Verso una politica europea di difesa

16 giugno 2017 di Mauro Varotto

L’Unione europea è sorta sulle ceneri di due guerre mondiali che sono costate ottanta milioni di vite umane e ha rappresentato una visione e uno strumento per assicurare una pace duratura nel tormentato continente europeo.

Dopo più di sessant’anni dall’avvio del processo di integrazione europea, la maggior parte degli europei ha vissuto in pace per tre generazioni e per sette decenni, il periodo più lungo nella storia dell’Europa, come evidenzia il seguente grafico.

 

Fonte: Centro europeo di strategia politica

 

Anche al di fuori dei propri confini, l’Unione europea è sempre stata percepita come una forza portatrice di pace, non avendo né strategie di espansione né un proprio esercito.

Anche oggi, di fronte ai grandi cambiamenti in atto e alle nuove sfide alla stabilità europea e mondiale, resta forte l’incrollabile impegno dell’Unione europea per la pace, sancito in apertura del Trattato sull’Unione europea (TUE), dove si legge il seguente impegno solenne:

“L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli” (articolo 3.1).

Un clima di crescente instabilità a livello europeo e mondiale

Tuttavia, il mondo è cambiato profondamente e oggi si assiste a una crescente instabilità – ai confini dell’Europa e a livello mondiale – e all’emergere di nuove minacce per la sicurezza, causate da fattori economici, ambientali e tecnologici.

Sul piano strategico, dopo decenni di pace, in Europa emergono nuove realtà dentro e fuori dalle sue frontiere: a est, i paesi si trovano di fronte a minacce e vulnerabilità militari, economiche, politiche e di sicurezza energetica; sull’altra sponda del Mediterraneo e in parte dell’Africa subsahariana, la diffusione di spazi non governati e di conflitti ha lasciato un vuoto nel quale prosperano terroristi e criminali. Le rivalità regionali sono in ascesa esponenziale e si assiste a un forte aumento delle vittime civili e dei profughi nel mondo, con più di sessanta milioni di sfollati. La maggiore connettività rende sfocati i confini tra sicurezza interna ed esterna. I cambiamenti climatici e la scarsità delle risorse, associati alla crescita demografica e alla fragilità degli Stati, rischiano di favorire situazioni di conflitto e instabilità nel mondo.

Sul piano politico, i leader dell’Unione si sono impegnati a rafforzare la sicurezza e la difesa europee, secondo le richieste e le attese dei cittadini. I sondaggi, infatti, indicano chiaramente nella sicurezza la prima preoccupazione della maggior parte dei cittadini europei, anche se i motivi del senso d’insicurezza differiscono da uno Stato membro all’altro.

Infine, sul piano economico e tecnologico, per procedere verso l’autonomia strategica dell’Europa è necessario spendere di più per la difesa, spendere meglio e insieme. Gli Stati Uniti investono nella difesa già più del doppio di tutti gli Stati membri dell’Unione messi insieme (il 3,3% del PIL rispetto all1,34% dell’UE), e nel 2018 intendono aumentare la dotazione finanziaria di quasi il 10%. La Cina ha aumentato il bilancio del 150% nell’ultimo decennio, con un ulteriore aumento del 7% previsto nel 2017; infine, lo scorso anno la Russia ha investito nella difesa il 5,4% del PIL.

 

Verso un’Unione della sicurezza e della difesa

Queste tendenze politiche, strategiche, economiche e tecnologiche suggeriscono che i tempi sono maturi per un salto di qualità dell’Europa in materia di sicurezza e di difesa.

Per continuare a mantenere la promessa di pace nei confronti delle generazioni future, come è stato fatto per le generazioni attuali, sicurezza e difesa devono avere un ruolo di maggior rilievo nel progetto europeo.

La consapevolezza che oggi le minacce da affrontare non rispettano i confini nazionali e che solo a livello di Unione europea è possibile ottenere il massimo valore aggiunto per le future sicurezza e difesa europee, ha indotto i Governi degli Stati membri dell’Unione europea – a sessant’anni dal fallimento del progetto di Comunità europea di difesa (CED) – a gettare gradualmente le fondamenta di un’Unione della sicurezza e della difesa.

I primi, ambiziosi passi verso di essa si fondano su tre elementi, che compongono il cosiddetto “pacchetto difesa”:

  • la strategia globale dell’UE in materia di sicurezza e difesa, adottata nelle Conclusioni del Consiglio europeo del 15 dicembre 2016 e nelle Conclusioni del Consiglio “Affari esteri” del 14 novembre 2016;
  • il piano d’azione europeo in materia di difesa, adottato dalla Commissione europea il 30 novembre 2016, che stabilisce misure volte a conseguire una maggiore cooperazione europea in materia di difesa e a sostenere la competitività dell’industria europea della difesa;
  • la cooperazione fra l’UE e la NATO, sulla base della “Dichiarazione congiunta UE-NATO” del luglio 2016, firmata dal presidente del Consiglio europeo, dal presidente della Commissione e dal Segretario generale della NATO.

Questi tre elementi stanno producendo azioni molto concrete in tutti i paesi europei: riforma delle strutture della politica di sicurezza e di difesa comune; sviluppo delle capacità e degli strumenti civili e militari; approfondimento della cooperazione europea nel settore della difesa e intensificazione del partenariato con i paesi e le organizzazioni partner, quali l’Organizzazione delle Nazioni Unite e la NATO.

 

Il Fondo europeo per la difesa

In questi scenari e nell’ambito del piano d’azione europeo in materia di difesa, la Commissione europea ha proposto due azioni specifiche volte a rafforzare la competitività dell’industria della difesa:

  • l’istituzione di un fondo europeo per la difesa;
  • la promozione di investimenti nelle catene di approvvigionamento della difesa.

Si tratta di proposte senza precedenti nella storia dell’Unione europea.

La prima proposta, la costituzione di un “Fondo europeo per la difesa”, ha la finalità di sostenere gli investimenti congiunti nella ricerca e nello sviluppo comuni di tecnologie e materiali di difesa.

La proposta della Commissione europea, che aprirà la strada – dopo il 2020 – a un programma di ricerca specifico dell’Unione nel settore della difesa, prevede che il Fondo sia costituito da due sezioni distinte ma complementari, che coprono l’intero ciclo di sviluppo industriale della difesa, dalla ricerca all’immissione dei prodotti sul mercato, vale a dire:

  • una “sezione ricerca”, destinata al finanziamento di progetti di ricerca collaborativa nel settore della difesa a livello dell’Unione. Questa sezione, che è in corso di realizzazione tramite l’avvio di un’azione preparatoria con una dotazione complessiva di 90 milioni di euro, dovrebbe sfociare in un programma specifico all’interno del quadro finanziario pluriennale dell’Unione post-2020;
  • una “sezione capacità” volta a sostenere lo sviluppo congiunto di capacità di difesa definite di comune accordo dagli Stati membri. Questa sezione verrebbe finanziata mediante l’aggregazione dei contributi nazionali e godrebbe, ove possibile, del sostegno dal bilancio dell’Unione.

Alcune di priorità comuni a livello europeo in materia di ricerca e sviluppo sono già state identificate, quali i sistemi aerei a pilotaggio remoto (droni), capacità di rifornimento in volo, comunicazione satellitare e ciberdifesa.

Fonte: Commissione europea

 

Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa

La proposta relativa a un programma europeo per promuovere investimenti, soprattutto da parte delle PMI, nel settore della difesa, completerà le iniziative volte a finanziare la ricerca collaborativa nel settore della difesa sostenute dal Fondo europeo per la difesa e garantirà che i risultati della ricerca nel settore siano ulteriormente sviluppati, contribuendo in tal modo alla capacità d’innovazione e alla competitività dell’industria europea della difesa.

Il nuovo programma europeo biennale (2019-2020) proposto dalla Commissione avrà l’obiettivo generale di contribuire alla competitività e alla capacità innovativa della politica della difesa dell’Unione, sostenendo iniziative nella loro fase di sviluppo.

Il programma sarà rivolto alle imprese stabilite nell’Unione europea, in particolare alle piccole e medie imprese (PMI).

Attraverso sovvenzioni, strumenti finanziari o appalti pubblici, il programma sosterrà la progettazione, la definizione di specifiche tecniche comuni, la creazione di prototipi, il collaudo, la qualificazione e la certificazione dei prodotti, dei componenti materiali o immateriali e delle tecnologie della difesa. L’assistenza può essere fornita anche per studi, valutazioni di fattibilità e altre attività di sostegno.

Il programma fornirà sostegno a favore di azioni nella fase di sviluppo, riguardanti sia nuovi prodotti e tecnologie che la modernizzazione di prodotti e tecnologie esistenti.

I progetti saranno intrapresi da partenariati transnazionali composti da almeno 3 imprese cooperanti tra loro e stabilite in almeno 2 Stati membri.

Il bilancio proposto per il programma ammonterebbe 2,5 miliardi di euro: 500 milioni di euro sarebbero messi a disposizione dall’Unione europea; i Governi nazionali contribuirebbero per un ammontare di altri 2 miliardi di euro.

 

Documento di riflessione sul futuro della difesa europea

Che cosa può fare di più l’Unione europea nel settore della difesa?

La risposta è contenuta nel quarto “documento di riflessione”, pubblicato dalla Commissione europea a seguito del “Libro bianco sul futuro dell’Europa” del 1° marzo 2017.

Guardando al traguardo del 2025, sulla base dei vigenti Trattati europei, sono ipotizzabili tre scenari, che dipendono unicamente dalla volontà politica degli Stati membri:

Scenario 1: Cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa

In questo scenario la cooperazione fra gli Stati membri dell’UE a 27 (quindi, dopo la Brexit) nel settore della sicurezza e della difesa sarebbe più frequente che in passato. Essa rimarrebbe in gran parte volontaria e dipenderebbe da decisioni ad hoc via via assunte all’emergere di nuove minacce o crisi.

Scenario 2: Sicurezza e difesa condivise

In questo secondo scenario, gli Stati membri dell’UE a 27 passerebbero a una condivisione della sicurezza e della difesa, instaurando in questo settore una solidarietà finanziaria e operativa molto maggiore, basata su una comprensione più vasta e profonda della rispettiva percezione delle minacce e sulla convergenza delle culture strategiche.

L’UE migliorerebbe così la capacità di proiettare potenza militare e di impegnarsi totalmente nella gestione delle crisi esterne e nello sviluppo delle capacità di sicurezza e di difesa dei partner. Migliorerebbe altresì la capacità di proteggere l’Europa nei settori che stanno a cavallo fra politica interna e politica esterna, quali l’antiterrorismo, il contrasto delle minacce ibride e informatiche, il controllo delle frontiere e la sicurezza energetica e marittima.

Scenario 3: Difesa e sicurezza comuni

In questo terzo e ultimo scenario gli Stati membri approfondirebbero la cooperazione e l’integrazione, orientandosi verso una sicurezza e una difesa comuni. Quest’Unione della sicurezza e della difesa muoverebbe dai fattori strategici, economici e tecnologici esistenti su scala mondiale, ma anche dall’impulso politico verso una sicurezza e una difesa comuni in Europa impresso dai cittadini europei.

Nel settore della sicurezza e della difesa la solidarietà e l’assistenza reciproca tra Stati membri diverrebbe la norma grazie allo sfruttamento di tutte le possibilità offerte dall’articolo 42 del TUE, che comprende la graduale definizione di una politica di difesa comune che conduca a una difesa comune.

Nel pieno rispetto degli obblighi degli Stati membri che ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, la protezione dell’Europa diverrebbe una responsabilità sinergica dell’UE e della NATO. L’UE sarebbe in grado di effettuare operazioni di punta per proteggere meglio l’Europa, comprese in potenza operazioni contro gruppi terroristici, operazioni navali in ambiente ostile o azioni di difesa informatica.

 

La palla passa ora agli Stati membri dell’Unione europea: in che misura ritengono che la sicurezza europea sia una responsabilità europea?

 

FONTI:

Commissione europea, Piano d’azione europeo in materia di difesa, doc. COM(2016) 950 del 30.11.2016

Commissione europea, Istituzione del Fondo europeo per la difesa, doc, COM(2017) 295 del 7.6.2017

Commissione europea, Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa, volto a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell’industria europea della difesa, doc. COM(2017) 294 del 7.6.2017

Commissione europea, Documento di riflessione sul futuro della difesa europea (2025), doc. COM(2017) 315 del 7.6.2017

 

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