è fonte di nuove opportunità. Ma la globalizzazione è anche fonte di importanti sfide. I suoi effetti positivi non sono equamente distribuiti fra le diverse popolazioni e regioni d’Europa, alcune delle quali sono meno adattabili di altre ai cambiamenti e alla concorrenza.

Che cosa fare di fronte alle minacce della globalizzazione?

I cambiamenti portati dalla globalizzazione possono indurre i Paesi a isolarsi da ciò che accade nel resto del mondo: ciò vale, in particolare, per le regioni che sono state tagliate fuori. Alcuni vogliono innalzare barriere e chiudere le frontiere.

Ma, avverte la Commissione europea, “il protezionismo non protegge”.

Prima di tutto servono istituzioni e norme multilaterali che consentano ai paesi di promuovere insieme soluzioni comuni in un mondo globalizzato.

Sul piano esterno, l’Unione europea mira a favorire la costruzione di un ordine internazionale equo, basato su regole e su standard elevati, il che presuppone uno sforzo enorme di cooperazione fra molti paesi con interessi, culture e livelli di sviluppo diversi:

“L’obiettivo è conciliare i mezzi della globalizzazione – apertura dei mercati e progresso tecnologico – con i suoi fini – protezione dei diritti e aumento del benessere delle persone”.

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni unite costituisce un punto di riferimento comune per dare priorità ai futuri sforzi a vantaggio della prosperità, del pianeta e delle popolazioni di tutto il mondo

Tuttavia, pur essendo favorevole all’apertura e alla cooperazione, l’Unione europea non intende adottare un approccio ingenuo alla globalizzazione: ess intende utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per ripristinare condizioni di parità e agire risolutamente contro i paesi o le imprese che adottano pratiche di commercio sleali.

 

Politiche sociali solide per affrontare la globalizzazione

Sul piano interno, invece, l’Unione europea intende fornire ai cittadini europei la certezza che i governi li proteggeranno e daranno loro forza attraverso politiche sociali solide: il documento di riflessione presentato il 27 aprile scorso sulla dimensione sociale dell’Europa individua gli strumenti da porre in essere per raggiungere questo obiettivo di sicurezza sociale.

Fondamentale per dare forza alle persone è l’apprendimento permanente: la parità di accesso a un’istruzione e a una formazione di qualità è un modo molto efficace di ridistribuire la ricchezza nella società.

In secondo luogo, politiche del mercato del lavoro moderne ed efficaci dovrebbero facilitare a tutti l’accesso al mercato occupazionale. Le politiche dovrebbero inoltre fornire un’adeguata sicurezza dell’occupazione, un reddito sostitutivo e reti di sicurezza appropriate per chi attraversa una transizione difficile. Anche l’accesso a servizi di qualità (es. assistenza sanitaria, strutture per l’infanzia, maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, telelavoro, promozione dell’equilibrio fra lavoro e vita privata, maggiori opportunità lavorative per le persone a mobilità ridotta) dovrebbe assicurare pari opportunità e inclusione sociale.

Tuttavia, queste politiche ridistributive richiedono notevoli investimenti da parte dei governi nazionali, i quali possono essere finanziati solo da un’economia fiorente e competitiva.

Le politiche pubbliche devono aiutare le imprese a innovare costantemente, perché, come scrive la Commissione europea, solo offrendo prodotti e servizi che rispondano all’evoluzione della domanda dei consumatori le imprese possono affermarsi sui mercati mondiali e creare prosperità e occupazione: “Occorre quindi una strategia per la futura modernizzazione della nostra economia che inglobi digitalizzazione, innovazione tecnologica e sociale, decarbonizzazione ed economia circolare.”

 

Gestire la globalizzazione è un compito di tutti

Il documento di riflessione della Commissione europea si chiude con un monito; gestire e orientare la globalizzazione non è un compito della sola Unione europea. Governi nazionali, regioni ed enti locali possono e debbono fare la loro parte.

Per fissare i “compiti” di ciascuno, è utile avere chiaro il seguente schema che, dal livello europeo a quello locale, individua il contributo che ogni livello di governo può fornire per fare della globalizzazione una grande opportunità di benessere per tutti.

 

 

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Commissione europea, Documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione, doc. COM(2017) 240 del 10 maggio 2017

 

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