La nuova politica di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo dell’Unione europea

23 giugno 2017 di Mauro Varotto

Il 19 maggio scorso il Consiglio “Affari esteri” dell’Unione europea ha adottato il nuovo “Consenso europeo in materia di sviluppo”, un importante accordo politico, stipulato sotto forma di dichiarazione comune formulata dalle tre istituzioni europee (Parlamento, Consiglio e Commissione), che delinea il nuovo quadro di riferimento per la cooperazione tra l’Unione e i suoi Stati membri, da un lato, e i Paesi in via di sviluppo, dall’altro lato.

La nuova politica europea di cooperazione allo sviluppo è la risposta concreta dell’Unione europea all’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, che ho già avuto modo di presentare in questo blog.

In particolare, l’accordo generale appena adottato (significativamente intitolato “Our World, Our Dignity, Our Future – Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro”, come si ricorderà, il motto dell’Anno europeo dedicato allo sviluppo) – definisce i principi fondamentali che guideranno l’approccio dell’Unione e dei suoi Stati membri alla cooperazione con tutti i Paesi in via di sviluppo nei prossimi quindici anni, nonché una strategia per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU.

Lo scopo del nuovo “Consenso europeo”, infatti, è di fornire il quadro per un approccio comune alla politica di sviluppo applicato dalle istituzioni dell’Unione e dagli Stati membri, nel pieno rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno. Esso guiderà le azioni delle istituzioni dell’Unione e degli Stati membri nell’ambito della cooperazione con tutti i Paesi in via di sviluppo, in modo che si coordinino e di rafforzino a vicenda, aumentandone efficacia ed impatto.

Ciò è coerente, da un lato, con l’obiettivo primario della politica di sviluppo dell’Unione europea, stabilito dall’articolo 208 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e che consiste nella riduzione e, a lungo termine, nella eradicazione della povertà nel mondo; dall’altro, con gli obiettivi dell’azione esterna della stessa Unione, in particolare con quelli fissati dall’articolo 21, paragrafo 2, lettera d), del Trattato sull’Unione europea per promuovere lo sviluppo sostenibile dell’economia, sociale e ambientale dei paesi in via di sviluppo.

In ogni caso, la politica di cooperazione allo sviluppo dell’Unione europea si svolgerà in conformità con i principi fondamentali sanciti dai Trattati: democrazia, stato di diritto, universalità e indivisibilità del diritti umani e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, nonché i principi di uguaglianza, solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle leggi internazionali. Questi valori universali sono al centro anche dell’Agenda del 2030 dell’ONU.

Nel documento di oltre 50 pagine sono tracciate le azioni che saranno condotte dall’Unione e dai suoi Stati membri nei Paesi in via di sviluppo le quali sono organizzate attorno ai cinque temi chiave dell’Agenda 2030 dell’ONU: la gente, il pianeta, la prosperità, la pace e il partenariato.

Per le “Persone” il criterio guida sono “Sviluppo umano e dignità” e le azioni di cooperazione riguarderanno, soprattutto, i giovani, la parità di genere e i temi della mobilità e delle migrazioni.

Sul tema relativo al “Pianeta“, l’Unione europea mira a proteggere l’ambiente, gestire le risorse naturali e affrontare i cambiamenti climatici. In proposito, il Consiglio europeo del 22 e 23 giugno 2017 ha ribadito con fermezza “l’impegno dell’UE e dei suoi Stati membri ad attuare in modo rapido e nella sua interezza l’accordo di Parigi, a contribuire alla realizzazione degli obiettivi in materia di finanziamenti per il clima e a mantenere un ruolo guida nella lotta contro i cambiamenti climatici”, poiché l’Unione europea e i suoi Stati membri ritengono l’accordo “un pilastro fondamentale per le iniziative a livello mondiale tese ad affrontare in modo efficace i cambiamenti climatici e non può essere rinegoziato”.

Con riferimento al capitolo della “Prosperità“, il criterio che guiderà l’Unione europea sarà promuovere uno sviluppo sostenibile e posti di lavoro nei Paesi in via di sviluppo, mediante un sostegno agli investimenti, pubblici e privati, e un commercio equo e solidale.

Creare società pacifiche e inclusive, democrazia, istituzioni efficaci e responsabili, lo stato di diritto e assicurare i diritti umani per tutti, sarà il motivo ispiratore delle azioni dell’Unione europea legate al tema della “Pace“.

Infine, pur riconoscendo che ogni Paese ha la responsabilità primaria del proprio sviluppo economico e sociale, l’Unione europea ritiene che l’Agenda del 2030 debba essere attuata da tutti i Paesi e da tutte le parti interessate, agendo in partenariato.

Cooperare con i Paesi in via di sviluppo non è un compito affidato ad alcune organizzazioni umanitarie. Sono da coinvolgere nuovi soggetti e nuovi attori: i parlamenti, i partiti politici, le autorità regionali e locali, gli istituti di ricerca, le organizzazioni filantropiche, le cooperative, il settore privato e la società civile.

Tutti questi soggetti sono oggi partner e strumenti essenziali per raggiungere le persone più vulnerabili ed emarginate del pianeta e per il raggiungimento dello sviluppo sostenibile.

 

ACCESSO DIRETTO ALLA FONTI DI INFORMAZIONE:

Il Consenso europeo in materia di sviluppo è un documento intitolato: “THE NEW EUROPEAN CONSENSUS ON DEVELOPMENT: OUR WORLD, OUR DIGNITY, OUR FUTURE“, disponibile sul sito della sessione del Consiglio “Affari esteri” dell’Unione europea del 19 maggio 2017.

 

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